You are currently browsing the category archive for the ‘ustica’ category.

Il 19 luglio 1992 in Via d’Amelio a Palermo un’autobomba uccide il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della sua scorta. Sono passati diciannove anni. E’ una strage di mafia, si, ma non solo. E’ a quel solo che non riusciamo a dare un volto ma che sappiamo  nascondersi dietro una famigerata ed infame trattativa tra Stato e mafia, con quest’ultima che cerca di scrivere le regole della Seconda Repubblica a suo vantaggio.
Paolo ci manca enormemente, ogni giorno di più, assieme a Giovanni.

Già, Giovanni Falcone e la strage di Capaci, 23 maggio 1992.
Mi fermo a pensare. Ci sono stati altri anniversari, di recente, ed altri si aggiungeranno nei prossimi giorni, in un rosario di misteri e lutti che decenni di mancanza di giustizia rendono quasi senza speranza di elaborazione.

Domani 20 luglio saranno dieci anni dai giorni del G8 Genova. Un morto, Carlo Giuliani, e nessun processo a stabilire chi veramente lo uccise; la Scuola Diaz e la caserma di Bolzaneto, le botte in Corso Italia, centinaia di feriti e soprattutto la democrazia sospesa e la volontà di dare una bella lezione a suon di legnate a chi osasse di nuovo in futuro protestare contro il modo in cui va il mondo e dovrà continuare ad andare. Secondo loro e perché lo hanno stabilito loro.

Il 27 giugno abbiamo ricordato i trentun’anni di silenzi, omissioni e misteri della strage di Ustica e il 2 agosto si commemoreranno anche, della schiera degli affamati di giustizia, gli 85 morti della strage di Bologna.

C’è un politico, un certo Garagnani, del partito degli onesti, che invoca per la prossima cerimonia di commemorazione del 2 agosto a Bologna la presenza dell’esercito in piazza. Per fronteggiare le contestazioni al governo, dice. L’esercito in piazza. Nemmeno più i celerini dal tonfa facile, l’esercito. Basterà il fosforo bianco o ci facciamo prestare un po’ di quel gas famoso del teatro Dubrovka da Putin?
L’esercito. Di questo dovremmo preoccuparci. Di un governo che non esiterà ad usare qualsiasi mezzo pur di non mollare la presa. Di questo dobbiamo parlare. Altro che  stare a sferruzzare mufole di lana caprina sulla vera identità di Spider-coso. 

Macchè Papigirl, roba vecchia! Voglio fare l’amazzone di Gheddafi, con la mia bella divisa (ma quante ne hanno, e tutte diverse?) che strippa davanti e dietro sulle belle curvone da bella samaritana e l’espressione truce da caia-gregoria-guardiana-der-pretorio “mo’ ti taglio in due con la mia scimitarra”.
Ma chi era, a proposito, quello sceso dall’aereo con l’aria un po’ alla Pete Doherty? Il colonnello libico o Michael Jackson? Mancavano solo il guanto di lamé ed il moonwalking.
Non vorrei che, visto il tono da avanspettacolo adottato ultimamente dal nostro paese, i leader mondiali stessero assumendo dei consulenti d’immagine incaricati di consigliarli sul look appropriato per la visita al Circo Italiano. “Sa, devo andare da Berlusconi. Mi si nota di più con il total-beduino o con un bel restyling contaminescion da rockstar in declino?”

Giusto rilievo è stato dato nel TG (non metto neanche il numero tanto, cambiando l’ordine degli addendi, il prodotto non cambia) alla foto appuntata dal capo libico sul petto: eroe anti-italiano, è stato definito Omar al-Mukhtar.
Non era meglio, giusto per amor di chiarezza storica, aggiungere anticolonialista ed antifascista, essendosi opposto al colonialismo italiano si ma soprattutto ai crimini di Graziani e compagnia e non certo per pregiudizio alla pizza ed ai mandolini? Macchè, i papiboys & girls microfonomuniti al seguito della visita di stato nella tendopoli di lusso a Villa Pamphili, sono riusciti a parlare della tacchetta coloniale italo-libica senza mai pronunciare una sola volta la parola FASCISMO. I miei complimenti.

Omar al-Mukhtar fu giustiziato proprio dai fascisti come si vede nel film pluricensurato fino ai giorni nostri dal bigottume democristiano-atlantico: “Il leone del deserto”. Un film che ha il difetto di dipingere gli italiani quali essi, in determinate occasioni, sono capaci di essere: una manica di stronzi. Assassini e stupratori come tutti gli altri.
Ebbene, Sky annuncia che in questi giorni manderà in onda finalmente proprio il film maledetto. In realtà su Sky il film è già passato mesi fa, su RaisatCinema. Poi Murdoch non vuole che si dica che ce l’ha con il neoducetto.

La sinistra (scusate la parolaccia) ha avuto una inaspettata manifestazione vitale nonostante il certificato necroscopico e ha protestato contro la visita di Jacko-Gheddafi. La sinistra tranne D’Alema, che forse spicca nel gruppone perchè è solo meno ipocrita degli altri.
Come cambia il mondo! Oggi è la destra che butta gli immigrati a mare che fa lingua in bocca con il dittatore libico mentre la sinistra fa ohibò ma Gheddafi una volta era un eroe del progressismo, fin da quando proclamò la rivoluzione, fece partecipare gli operai alla gestione delle aziende e si mise a spernacchiare gli italiani ex colonialisti e fascisti, oltre che gli USA ed Israele.

Con la Fiat e il socialismo craxiano furono sempre buoni affari (il che spiegherebbe l’affinità elettiva con Silvio).
Il buco nero dei rapporti libici con l’Italia post fascista risale al 1980 quando in una notte caddero un aereo di linea italiano capitato nel momento sbagliato nel punto sbagliato e un MIG libico che andò a terminare la sua corsa sulla Sila. L’aereo italiano cadde al largo di Ustica.

Ufficialmente è un enigma avvolto in un mistero ma alcune teorie fanno risalire il disastro ad uno scenario parecchio inquietante e dai risvolti imbarazzanti per il nostro paese.

Gheddafi allora, alla fine degli anni settanta, nell’economia dell’impero, rappresentava un po’ il Bin Laden della situazione. Era ufficialmente riconosciuto il guru del terrorismo internazionale. Un bel giorno l’impero decide di farlo fuori intercettando il suo volo sul Mediterraneo con un missile, durante un’esercitazione NATO. Un paese dell’alleanza che confina con la Francia e comincia per I, grazie ai rapporti cordiali che intrattiene con la Libia di Bin Gheddafi, nonostante le magagne del passato coloniale, avverte il nostro del pericolo, tradendo il patto di segretezza con l’alleanza atlantica. Fatto sta che il missile che credeva di colpire il bersaglio prestabilito va invece a colpire un innocente aereo civile che era solo in ritardo rispetto al piano di volo.

Questo scenario spiegherebbe le bugie delle autorità militari italiane, il muro di gomma, e forse anche un episodio seguito a distanza di poco più di un mese, la strage di Bologna.
Sempre secondo la teoria del fallito attentato con annessa spiata alla vittima, la bomba alla stazione potrebbe essere stata una vendetta o di chi progettò l’attentato originale o di chi lo scampò, una specie di pizzino della serie “parlo a nuora perchè suocera intenda”.
Chissà se un giorno potremo veramente sapere se queste teorie sono campate in aria oppure se dipingono la bieca realtà dei tornaconti politico economici che muovono il sole e le altre sfere?

Per oggi, grazie all’imborghesimento ed alla svolta filoimperiale dell’ex terrorista ci tocca montare la tenda in giardino e fare buon viso a cattivo gioco. Pagare il mutuo venticinquennale di 5 miliardi di dollari alla rockstar in divisa, consegnargli gommoni carichi di disgraziati che andranno sicuramente al macello ma l’importante è che non vadano a girare per Milano e sederci davanti alla paytv dove, a pagamento, un signore australiano ci ricorderà quanto eravamo stronzi quando eravamo fascisti. Eravamo o siamo ancora?
A Gheddafi non importa, l’importante è che i fascisti paghino.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Macchè Papigirl, roba vecchia! Voglio fare l’amazzone di Gheddafi, con la mia bella divisa (ma quante ne hanno, e tutte diverse?) che strippa davanti e dietro sulle belle curvone da bella samaritana e l’espressione truce da caia-gregoria-guardiana-der-pretorio “mo’ ti taglio in due con la mia scimitarra”.
Ma chi era, a proposito, quello sceso dall’aereo con l’aria un po’ alla Pete Doherty? Il colonnello libico o Michael Jackson? Mancavano solo il guanto di lamé ed il moonwalking.
Non vorrei che, visto il tono da avanspettacolo adottato ultimamente dal nostro paese, i leader mondiali stessero assumendo dei consulenti d’immagine incaricati di consigliarli sul look appropriato per la visita al Circo Italiano. “Sa, devo andare da Berlusconi. Mi si nota di più con il total-beduino o con un bel restyling contaminescion da rockstar in declino?”

Giusto rilievo è stato dato nel TG (non metto neanche il numero tanto, cambiando l’ordine degli addendi, il prodotto non cambia) alla foto appuntata dal capo libico sul petto: eroe anti-italiano, è stato definito Omar al-Mukhtar.
Non era meglio, giusto per amor di chiarezza storica, aggiungere anticolonialista ed antifascista, essendosi opposto al colonialismo italiano si ma soprattutto ai crimini di Graziani e compagnia e non certo per pregiudizio alla pizza ed ai mandolini? Macchè, i papiboys & girls microfonomuniti al seguito della visita di stato nella tendopoli di lusso a Villa Pamphili, sono riusciti a parlare della tacchetta coloniale italo-libica senza mai pronunciare una sola volta la parola FASCISMO. I miei complimenti.

Omar al-Mukhtar fu giustiziato proprio dai fascisti come si vede nel film pluricensurato fino ai giorni nostri dal bigottume democristiano-atlantico: “Il leone del deserto”. Un film che ha il difetto di dipingere gli italiani quali essi, in determinate occasioni, sono capaci di essere: una manica di stronzi. Assassini e stupratori come tutti gli altri.
Ebbene, Sky annuncia che in questi giorni manderà in onda finalmente proprio il film maledetto. In realtà su Sky il film è già passato mesi fa, su RaisatCinema. Poi Murdoch non vuole che si dica che ce l’ha con il neoducetto.

La sinistra (scusate la parolaccia) ha avuto una inaspettata manifestazione vitale nonostante il certificato necroscopico e ha protestato contro la visita di Jacko-Gheddafi. La sinistra tranne D’Alema, che forse spicca nel gruppone perchè è solo meno ipocrita degli altri.
Come cambia il mondo! Oggi è la destra che butta gli immigrati a mare che fa lingua in bocca con il dittatore libico mentre la sinistra fa ohibò ma Gheddafi una volta era un eroe del progressismo, fin da quando proclamò la rivoluzione, fece partecipare gli operai alla gestione delle aziende e si mise a spernacchiare gli italiani ex colonialisti e fascisti, oltre che gli USA ed Israele.

Con la Fiat e il socialismo craxiano furono sempre buoni affari (il che spiegherebbe l’affinità elettiva con Silvio).
Il buco nero dei rapporti libici con l’Italia post fascista risale al 1980 quando in una notte caddero un aereo di linea italiano capitato nel momento sbagliato nel punto sbagliato e un MIG libico che andò a terminare la sua corsa sulla Sila. L’aereo italiano cadde al largo di Ustica.

Ufficialmente è un enigma avvolto in un mistero ma alcune teorie fanno risalire il disastro ad uno scenario parecchio inquietante e dai risvolti imbarazzanti per il nostro paese.

Gheddafi allora, alla fine degli anni settanta, nell’economia dell’impero, rappresentava un po’ il Bin Laden della situazione. Era ufficialmente riconosciuto il guru del terrorismo internazionale. Un bel giorno l’impero decide di farlo fuori intercettando il suo volo sul Mediterraneo con un missile, durante un’esercitazione NATO. Un paese dell’alleanza che confina con la Francia e comincia per I, grazie ai rapporti cordiali che intrattiene con la Libia di Bin Gheddafi, nonostante le magagne del passato coloniale, avverte il nostro del pericolo, tradendo il patto di segretezza con l’alleanza atlantica. Fatto sta che il missile che credeva di colpire il bersaglio prestabilito va invece a colpire un innocente aereo civile che era solo in ritardo rispetto al piano di volo.

Questo scenario spiegherebbe le bugie delle autorità militari italiane, il muro di gomma, e forse anche un episodio seguito a distanza di poco più di un mese, la strage di Bologna.
Sempre secondo la teoria del fallito attentato con annessa spiata alla vittima, la bomba alla stazione potrebbe essere stata una vendetta o di chi progettò l’attentato originale o di chi lo scampò, una specie di pizzino della serie “parlo a nuora perchè suocera intenda”.
Chissà se un giorno potremo veramente sapere se queste teorie sono campate in aria oppure se dipingono la bieca realtà dei tornaconti politico economici che muovono il sole e le altre sfere?

Per oggi, grazie all’imborghesimento ed alla svolta filoimperiale dell’ex terrorista ci tocca montare la tenda in giardino e fare buon viso a cattivo gioco. Pagare il mutuo venticinquennale di 5 miliardi di dollari alla rockstar in divisa, consegnargli gommoni carichi di disgraziati che andranno sicuramente al macello ma l’importante è che non vadano a girare per Milano e sederci davanti alla paytv dove, a pagamento, un signore australiano ci ricorderà quanto eravamo stronzi quando eravamo fascisti. Eravamo o siamo ancora?
A Gheddafi non importa, l’importante è che i fascisti paghino.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Macchè Papigirl, roba vecchia! Voglio fare l’amazzone di Gheddafi, con la mia bella divisa (ma quante ne hanno, e tutte diverse?) che strippa davanti e dietro sulle belle curvone da bella samaritana e l’espressione truce da caia-gregoria-guardiana-der-pretorio “mo’ ti taglio in due con la mia scimitarra”.
Ma chi era, a proposito, quello sceso dall’aereo con l’aria un po’ alla Pete Doherty? Il colonnello libico o Michael Jackson? Mancavano solo il guanto di lamé ed il moonwalking.
Non vorrei che, visto il tono da avanspettacolo adottato ultimamente dal nostro paese, i leader mondiali stessero assumendo dei consulenti d’immagine incaricati di consigliarli sul look appropriato per la visita al Circo Italiano. “Sa, devo andare da Berlusconi. Mi si nota di più con il total-beduino o con un bel restyling contaminescion da rockstar in declino?”

Giusto rilievo è stato dato nel TG (non metto neanche il numero tanto, cambiando l’ordine degli addendi, il prodotto non cambia) alla foto appuntata dal capo libico sul petto: eroe anti-italiano, è stato definito Omar al-Mukhtar.
Non era meglio, giusto per amor di chiarezza storica, aggiungere anticolonialista ed antifascista, essendosi opposto al colonialismo italiano si ma soprattutto ai crimini di Graziani e compagnia e non certo per pregiudizio nei confronti di pizza e mandolini? Macchè, i papiboys & girls microfonomuniti al seguito della visita di stato nella tendopoli di lusso a Villa Pamphili, sono riusciti a parlare della tacchetta coloniale italo-libica senza mai pronunciare una sola volta la parola FASCISMO. I miei complimenti.

Omar al-Mukhtar fu giustiziato proprio dai fascisti come si vede nel film pluricensurato fino ai giorni nostri dal bigottume democristiano-atlantico: “Il leone del deserto”. Un film che ha il difetto di dipingere gli italiani quali essi, in determinate occasioni, sono capaci di essere: una manica di stronzi. Assassini e stupratori come tutti gli altri.
Ebbene, Sky annuncia che in questi giorni manderà in onda finalmente proprio il film maledetto. In realtà su Sky il film è già passato mesi fa, su RaisatCinema. Poi Murdoch non vuole che si dica che ce l’ha con il neoducetto.

La sinistra (scusate la parolaccia) ha avuto una inaspettata manifestazione vitale nonostante il certificato necroscopico e ha protestato contro la visita di Jacko-Gheddafi. La sinistra tranne D’Alema, che forse spicca nel gruppone perchè è solo meno ipocrita degli altri.
Come cambia il mondo! Oggi è la destra che butta gli immigrati a mare che fa lingua in bocca con il dittatore libico mentre la sinistra fa ohibò ma Gheddafi una volta era un eroe del progressismo, fin da quando proclamò la rivoluzione, fece partecipare gli operai alla gestione delle aziende e si mise a spernacchiare gli italiani ex colonialisti e fascisti, oltre che gli USA ed Israele.

Con la Fiat e il socialismo craxiano furono sempre buoni affari (il che spiegherebbe l’affinità elettiva con Silvio).
Il buco nero dei rapporti libici con l’Italia post fascista risale al 1980 quando in una notte caddero un aereo di linea italiano capitato nel momento sbagliato nel punto sbagliato e un MIG libico che andò a terminare la sua corsa sulla Sila. L’aereo italiano cadde al largo di Ustica.

Ufficialmente è un enigma avvolto in un mistero ma alcune teorie fanno risalire il disastro ad uno scenario parecchio inquietante e dai risvolti imbarazzanti per il nostro paese.

Gheddafi allora, alla fine degli anni settanta, nell’economia dell’impero, rappresentava un po’ il Bin Laden della situazione. Era ufficialmente riconosciuto il guru del terrorismo internazionale. Un bel giorno l’impero decide di farlo fuori intercettando il suo volo sul Mediterraneo con un missile, durante un’esercitazione NATO. Un paese dell’alleanza che confina con la Francia e comincia per I, grazie ai rapporti cordiali che intrattiene con la Libia di Bin Gheddafi, nonostante le magagne del passato coloniale, avverte il nostro del pericolo, tradendo il patto di segretezza con l’alleanza atlantica. Fatto sta che il missile che credeva di colpire il bersaglio prestabilito va invece a colpire un innocente aereo civile che era solo in ritardo rispetto al piano di volo.

Questo scenario spiegherebbe le bugie delle autorità militari italiane, il muro di gomma, e forse anche un episodio seguito a distanza di poco più di un mese, la strage di Bologna.
Sempre secondo la teoria del fallito attentato con annessa spiata alla vittima, la bomba alla stazione potrebbe essere stata una vendetta o di chi progettò l’attentato originale o di chi lo scampò, una specie di pizzino della serie “parlo a nuora perchè suocera intenda”.
Chissà se un giorno potremo veramente sapere se queste teorie sono campate in aria oppure se dipingono la bieca realtà dei tornaconti politico economici che muovono il sole e le altre sfere?

Per oggi, grazie all’imborghesimento ed alla svolta filoimperiale dell’ex terrorista ci tocca montare la tenda in giardino e fare buon viso a cattivo gioco. Pagare il mutuo venticinquennale di 5 miliardi di dollari alla rockstar in divisa, consegnargli gommoni carichi di disgraziati che andranno sicuramente al macello ma l’importante è che non vadano a girare per Milano e sederci davanti alla paytv dove, a pagamento, un signore australiano ci ricorderà quanto eravamo stronzi quando eravamo fascisti. Eravamo o siamo ancora?
A Gheddafi non importa, l’importante è che i fascisti paghino.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Nel 27° anniversario della tragedia di Ustica vi propongo questo testo, che riassume in maniera efficace gli scenari inquietanti che avrebbero potuto fare da fondo a questo mistero insoluto italiano. Vere o false che siano queste ipotesi, l’omertà e l’assoluta incapacità di magistratura e governi di giungere ad una soluzione del caso fanno pensare che quel giorno effettivamente i giochi fossero troppo grandi per gli stessi giocatori. Con la speranza che un giorno giustizia sia fatta e quelle 81 persone innocenti possano avere finalmente pace, assieme ai loro famigliari.

“Il 27 giugno 1980 un DC9 dell’Itavia partito da Bologna per Palermo, si ferma per sempre a Ustica. I soccorsi arrivano in ritardo e in pratica non fanno che raccogliere in mare alcuni dei cadaveri dei passeggeri e il cono di coda dell’aereo.
I periti dell’aeronautica diranno che l’aereo si è spezzato in volo per un cedimento strutturale con morte istantanea per tutti i passeggeri. […]
II generale Rana che è a capo del registro aeronautico, dirà che si è trattato di un missile ma il Ministro competente la considera una sua supposizione.
D’Avanzati, Presidente dell’Itavia, dirà anch’esso che il suo aereo è stato abbattuto da un missile.
Di lì a una settimana una rivista specializzata inglese, sulla base di un diagramma radar reso pubblico perché considerato innocuo, scriverà che è stata un’azione da manuale, una tipica conversione con lancio di missile a 90°.
Ma l’aeronautica italiana ha parlato di cedimento strutturale e il Ministro non deflette. Il Ministro dei Trasporti, che è Formica, provvede a firmare il decreto di scioglimento della compagnia. […]
Il Presidente dell’Itavia che aveva parlato di un missile, viene raggiunto da una comunicazione giudiziaria per propagazione di notizie false e tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico. Per più di 8 anni sarà l’unico ad essere stato raggiunto da una comunicazione giudiziaria per l’affare Ustica.
Dopo che l’Itavia è stata sciolta quale compagnia inaffidabile, anche se per la verità l’Itavia faceva perfino la manutenzione di altre compagnie minori, si comincia a dubitare del cedimento strutturale. […]

Allora l’aeronutica comincia a sposare la tesi dell’esplosione a bordo, anzi della sicurezza di un’esplosione a bordo. Questo che dovrebbe essere il punto di partenza delle indagini per scoprire i colpevoli, è invece considerato da tutte le istituzioni come il punto di arrivo: è stata una bomba e il caso è chiuso, tanto in Italia si è abituati a non sapere mai chi ha commesso le stragi. Ipotesi tante, come dire nessuna.
Per tutti, all’estero, l’aereo è stato abbattuto da un missile. La BBC manda perfino in onda un servizio intitolato “Murder in the sky”.
L’aeronautica italiana esclude nella maniera più assoluta che l’aereo possa essere stato abbattuto. Non ci sono tracce radar di altri aerei nelle vicinanze, i nastri radar però o non ci sono o non si trovano o sono stati distrutti o si è interrotto il rilevamento radar per esercitazioni in corso, ecc.

L’aeronautica militare comincia a essere messa sotto accusa dall’opinione pubblica, anche perché un Mig libico precipita nella Sila, ufficialmente durante un esercitazione che simulava proprio un attacco del nemico da sud. L’aereo sarebbe arrivato sul territorio nazionale senza che l’aeronautica se ne accorgesse e proprio in un momento di massima allerta.
Se poi aggiungiamo che il Mig libico non può avere l’autonomia per raggiungere quel punto, che il pilota morto calzerebbe gli stessi stivaletti di ordinanza dei piloti della Nato e che i periti che devono fare l’autopsia sul morto ricevono pesanti interferenze da parte di un “militare in borghese” presso una caserma dei Carabinieri, ce n’è abbastanza per fare entrare l’aeronautica nell’occhio del ciclone.

Dopo 8 anni e dopo un recupero parziale dell’aereo precipitato, presso alcune basi radar periferiche (prima ignorate dall’inchiesta), sarà possibile reperire le tracce dell’aereo Itavia che precipitava e si avrà la conferma che in quel momento, in quello spazio aereo, c’erano anche altri aeroplani.
Uno dei canali della televisione di Stato manderà in onda una sua ricostruzione dell’incidente, attribuendo l’abbattimento del DC9 a un missile sfuggito a un nostro aereo durante un’esercitazione.
Dai vertici dell’aeronautica vengono sdegnate smentite, un generale urla in pubblico: “Non siamo stati attori ma spettatori” e ricorda alla classe politica che l’ira all’interno dell’aeronautica sta montando.[…]
Ormai tutte le perizie parlano di missile, gli unici a insistere sulla bomba sono i periti dell’aeronautica o quelli a loro vicini.
Viene deciso anche il recupero di quella parte di aereo che è rimasto in fondo al mare ma la credibilità delle istituzioni, di tutte quelle che si sono occupate del caso Ustica, è perduta. […]

All’estero e in tutti gli ambienti italiani solitamente ben informati, si racconta una storia di questo genere: inglesi e francesi con l’aiuto logistico degli americani, avrebbero progettato di abbattere l’aereo del leader libico Gheddafi ma all’appuntamento avrebbero trovato il DC9 dell’Itavia che era in ritardo sul piano di volo.
C’è anche una versione lievemente diversa: all’appuntamento avrebbero trovato altri caccia; nella battaglia aerea che ne sarebbe seguita veniva abbattuto il DC9 Itavia, che passava da quelle parti e dietro il quale si sarebbe rifugiato uno degli aerei in procinto di essere colpito da un missile. Il DC9 Itavia avrebbe intercettato un missile diretto ad altri.
Quello che si dice in più, però, è che i Libici sarebbero stati informati dell’attentato preparato contro di loro, dai nostri servizi segreti filo-arabi. Non è inverosimile perché già in un’altra occasione i nostri servizi segreti avevano avvertito il leader libico di un attentato progettato contro di lui.
Certo che se tutto questo è vero, e all’estero lo danno per tale, i nostri servizi segreti avrebbero
realizzato un bel colpo: avrebbero salvato un leader che ci ha mandato contro perfino dei missili (ricordare Lampedusa) e sarebbero la causa indiretta dell’abbattimento di un nostro aereo e della morte di 81 italiani.
Non sarebbe tutto qui perché le risposte del leader libico al suo mancato abbattimento sarebbero due: una, verificabile, è stata quella di far pubblicare un necrologio di una pagina intera per i morti di Ustica su un quotidiano di Palermo, città d’arrivo del DC9 Itavia; l’altra sarebbe la bomba di Bologna, città di partenza dello stesso aereo.
I morti dell’affare Ustica potrebbero quindi essere non 80 ma quasi il doppio. […]

In molti cominciano a parlare, memorie assopite riaffiorano. Dall’interno della stessa aeronautica, se si escludono i vertici, si riescono a ricostruire tanti particolari. Particolari apparentemente del tutto secondari ma che possono avere un senso preciso per la ricostruzione della verità, che appare ancor più sconcertante di quanto si potesse immaginare, al punto di potere ipotizzare che l’aereo pieno di ignari passeggeri sia stato deliberatamente portato davanti all’aereo killer.

L’aereo del leader libico Gheddafi passava abbastanza frequentemente dai cieli italiani e sembra che fosse riuscito ad ottenere, per i caccia di scorta, delle basi in aeroporti militari italiani e specificatamente in quello di Grosseto.
Avvisato da una componente dei servizi segreti italiani dell’attentato che era stato preparato per lui, Gheddafi avrebbe utilizzato la copertura aerea prevista per il proprio aereo che non c’era, per scortare il DC9 dell’Itavia, in modo da portarlo davanti all’aereo killer e farlo abbattere. Infatti, dai tracciati, si scopre che due velivoli non identificati seguirono in coda il DC9 Itavia da Bologna sino in Toscana, per poi scomparire (atterrati a Grosseto?).
Nella ricostruzione del volo, effettuata dai periti di parte civile, si rileva la presenza sulla scia dell’aereo Itavia di un aereo misterioso, che compare sui radar a partire dalla verticale del Lago di Bolsena a 40 km a nord-est di Roma, cioè nel momento in cui il DC9, che viaggiava nell’aerovia Ambra 14, effettuò due manovre per immettersi nell’aerovia Ambra 13. Da dove veniva quell’aereo? Forse da Grosseto?
Al momento del suo abbattimento il DC9 dell’Itavia ha questo aereo nella sua scia, che però non è il vero destinatario del missile.
Il missile è proprio lanciato contro il DC9 Itavia scambiato per l’aereo di Gheddafi. Sul radar dell’aereo che gira in circolo sul Tirreno all’altezza della Corsica, il rilevamento indica un aereo passeggeri con scorta: è il via libera per l’aereo killer. A quel punto l’aereo misterioso, presumibilmente un Mig, risponde al fuoco o almeno è molto probabile che lo faccia, dal momento che tra le varie voci che affiorano a livello internazionale, c’è anche quella che un caccia Nato non sarebbe rientrato alla sua base. Il Mig sarebbe stato inseguito e abbattuto sulla Sila.

Durante la prima trasmissione del Telefono Giallo condotta da Corrado Augias sull’affare Ustica, intanto che un militare di alto grado dell’aeronautica si affannava a spiegare che il DC9 era caduto a causa di una bomba a bordo, un testimone oculare telefonò dicendo di aver visto, nella stessa sera del disastro, sulla costa della Calabria un Mig che volava a bassa quota, diretto verso l’interno e inseguito da due aerei italiani (o dello stesso tipo di quelli utilizzati anche dall’Italia) con relativo lancio di missili. Quello che è certo è che sei persone che in quel tempo avevano a che fare con l’aeroporto di Grosseto e che vennero a contatto con la strage di Ustica, sono poi scomparse in modi più o meno misteriosi. Tra di loro il comandante della base di Grosseto Giorgio Tedoldi e Maurizio Gari, responsabile della sala operativa del radar di Poggio Ballone (Grosseto).

Se questa è la ricostruzione reale dell’affare Ustica è facile immaginare perché siano state raccontate tante menzogne e sia stato innalzato il famoso muro di gomma.
Come spiegare che, senza che l’aeronautica militare muovesse un dito, il DC9 Itavia fosse stato scortato fin davanti all’aereo killer?
Come spiegare che una qualche nostra istituzione ha avallato un’attentato a Gheddafi nei nostri cieli e che un’altra nostra istituzione ha avvertito Gheddafi e che di conseguenza è stato abbàttuto il nostro aereo?
Molto probabilmente anziché tentare di coprire il tutto, sarebbe stato più facile dire che l’aereo era stato abbattuto per errore durante un’esercitazione.
[…]
Per esigenze di facciata ad uso interno c’è chi preme per un compromesso: né bomba né missile ma collusione con un oggetto esterno, la cui ipotesi potrebbe non risultare incompatibile con i rottami ripescati: può succedere anche questo, tanto i resti del velivolo sono in un capannone dell’Aeronautica Militare, una delle parti in causa. Per una banale collisione, come si potrebbero però spiegare quei comportamenti definiti da Andrea Purgatori “depistanti ed omissivi di altissimi ufficiali dei nostri servizi e dell’Aeronautica, con il contorno di strani episodi che hanno per protagonisti e vittime gli stessi investigatori o i periti?”
Gli episodi strani sarebbero finora una ventina, almeno quelli noti. Tra gli altri la “visita e perquisizione”, ad opera di ignoti, dell’alloggio sottoposto a stretta sorveglianza armata del generale Zeno Tascio, inquisito dalla Magistratura per i fatti di Ustica. Poi l’uccisione a Bruxelles di chi aveva avuto in quel tempo il comando operativo dell’area di Grosseto, nel corso di una finta rapina.
Nell’aprile del 1993 i servizi segreti russi rivelano di aver seguito i fatti di Ustica attraverso un loro radar in Libia e danno la loro versione: l’aereo killer è un caccia USA. Nel maggio successivo viene depositata in tribunale la perizia sul Mig libico. Non può essere partito dalla Libia, per mancanza di autonomia; inoltre la scatola nera consegnata dalle autorità preposte ai giudici, risulta falsa.”

(tratto da: Giancarlo Martelli “Imbrogli e conflitti nell’Italia contemporanea” ed. Maripa, pp. 172-179, 1993)

Nel 27° anniversario della tragedia di Ustica vi propongo questo testo, che riassume in maniera efficace gli scenari inquietanti che avrebbero potuto fare da fondo a questo mistero insoluto italiano. Vere o false che siano queste ipotesi, l’omertà e l’assoluta incapacità di magistratura e governi di giungere ad una soluzione del caso fanno pensare che quel giorno effettivamente i giochi fossero troppo grandi per gli stessi giocatori. Con la speranza che un giorno giustizia sia fatta e quelle 81 persone innocenti possano avere finalmente pace, assieme ai loro famigliari.

“Il 27 giugno 1980 un DC9 dell’Itavia partito da Bologna per Palermo, si ferma per sempre a Ustica. I soccorsi arrivano in ritardo e in pratica non fanno che raccogliere in mare alcuni dei cadaveri dei passeggeri e il cono di coda dell’aereo.
I periti dell’aeronautica diranno che l’aereo si è spezzato in volo per un cedimento strutturale con morte istantanea per tutti i passeggeri. […]
II generale Rana che è a capo del registro aeronautico, dirà che si è trattato di un missile ma il Ministro competente la considera una sua supposizione.
D’Avanzati, Presidente dell’Itavia, dirà anch’esso che il suo aereo è stato abbattuto da un missile.
Di lì a una settimana una rivista specializzata inglese, sulla base di un diagramma radar reso pubblico perché considerato innocuo, scriverà che è stata un’azione da manuale, una tipica conversione con lancio di missile a 90°.
Ma l’aeronautica italiana ha parlato di cedimento strutturale e il Ministro non deflette. Il Ministro dei Trasporti, che è Formica, provvede a firmare il decreto di scioglimento della compagnia. […]
Il Presidente dell’Itavia che aveva parlato di un missile, viene raggiunto da una comunicazione giudiziaria per propagazione di notizie false e tendenziose, atte a turbare l’ordine pubblico. Per più di 8 anni sarà l’unico ad essere stato raggiunto da una comunicazione giudiziaria per l’affare Ustica.
Dopo che l’Itavia è stata sciolta quale compagnia inaffidabile, anche se per la verità l’Itavia faceva perfino la manutenzione di altre compagnie minori, si comincia a dubitare del cedimento strutturale. […]

Allora l’aeronutica comincia a sposare la tesi dell’esplosione a bordo, anzi della sicurezza di un’esplosione a bordo. Questo che dovrebbe essere il punto di partenza delle indagini per scoprire i colpevoli, è invece considerato da tutte le istituzioni come il punto di arrivo: è stata una bomba e il caso è chiuso, tanto in Italia si è abituati a non sapere mai chi ha commesso le stragi. Ipotesi tante, come dire nessuna.
Per tutti, all’estero, l’aereo è stato abbattuto da un missile. La BBC manda perfino in onda un servizio intitolato “Murder in the sky”.
L’aeronautica italiana esclude nella maniera più assoluta che l’aereo possa essere stato abbattuto. Non ci sono tracce radar di altri aerei nelle vicinanze, i nastri radar però o non ci sono o non si trovano o sono stati distrutti o si è interrotto il rilevamento radar per esercitazioni in corso, ecc.

L’aeronautica militare comincia a essere messa sotto accusa dall’opinione pubblica, anche perché un Mig libico precipita nella Sila, ufficialmente durante un esercitazione che simulava proprio un attacco del nemico da sud. L’aereo sarebbe arrivato sul territorio nazionale senza che l’aeronautica se ne accorgesse e proprio in un momento di massima allerta.
Se poi aggiungiamo che il Mig libico non può avere l’autonomia per raggiungere quel punto, che il pilota morto calzerebbe gli stessi stivaletti di ordinanza dei piloti della Nato e che i periti che devono fare l’autopsia sul morto ricevono pesanti interferenze da parte di un “militare in borghese” presso una caserma dei Carabinieri, ce n’è abbastanza per fare entrare l’aeronautica nell’occhio del ciclone.

Dopo 8 anni e dopo un recupero parziale dell’aereo precipitato, presso alcune basi radar periferiche (prima ignorate dall’inchiesta), sarà possibile reperire le tracce dell’aereo Itavia che precipitava e si avrà la conferma che in quel momento, in quello spazio aereo, c’erano anche altri aeroplani.
Uno dei canali della televisione di Stato manderà in onda una sua ricostruzione dell’incidente, attribuendo l’abbattimento del DC9 a un missile sfuggito a un nostro aereo durante un’esercitazione.
Dai vertici dell’aeronautica vengono sdegnate smentite, un generale urla in pubblico: “Non siamo stati attori ma spettatori” e ricorda alla classe politica che l’ira all’interno dell’aeronautica sta montando.[…]
Ormai tutte le perizie parlano di missile, gli unici a insistere sulla bomba sono i periti dell’aeronautica o quelli a loro vicini.
Viene deciso anche il recupero di quella parte di aereo che è rimasto in fondo al mare ma la credibilità delle istituzioni, di tutte quelle che si sono occupate del caso Ustica, è perduta. […]

All’estero e in tutti gli ambienti italiani solitamente ben informati, si racconta una storia di questo genere: inglesi e francesi con l’aiuto logistico degli americani, avrebbero progettato di abbattere l’aereo del leader libico Gheddafi ma all’appuntamento avrebbero trovato il DC9 dell’Itavia che era in ritardo sul piano di volo.
C’è anche una versione lievemente diversa: all’appuntamento avrebbero trovato altri caccia; nella battaglia aerea che ne sarebbe seguita veniva abbattuto il DC9 Itavia, che passava da quelle parti e dietro il quale si sarebbe rifugiato uno degli aerei in procinto di essere colpito da un missile. Il DC9 Itavia avrebbe intercettato un missile diretto ad altri.
Quello che si dice in più, però, è che i Libici sarebbero stati informati dell’attentato preparato contro di loro, dai nostri servizi segreti filo-arabi. Non è inverosimile perché già in un’altra occasione i nostri servizi segreti avevano avvertito il leader libico di un attentato progettato contro di lui.
Certo che se tutto questo è vero, e all’estero lo danno per tale, i nostri servizi segreti avrebbero
realizzato un bel colpo: avrebbero salvato un leader che ci ha mandato contro perfino dei missili (ricordare Lampedusa) e sarebbero la causa indiretta dell’abbattimento di un nostro aereo e della morte di 81 italiani.
Non sarebbe tutto qui perché le risposte del leader libico al suo mancato abbattimento sarebbero due: una, verificabile, è stata quella di far pubblicare un necrologio di una pagina intera per i morti di Ustica su un quotidiano di Palermo, città d’arrivo del DC9 Itavia; l’altra sarebbe la bomba di Bologna, città di partenza dello stesso aereo.
I morti dell’affare Ustica potrebbero quindi essere non 80 ma quasi il doppio. […]

In molti cominciano a parlare, memorie assopite riaffiorano. Dall’interno della stessa aeronautica, se si escludono i vertici, si riescono a ricostruire tanti particolari. Particolari apparentemente del tutto secondari ma che possono avere un senso preciso per la ricostruzione della verità, che appare ancor più sconcertante di quanto si potesse immaginare, al punto di potere ipotizzare che l’aereo pieno di ignari passeggeri sia stato deliberatamente portato davanti all’aereo killer.

L’aereo del leader libico Gheddafi passava abbastanza frequentemente dai cieli italiani e sembra che fosse riuscito ad ottenere, per i caccia di scorta, delle basi in aeroporti militari italiani e specificatamente in quello di Grosseto.
Avvisato da una componente dei servizi segreti italiani dell’attentato che era stato preparato per lui, Gheddafi avrebbe utilizzato la copertura aerea prevista per il proprio aereo che non c’era, per scortare il DC9 dell’Itavia, in modo da portarlo davanti all’aereo killer e farlo abbattere. Infatti, dai tracciati, si scopre che due velivoli non identificati seguirono in coda il DC9 Itavia da Bologna sino in Toscana, per poi scomparire (atterrati a Grosseto?).
Nella ricostruzione del volo, effettuata dai periti di parte civile, si rileva la presenza sulla scia dell’aereo Itavia di un aereo misterioso, che compare sui radar a partire dalla verticale del Lago di Bolsena a 40 km a nord-est di Roma, cioè nel momento in cui il DC9, che viaggiava nell’aerovia Ambra 14, effettuò due manovre per immettersi nell’aerovia Ambra 13. Da dove veniva quell’aereo? Forse da Grosseto?
Al momento del suo abbattimento il DC9 dell’Itavia ha questo aereo nella sua scia, che però non è il vero destinatario del missile.
Il missile è proprio lanciato contro il DC9 Itavia scambiato per l’aereo di Gheddafi. Sul radar dell’aereo che gira in circolo sul Tirreno all’altezza della Corsica, il rilevamento indica un aereo passeggeri con scorta: è il via libera per l’aereo killer. A quel punto l’aereo misterioso, presumibilmente un Mig, risponde al fuoco o almeno è molto probabile che lo faccia, dal momento che tra le varie voci che affiorano a livello internazionale, c’è anche quella che un caccia Nato non sarebbe rientrato alla sua base. Il Mig sarebbe stato inseguito e abbattuto sulla Sila.

Durante la prima trasmissione del Telefono Giallo condotta da Corrado Augias sull’affare Ustica, intanto che un militare di alto grado dell’aeronautica si affannava a spiegare che il DC9 era caduto a causa di una bomba a bordo, un testimone oculare telefonò dicendo di aver visto, nella stessa sera del disastro, sulla costa della Calabria un Mig che volava a bassa quota, diretto verso l’interno e inseguito da due aerei italiani (o dello stesso tipo di quelli utilizzati anche dall’Italia) con relativo lancio di missili. Quello che è certo è che sei persone che in quel tempo avevano a che fare con l’aeroporto di Grosseto e che vennero a contatto con la strage di Ustica, sono poi scomparse in modi più o meno misteriosi. Tra di loro il comandante della base di Grosseto Giorgio Tedoldi e Maurizio Gari, responsabile della sala operativa del radar di Poggio Ballone (Grosseto).

Se questa è la ricostruzione reale dell’affare Ustica è facile immaginare perché siano state raccontate tante menzogne e sia stato innalzato il famoso muro di gomma.
Come spiegare che, senza che l’aeronautica militare muovesse un dito, il DC9 Itavia fosse stato scortato fin davanti all’aereo killer?
Come spiegare che una qualche nostra istituzione ha avallato un’attentato a Gheddafi nei nostri cieli e che un’altra nostra istituzione ha avvertito Gheddafi e che di conseguenza è stato abbàttuto il nostro aereo?
Molto probabilmente anziché tentare di coprire il tutto, sarebbe stato più facile dire che l’aereo era stato abbattuto per errore durante un’esercitazione.
[…]
Per esigenze di facciata ad uso interno c’è chi preme per un compromesso: né bomba né missile ma collusione con un oggetto esterno, la cui ipotesi potrebbe non risultare incompatibile con i rottami ripescati: può succedere anche questo, tanto i resti del velivolo sono in un capannone dell’Aeronautica Militare, una delle parti in causa. Per una banale collisione, come si potrebbero però spiegare quei comportamenti definiti da Andrea Purgatori “depistanti ed omissivi di altissimi ufficiali dei nostri servizi e dell’Aeronautica, con il contorno di strani episodi che hanno per protagonisti e vittime gli stessi investigatori o i periti?”
Gli episodi strani sarebbero finora una ventina, almeno quelli noti. Tra gli altri la “visita e perquisizione”, ad opera di ignoti, dell’alloggio sottoposto a stretta sorveglianza armata del generale Zeno Tascio, inquisito dalla Magistratura per i fatti di Ustica. Poi l’uccisione a Bruxelles di chi aveva avuto in quel tempo il comando operativo dell’area di Grosseto, nel corso di una finta rapina.
Nell’aprile del 1993 i servizi segreti russi rivelano di aver seguito i fatti di Ustica attraverso un loro radar in Libia e danno la loro versione: l’aereo killer è un caccia USA. Nel maggio successivo viene depositata in tribunale la perizia sul Mig libico. Non può essere partito dalla Libia, per mancanza di autonomia; inoltre la scatola nera consegnata dalle autorità preposte ai giudici, risulta falsa.”

(tratto da: Giancarlo Martelli “Imbrogli e conflitti nell’Italia contemporanea” ed. Maripa, pp. 172-179, 1993)


OKNotizie
Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

L’immagine, lo so, è forte e chi ha visto “Saw-L’Enigmista” capirà meglio il senso della situazione.
Il fatto è che negli ultimi tempi gli annunci di Prodi in politica estera assomigliano a quelle telefonate tra colleghi dell’FBI che si vedono nei telefilm:
“Pronto Scully?
“(Silenzio)…. Si… Mulder?”
“Ehi Scully, ma stai bene?”
“(Silenzio) Si, si… sto … bene”
“Ho capito, qualcuno ti minaccia con una pistola. Ora stai tranquilla e non perdere la calma. Stiamo arrivando”.

Mi sto convincendo che qualcuno, un perfido Enigmista ossessionato dal Quesito della Susi e dalla Pagina della Sfinge, sta tenendo Romano in ostaggio in un sordido bagno e lo obbliga a fare certe dichiarazioni, caratterizzate tra l’altro da un tempismo eccezionale e sospetto tale da far intuire un sadico gioco di ruolo:

16 gennaio – “Il governo non si opporrà all’allargamento della base militare Usa di Vicenza”. (Il 10 gennaio erano cadute le ultime speranze per ottenere verità e giustizia su Ustica.)
20 gennaio – “Il ritiro dall’Afghanistan è una follia”. (Io mi ricordo vagamente in campagna elettorale delle assicurazioni su un nostro ritiro dai vari teatri di guerra, ma forse ho sognato.)
22 gennaio – “L’entrata della Turchia a pieno titolo nella famiglia europea è un traguardo strategico. In questa fase storica nessuno deve pensare a scelte alternative. Non sono in programma”. (Appena due giorni prima, il 19, era stato ucciso il giornalista di origine armena Hrant Dink, paladino contro il negazionismo turco di stato sul genocidio armeno del 1917.)

Ho capito Romano, qualcuno ti minaccia con una pistola. Ora stai tranquillo e non perdere la calma. Stiamo arrivando.

Flickr Photos

onlookers

Renzistein Junior

Von Trierweiler's Nymphomaniac

Eurodeliri

Altre foto

Blog Stats

  • 81,681 hits

Categorie