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Quando esce dal lato B del Quirinale, il piccolo Papi ha l’espressione terrea di un vampiro svegliato anzitempo dalla scampanellata in pieno giorno del postino con la raccomandata, che gli ha fatto prendere l’odiata luce. 
Si è beccato anche la sua fischiata d’ordinanza e la reazione di pancia del popolaccio alla sua dipartita  – stasera nel videomessaggio ha lamentato il dolore che gli provoca la ferita narcisistica – ma non pensate a cosacce da Cannibal Holocaust tipo fine di Gheddafi; niente di tutto ciò, robetta. Avanspettacolo, rivista, mica tragedia. In linea con il personaggio.
Molto azzeccato il “buffone” e direi d’uopo il “chi non salta B. è”, trattandosi di trafficante di pallonari. Un po’ meno adatto il “Bella Ciao” che, cinghiatemi pure se volete, ha rotto i coglioni e non si può più senti’, soprattutto quando è totalmente fuori contesto, visto che di partigiani in questo frangente se ne sono visti pochi in giro. Invece di andare sui monti, i Monti sono venuti a noi.  Ecco cos’è successo. Altro che “Il PD ha mandato a casa B.” detto da Bersani, ve lo giuro. Premio Minchiata d’Oro alla carriera.
Se non era per la BCE, per la culona e il marito di Carlà, ci saremmo tenuti il nano pedofilo per almeno altri dieci anni con i papiminkia in Parlamento e gli altri fuori, che stipendiano i primi, ad applaudirlo. Ci saremmo rovinati con le nostre mani, un seppuku con tanto di taglio di testa finale, ma che soddisfazione, l’autodecapitazione. Invece ci hanno sparigliato le carte, ci hanno rotto il giocattolo.
E ringraziateli, questi “perfidi giudei” che, secondo l’opinione comune della Rete, stanno per consegnarci legati mani e piedi e con la corda che passa attorno alle palle e in mezzo alle chiappe a mo’ di nawa shibari alle brame sadiche dell’Unico Potere Finanziario Globale con il naso adunco.
Hanno scoperto tutti solo adesso il potere delle Banche e le loro trame oscure, senza rendersi conto che è il fantasma di Benito che suggerisce al loro inconscio collettivo il complotto demoplutogiudaicomassonico. A furia di giocare alla cazzo con la tavola Ouija, qualche demone lo si evoca. Complotto D.P.G.M., quindi potrebbe essere un rigurgito di antisemitismo? si domanda qualcuno. Temo di si, e di quello buono, che viene fuori inconsapevolmente dai recessi più profondi, in periodi di crisi economica conclamata. Il peggiore, da starci attenti, molto attenti.
Come hanno visto la sagoma un po’ da Max Von Sydow/Padre Merrin di Monti, chiamato come estrema ratio ad esorcizzare l’Italia posseduta dal vecchio satiro B., hanno visto tutti la luce. “E’ l’uomo di Goldmann Sachs, della Trilateral, del Bilderberg”. Che abbia studiato con Tobin, quello che vuole tassare le transazioni sui mercati valutari per combattere la speculazione, non viene considerata informazione rilevante.
Sono tutti d’accordo: da Forza Nuova a Borghezio a Barnard, fino alle blogstav modevne; dall’estrema destra all’estrema sinistra senza soluzione di continuità. Un vero delirio bipartisan. 
Un delirio collettivo estremamente contagioso spiegabile solo con il tentativo di contenere l’angoscia di dover perdere il Vecchio Clown, il nostro Ronald McDonald che, raccontandoci la barzelletta della crisi che non c’era e che eravamo tutti ricchi sfondati, ci faceva addormentare tranquilli nel lettino, abbracciati all’orsacchiotto.
Questo terrore collettivo del Monti asservito al Lato Oscuro della Forza – mentre B. era solo uno Jedi un po’ guascone e non un pericolo per la stabilità mondiale – è una reazione totalmente irrazionale e lo dimostra il fatto che, quando Messora ha raccontato la storia di Monti e dell’abominevole complotto bancario, l’altra sera da Santoro, se prima del suo intervento il 70% o giù di lì di ascoltatori era favorevole a Monti, dopo l’intervista il risultato si è letteralmente ribaltato. Tutto nel giro di pochi minuti. 
E con un’opinione pubblica così influenzabile e psicolabile dovremmo andare al voto, magari per ritrovarci Re Pompetta riportato sul trono a furor di popolo per paura della Trilateral – che vive e lotta con noi da sempre? No, grazie, preferisco il nawa shibari.
Senza contare che si tratta di complottismo a corrente alternata. Faccio un esempio. Quando è stato usato il vecchio trucco dell’esca figueira per il satiro e Dominique Strauss-Kahn c’è cascato come un bimbo di tre anni, nessuno si è chiesto, quando l’accusa di stupro è caduta, perché l’ex direttore del  FMI non sia stato reintegrato nel suo incarico con mille scuse. Semplice, perché la Lagarde aveva usato un anal plug particolarmente efficace per prendere il suo posto. E perché non ci chiediamo, allora, a cosa Strauss-Kahn si era forse ribellato, per essere fatto fuori in maniera così efficace per lasciare il posto alla collega magari più malleabile? Se si deve essere complottisti bisogna esserlo fino in fondo. Se no, non c’è gusto con il complottus interruptus. Forse Strauss-Kahn voleva salvare il mondo dalle grinfie di Monti ed è stato fatto fuori?
I cosiddetti poteri forti ci sono sempre stati, miei cari, le banche pure e se c’è qualcuno in grado di opporvisi, non con le chiacchiere ma con argomenti nuovi ed artiglieria pesante, fatene il nome. Lasciando perdere l’Islanda che, con tutto il rispetto, ha un tale peso nell’economia mondiale che può permettersi di alzare il dito medio all’indirizzo del FMI.
E poi, giusto per fare un esempio di persone in odore di consorterie economiche, Tremonti, va bene che è socialista, ma viene sempre invitato ai party del Bilderberg,  non per portare il Martini. Tremonti non è stato finora il ministro dell’economia, anzi, il superministro? 
L’esempio più eclatante è B. che si è formato alla scuola della P2, una loggia deviata dagli intenti eversivi. Aveva la tessera n° 1816. Per anni ha cercato di compiere il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli. Poi, ad un passo dal mettere in pratica l’ultimo punto rimasto, è stato distratto dai processi e dalla figa ed è riuscito a deludere anche il Gran Maestro, che l’ha recentemente rinnegato come figlioccio prediletto. Per non parlare, sempre nel caso di B., di altre sue amicizie chiacchierate e degli amici degli amici.
Quello che voglio dire è che parlare oggi di governo massonico – anche se Monti che ha l’ufficio a Palazzo Giustiniani un po’ se la cerca – venendo da un ex presidente del consiglio piduista, è il colmo.

Tornando al nostro più grande statista morente, politicamente forse ieri sera ne abbiamo celebrato il funerale. Chissà se avrà la forza di rialzarsi e dovremo ricorrere al paletto di frassino.
Fisicamente appare comunque provato. Non è solo la rabbia che lo rode accelerandone l’invecchiamento a rotta di collo ma quell’assopimento che lo coglie ormai in qualunque momento – sedativi? narcolessia? avvelenamento lento? sofferenza vascolare pre-ictale? – e quell’eloquio impeciato alla ultimi discorsi di Michael Jackson, con le parole biascicate meccanicamente senza forse credere più a ciò che dice. Ascoltare il discorso dei ristoranti pieni, per credere.
Più che un Presidente del Consiglio dimissionario che andava dal Presidente della Repubblica, accompagnato dai bodyguards, ieri sera il nostro Dead Premier Walking sembrava l’utente finale di un nuovo tipo di funerale low cost con i quattro beccamorti regolamentari e il morto bell’e vestito e composto seduto dietro, tutti a bordo di un’auto comune, per risparmiare nel cofano e nel carro. Sapete, c’è la crisi.
Sinceramente, e senza pensarci troppo su, chi buttereste stasera dalla torre?

1) L’uomo in ammollo Brunetta.
2) Il sindaco di Bologna che prima col piffero che mi dimetto, poi non mi dimetto e poi mi dimetto ma si mi dimetto, no anzi mi dimetto.
3) Bersani e tutto il suo penoso PD.
4) Nichi Vendola e il suo trionfalismo.
5) Berlusconi e la visita fiscale proprio nell’ospedale dove fecero la supposta diagnosi farlocca. Da invocare la legittima suspicione.
6) Il ministro virtuale degli Esteri Frattini, stanco di guerra ma soprattutto di figure di merda.
7) L’ubiquo Bertolaso, ormai più temibile di un’invasione di cavallette ed altrettanto molesto. Gli americani hanno già coniato il termine per le operazioni atte a difendersi dal supponente ciaccione che sa tutto: “debertolising”.
8) Violante che rassicura che non faranno favori al Cavaliere. Lui.
9) Bagnasco che si augura una classe politica cattolica, come se questi fossero scintoisti.
10) A proposito di cattolici, la Gelmini che si sposa incinta in municipio dopo la mezzanotte. Perchè? Chi è lo sposo, Edward Cullen?
11) Lapo Elkann ed i suoi cazzo di 300 mila euro per una foto.
12) Luca Barbareschi. Lui sa perchè.

Allora, chi tirate giù? O buttate giù direttamente la torre?

Recensione numero due, come promesso. Se avete perso questa visione decidete voi se avete veramente perso qualcosa.


“Lasciami entrare” di Tomas Alfredson

Gabellato dalle guide DVD come uno dei capolavori della scorsa stagione cinematografica ed in procinto di essere remakkato dagli americani, questo film potrebbe fregiarsi dell’approvazione dell’Associazione Psicoanalisti Freudiani. Per me è stato come un ripasso degli anni dell’università, come sfogliare il bignamino prima dell’esame di psicologia dinamica.
Oltre alla sciorinatura del campionario dei più comuni disturbi di personalità adolescenziali con tratto psicotico annesso e descrizione della – dinamica – sessuale – del – perverso – polimorfo, non manca nulla, nemmeno un certo fastidioso moralismo velato da omofobia, sorprendente nella patria della liberazione sessuale.

Si parte con un ragazzino molto solo (ma va!?) con madre assente e padre latitante si ma probabilmente gay, lo capisci dal lungo silenzio che dice tutto nella scena tra padre, figlio e un misterioso ospite del primo, della serie “lui chi è, come mai l’hai portato con te”.
Cosa succede ad avere un genitore diverzo? (Vai con il moralismo) , si perde qualche rotella per strada. Si sogna di accoltellare il compagnuccio della parrocchietta ed all’uopo ci si allena su innocenti tronchi d’albero. Cosucce.
Ci si inventa non l’amico immaginario, che sarebbe banale, non si fa parlare il dito indice con la voce roca davanti allo specchio come il bambino luccicante di Shining, ma si fa venire ad abitare a pari pianerottolo una vampirella dai tratti somatici transilvanici, anzi decisamente Rom e dalla sessualità ambigua.
Il ragazzino Oskar si è ridotto così perchè, oltre alla madre assente (e gli è andata bene che non è nato autistico ed anoressico) ed al padre gaio, è perseguitato dal solito Franti cattivo e stronzo, un bulletto (anch’esso brunocrinito mentre Oskar è talmente ariano d’aspetto da sembrare una creatura del progetto nazista del Lebensborn), con sottomessi al seguito sempre pronti a fare i drughetti molto carasciò.

Una notte Oskar si ferma a parlare con una ragazzina sstraana che gli risolve in due mosse il cubo di Rubik. E’ amore a prima vista, come succede sempre quando incontri una ragazza intelligente ma Oskar nota uno strano odore provenire dall’amichetta. Per forza, è una vampira. Non sforzatevi, alla fine del film rimarrete con l’atroce dubbio su quale odore abbiano i vampiri.
Forse non si lavano, come Robert Pattinson, o puzzano di morto o di non morto, che forse è pure peggio perchè se uniamo il puzzo del vivo che non si lava a quello del morto che poi non è morto, non so cosa sia peggio. Insomma, non sono certo rose e garofani.

Dopo aver comunicato con la vicina vampirella a base di toc toc sul muro comunicante, una cosa a metà tra l’Abate Faria e Fuga da Alcatraz, che esprime molto bene l’alienazione a livello carcerario degli adolescenti nella periferia svedese, Oskar ed Eli, la succhiasangue, stringono un’amicizia sempre più intima. Oskar è cotto come una pera ma Eli lo avverte: “Sei sicuro che sia una femmina?”
Occazzo, la malattia del babbo sarà mica contagiosa? Eli ha infatti un’inquietante sutura a livello pubico, che sbirciamo per un nanosecondo anche noi assieme ad un perplesso Oskar. Insomma c’è anche il discorso sull’ambiguità – e – la pulsione – omosessuale – come – tappa – fondamentale – nel – processo – di – sviluppo – dell’identità – adolescenziale. Ed anche, se vogliamo, una bella spruzzatina di angoscia – di – castrazione – del – maschio – che – per – la – prima – volta – vede – la – fessurina – percepita – come – ferita.

Nel film c’è anche tutto l’armamentario classico e parecchio scontato, anzi proprio a prezzi da “svuoto tutto” dei film di vampiri. La sete irrefrenabile di sangue del vampiro ma la sua ammirevole forza di volontà nel risparmiare le giugulari dell’amato, pur sempre a portata di canino; la donna che viene vampirizzata e finisce flambé come una crepe suzette per colpa di un raggio di sole nel letto d’ospedale dove è ricoverata per una strana malattia (per la serie i medici non azzeccano una diagnosi, chiamate Dr. House!) ed infine un misterioso tizio che va in giro di notte a recidere carotidi di sconosciuti portandosi dietro la valigetta con il kit del dissanguatore come fosse una cosa normalissima.
Non c’è il letto-bara perchè la vampira femminiella dorme nella vasca da bagno però anch’essa si arrampica sui muri tipo geco come Gary Oldman nel film di Coppola. Trasuda sangue come la madonnina di Civitavecchia e gira solo di notte, ma ha i superpoteri da vampirla come quelli dei vampiri della Meyer, infatti il film finisce con una bella macelleria svedese e cattivone fatto a tocchetti.

A parte le banalità di genere, quest’operina al sangue come una costata di chianina è interessante anche come spaccato (bello,”spaccato”, vero?), della società svedese. Nessuna meraviglia che il paese nordeuropeo sia al primo posto nella classifica dei suicidi. Con un tempo simile: freddo, neve, vampiri. Una depressione da tagliarsi le vene per il lungo.
Inoltre scopriamo con orrore che gli svedesi, in casa, non hanno i mobili dell’IKEA e nemmeno le librerie svedesi. Nessun Clippan, Bromstä, Luppala, Pïppönen ma roba normalissima chiamata sedia, letto, tavolo, divano.

Già avevamo avuto il sospetto, con anni di Pippi Calzelunghe, che i piccoli svedesi avessero non solo la scimmia sulle spalle ma fossero proprio fuori come citofoni. Ora ne abbiamo la certezza. Qui le Pippi sono schizofrenicamente sdoppiate, una maschio l’altra femmina (ma siamo sicuri del sesso di entrambi?) e si amano autisticamente.
Io la butto lì. L’autore di “Lasciami entrare” è rimasto sicuramente traumatizzato da piccolo dal cavallo a pois del personaggio di Astrid Lindgren.

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Recensione numero due, come promesso. Se avete perso questa visione decidete voi se avete veramente perso qualcosa.


“Lasciami entrare” di Tomas Alfredson

Gabellato dalle guide DVD come uno dei capolavori della scorsa stagione cinematografica ed in procinto di essere remakkato dagli americani, questo film potrebbe fregiarsi dell’approvazione dell’Associazione Psicoanalisti Freudiani. Per me è stato come un ripasso degli anni dell’università, come sfogliare il bignamino prima dell’esame di psicologia dinamica.
Oltre alla sciorinatura del campionario dei più comuni disturbi di personalità adolescenziali con tratto psicotico annesso e descrizione della – dinamica – sessuale – del – perverso – polimorfo, non manca nulla, nemmeno un certo fastidioso moralismo velato da omofobia, sorprendente nella patria della liberazione sessuale.

Si parte con un ragazzino molto solo (ma va!?) con madre assente e padre latitante si ma probabilmente gay, lo capisci dal lungo silenzio che dice tutto nella scena tra padre, figlio e un misterioso ospite del primo, della serie “lui chi è, come mai l’hai portato con te”.
Cosa succede ad avere un genitore diverzo? (Vai con il moralismo) , si perde qualche rotella per strada. Si sogna di accoltellare il compagnuccio della parrocchietta ed all’uopo ci si allena su innocenti tronchi d’albero. Cosucce.
Ci si inventa non l’amico immaginario, che sarebbe banale, non si fa parlare il dito indice con la voce roca davanti allo specchio come il bambino luccicante di Shining, ma si fa venire ad abitare a pari pianerottolo una vampirella dai tratti somatici transilvanici, anzi decisamente Rom e dalla sessualità ambigua.
Il ragazzino Oskar si è ridotto così perchè, oltre alla madre assente (e gli è andata bene che non è nato autistico ed anoressico) ed al padre gaio, è perseguitato dal solito Franti cattivo e stronzo, un bulletto (anch’esso brunocrinito mentre Oskar è talmente ariano d’aspetto da sembrare una creatura del progetto nazista del Lebensborn), con sottomessi al seguito sempre pronti a fare i drughetti molto carasciò.

Una notte Oskar si ferma a parlare con una ragazzina sstraana che gli risolve in due mosse il cubo di Rubik. E’ amore a prima vista, come succede sempre quando incontri una ragazza intelligente ma Oskar nota uno strano odore provenire dall’amichetta. Per forza, è una vampira. Non sforzatevi, alla fine del film rimarrete con l’atroce dubbio su quale odore abbiano i vampiri.
Forse non si lavano, come Robert Pattinson, o puzzano di morto o di non morto, che forse è pure peggio perchè se uniamo il puzzo del vivo che non si lava a quello del morto che poi non è morto, non so cosa sia peggio. Insomma, non sono certo rose e garofani.

Dopo aver comunicato con la vicina vampirella a base di toc toc sul muro comunicante, una cosa a metà tra l’Abate Faria e Fuga da Alcatraz, che esprime molto bene l’alienazione a livello carcerario degli adolescenti nella periferia svedese, Oskar ed Eli, la succhiasangue, stringono un’amicizia sempre più intima. Oskar è cotto come una pera ma Eli lo avverte: “Sei sicuro che sia una femmina?”
Occazzo, la malattia del babbo sarà mica contagiosa? Eli ha infatti un’inquietante sutura a livello pubico, che sbirciamo per un nanosecondo anche noi assieme ad un perplesso Oskar. Insomma c’è anche il discorso sull’ambiguità – e – la pulsione – omosessuale – come – tappa – fondamentale – nel – processo – di – sviluppo – dell’identità – adolescenziale. Ed anche, se vogliamo, una bella spruzzatina di angoscia – di – castrazione – del – maschio – che – per – la – prima – volta – vede – la – fessurina – percepita – come – ferita.

Nel film c’è anche tutto l’armamentario classico e parecchio scontato, anzi proprio a prezzi da “svuoto tutto” dei film di vampiri. La sete irrefrenabile di sangue del vampiro ma la sua ammirevole forza di volontà nel risparmiare le giugulari dell’amato, pur sempre a portata di canino; la donna che viene vampirizzata e finisce flambé come una crepe suzette per colpa di un raggio di sole nel letto d’ospedale dove è ricoverata per una strana malattia (per la serie i medici non azzeccano una diagnosi, chiamate Dr. House!) ed infine un misterioso tizio che va in giro di notte a recidere carotidi di sconosciuti portandosi dietro la valigetta con il kit del dissanguatore come fosse una cosa normalissima.
Non c’è il letto-bara perchè la vampira femminiella dorme nella vasca da bagno però anch’essa si arrampica sui muri tipo geco come Gary Oldman nel film di Coppola. Trasuda sangue come la madonnina di Civitavecchia e gira solo di notte, ma ha i superpoteri da vampirla come quelli dei vampiri della Meyer, infatti il film finisce con una bella macelleria svedese e cattivone fatto a tocchetti.

A parte le banalità di genere, quest’operina al sangue come una costata di chianina è interessante anche come spaccato (bello,”spaccato”, vero?), della società svedese. Nessuna meraviglia che il paese nordeuropeo sia al primo posto nella classifica dei suicidi. Con un tempo simile: freddo, neve, vampiri. Una depressione da tagliarsi le vene per il lungo.
Inoltre scopriamo con orrore che gli svedesi, in casa, non hanno i mobili dell’IKEA e nemmeno le librerie svedesi. Nessun Clippan, Bromstä, Luppala, Pïppönen ma roba normalissima chiamata sedia, letto, tavolo, divano.

Già avevamo avuto il sospetto, con anni di Pippi Calzelunghe, che i piccoli svedesi avessero non solo la scimmia sulle spalle ma fossero proprio fuori come citofoni. Ora ne abbiamo la certezza. Qui le Pippi sono schizofrenicamente sdoppiate, una maschio l’altra femmina (ma siamo sicuri del sesso di entrambi?) e si amano autisticamente.
Io la butto lì. L’autore di “Lasciami entrare” è rimasto sicuramente traumatizzato da piccolo dal cavallo a pois del personaggio di Astrid Lindgren.

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Parte prima: Esegesi di un vampirla

In questi giorni mi sto divertendo un mondo a leggere il blog delle Malvestite, dove Betty Moore si lavora ormai quotidianamente con motosega e coltelli di Liston i twilighters bimbominkia ovvero, traduco per gli over 13, i ragazzini, soprattutto le XX ma anche qualche XY, fanatici di Robert Pattinson e della saga di Twilight. Una robetta decadente a base di vampirismo diluito in dosi omeopatiche recentemente portato sullo schermo con risultati devastanti sulla già pericolante psiche adolescenziale.
Pare che la tipa che si è inventata la storia dei vampiri ggiovani soffra, come la Rowling del maghetto, di logorrea narrativa e quindi, non paga di un volume, ne scodella a ripetizione, con i relativi film a seguire.

Per fortuna non ho tempo di leggere e quindi ho potuto concentrare la full immersion nel fenomeno bimbominkiesco nelle due ore del DVD. Tra qualche bottarella di sonno qua e là e una sensazione del tipo “ma che ci faccio io qui?”, credo di aver capito qual è la scena chiave del film che spiega perchè sia così amato dalle adolescenti oversize di questo filmato agghiacciante.

Dunque, Robert Pattinson, il tipico inglese pallido e smunto, il bello e dannato di cui di solito si innamorano alla follia i compagni di accademia militare brufolosi e racchi, è Edward, un vampirello che si incapriccia di una squinzia che si chiama Bella (come quella della Bestia). Lei lo vede per la prima volta a scuola ed è astinenza a prima vista. Si perchè, nonostante lei sia della serie “mammaCeccomitocca” ma di quelle che non disdegnerebbero, lui è restio. Non ci crederete ma per questo motivo si ameranno in eterno, scopando forse finalmente quando lei avrà novant’anni e avrà già preso l’estrema unzione.
Poi, figuriamoci, il belledannato non dorme mai. Non dorme???? Diamo atto all’autrice di aver creato il primo vampiro insonne, talmente stanco che non gli rimangono che le energie per saltellare qua e là come Spiderman. Superpoteri si ma riguardo al sesso si va sul platonico. Mah.

Scena chiave dunque del vampirizzare pallido e assorto: i due, Edward e la squinzia, ormai cotti l’uno dell’altra, sono in camera da letto. Lei ha già segnato sul diario “oggi perdita verginità”, lui si avvicina, tenta di baciarla ma… si ritrae. Non può farlo. Si, la scusa ufficiale è che se per caso si mordono la lingua e lui sente il profumino del sangue rischia di mangiarsela ma a me la cosa non convince. ‘Sto Edward è il vampiro più innocuo della storia del cinema e per questo piace alle ragazzine che fanno tanto le paracule in gruppo ma se si trovassero a tu per tu con un vero uomo se la farebbero sotto. Alle bimbeminkia trucide a parole piacciono i bambolotti tanto bellini ma sprovvisti del dunque, come il fidanzato di Barbie. Bambolotti che cantano, ballano, ti fanno strillare come un maiale al macello ma non ti sbatteranno mai a novanta gradi sul tavolo della cucina acchiappandoti per la collottola.

Il vampiro innocuo è una bestemmia. Qualcuno spieghi all’autrice di Twilight che il vampiro è uno dei più inquietanti simboli sessuali da sempre. Nella trasposizione cinematografica più fedele al romanzo di Bram Stoker, quella di F.F. Coppola, Dracula riesce a sovvertire totalmente la moralità delle due fanciulle, Lucy e Mina, spingendo quest’ultima ad una conclamata ninfomania.
Anche le sue mogli, nel castello in Transilvania, sono delle assatanate che prosciugano letteralmente Jonathan Harker, non soltanto succhiandogli il sangue.

Nonostante il suo aspetto mortifero, addirittura orrendo, come il Nosferatu interpretato da Klaus Kinski nel film omonimo di Werner Herzog, contenente la più lunga sequenza di suzione del collo della storia, ai danni di una Isabelle Adjani salmizzata, il vampiro è simbolo di seduzione assoluta che racchiude in sé l’ossimoro di vita (eros) e morte (thanatos) congiunte assieme nella più trasgressiva ed inquietante delle perversioni: la necrofilia.
Un altro film che trasuda vampirismo e sesso è “Miriam si sveglia a mezzanotte” con un David Bowie eternamente giovane incredibilmente accoppiato ad un’elegantissima e perfida Catherine Deneuve, impegnata questa volta in seduzioni lesbo-chic.
Infine, altro memorabile film vampiresco e ad alto tasso erotico, “Intervista col vampiro “, che rimane impresso per la figura della sconcertante vampira bambina Kirsten Dunst, una nuvola di ricci perversi a soggiogare per sempre il duo Brad Pitt-Tom Cruise.

Pensando a questi esempi classici di rappresentazione del mito del vampiro mi sento di poter definire Twilight, alla faccia di tutti i twilighters bimbominkia e in puro stile fantozziano, “una cagata pazzesca“. Perchè un film di vampiri casti e ciellini è un’assurdità. E un vampiro che si tira indietro, come Edward, con la scusa dell’allergia al globulo rosso, non è un vampiro, è un vampirla.

Parte seconda: La rivelazione

“Inutile nasconderlo: siamo scesi. Grazie a Veronica. Si era prefissa di far danno e l’ha fatto. Che tutto le sia restituito con gli interessi”.
“Grande Silvio! Sei il migliore! Qui in Toscana sono circondata dai poveri comunisti! Ieri sera ho assistito allo spoglio delle schede e la mia presenza li ha irritati”. (da Spazio Azzurro)

Occazzo! Il fanatismo dei papiminkia assomiglia a quello dei twilighters, come dimostrano le testimonianze citate all’inizio. Silvio è come Edward, si adora e basta. Chi non lo adora deve morire tra atroci spasimi. Quando appare si urla e si strepita. Qualcuno dice anche “Oh my God!”

E se papi fosse un vampiro e i papiminkia i suoi twilighters?
Pensateci: a detta di tutti è immortale, predilige giovani vergini, ultimamente va in giro con un look dark e con i tratti somatici che sembrano fissati con il formolo in un ottimo lavoro di tanatoprassi. Non solo, sembra dare il meglio di sé a tarda notte, quando calano le tenebre e volano le vespe, mentre in ore diurne tende ad essere sempre leggermente catatonico. Qualcuno dice che Emilio Fede, da lui vampirizzato, abbia 367 anni e, se la mia teoria è esatta, si spiegherebbe anche il dimagrimento eccessivo e l’occhio spiritato di Mara Carfagna.
Basta dimostrare che papi aborrisce l’aglio e non si espone al sole, ed è fatta. Non resta che chiamare Van Helsing ed il suo paletto di frassino.


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Parte prima: Esegesi di un vampirla

In questi giorni mi sto divertendo un mondo a leggere il blog delle Malvestite, dove Betty Moore si lavora ormai quotidianamente con motosega e coltelli di Liston i twilighters bimbominkia ovvero, traduco per gli over 13, i ragazzini, soprattutto le XX ma anche qualche XY, fanatici di Robert Pattinson e della saga di Twilight. Una robetta decadente a base di vampirismo diluito in dosi omeopatiche recentemente portato sullo schermo con risultati devastanti sulla già pericolante psiche adolescenziale.
Pare che la tipa che si è inventata la storia dei vampiri ggiovani soffra, come la Rowling del maghetto, di logorrea narrativa e quindi, non paga di un volume, ne scodella a ripetizione, con i relativi film a seguire.

Per fortuna non ho tempo di leggere e quindi ho potuto concentrare la full immersion nel fenomeno bimbominkiesco nelle due ore del DVD. Tra qualche bottarella di sonno qua e là e una sensazione del tipo “ma che ci faccio io qui?”, credo di aver capito qual è la scena chiave del film che spiega perchè sia così amato dalle adolescenti oversize di questo filmato agghiacciante.

Dunque, Robert Pattinson, il tipico inglese pallido e smunto, il bello e dannato di cui di solito si innamorano alla follia i compagni di accademia militare brufolosi e racchi, è Edward, un vampirello che si incapriccia di una squinzia che si chiama Bella (come quella della Bestia). Lei lo vede per la prima volta a scuola ed è astinenza a prima vista. Si perchè, nonostante lei sia della serie “mammaCeccomitocca” ma di quelle che non disdegnerebbero, lui è restio. Non ci crederete ma per questo motivo si ameranno in eterno, scopando forse finalmente quando lei avrà novant’anni e avrà già preso l’estrema unzione.
Poi, figuriamoci, il belledannato non dorme mai. Non dorme???? Diamo atto all’autrice di aver creato il primo vampiro insonne, talmente stanco che non gli rimangono che le energie per saltellare qua e là come Spiderman. Superpoteri si ma riguardo al sesso si va sul platonico. Mah.

Scena chiave dunque del vampirizzare pallido e assorto: i due, Edward e la squinzia, ormai cotti l’uno dell’altra, sono in camera da letto. Lei ha già segnato sul diario “oggi perdita verginità”, lui si avvicina, tenta di baciarla ma… si ritrae. Non può farlo. Si, la scusa ufficiale è che se per caso si mordono la lingua e lui sente il profumino del sangue rischia di mangiarsela ma a me la cosa non convince. ‘Sto Edward è il vampiro più innocuo della storia del cinema e per questo piace alle ragazzine che fanno tanto le paracule in gruppo ma se si trovassero a tu per tu con un vero uomo se la farebbero sotto. Alle bimbeminkia trucide a parole piacciono i bambolotti tanto bellini ma sprovvisti del dunque, come il fidanzato di Barbie. Bambolotti che cantano, ballano, ti fanno strillare come un maiale al macello ma non ti sbatteranno mai a novanta gradi sul tavolo della cucina acchiappandoti per la collottola.

Il vampiro innocuo è una bestemmia. Qualcuno spieghi all’autrice di Twilight che il vampiro è uno dei più inquietanti simboli sessuali da sempre. Nella trasposizione cinematografica più fedele al romanzo di Bram Stoker, quella di F.F. Coppola, Dracula riesce a sovvertire totalmente la moralità delle due fanciulle, Lucy e Mina, spingendo quest’ultima ad una conclamata ninfomania.
Anche le sue mogli, nel castello in Transilvania, sono delle assatanate che prosciugano letteralmente Jonathan Harker, non soltanto succhiandogli il sangue.

Nonostante il suo aspetto mortifero, addirittura orrendo, come il Nosferatu interpretato da Klaus Kinski nel film omonimo di Werner Herzog, contenente la più lunga sequenza di suzione del collo della storia, ai danni di una Isabelle Adjani salmizzata, il vampiro è simbolo di seduzione assoluta che racchiude in sé l’ossimoro di vita (eros) e morte (thanatos) congiunte assieme nella più trasgressiva ed inquietante delle perversioni: la necrofilia.
Un altro film che trasuda vampirismo e sesso è “Miriam si sveglia a mezzanotte” con un David Bowie eternamente giovane incredibilmente accoppiato ad un’elegantissima e perfida Catherine Deneuve, impegnata questa volta in seduzioni lesbo-chic.
Infine, altro memorabile film vampiresco e ad alto tasso erotico, “Intervista col vampiro “, che rimane impresso per la figura della sconcertante vampira bambina Kirsten Dunst, una nuvola di ricci perversi a soggiogare per sempre il duo Brad Pitt-Tom Cruise.

Pensando a questi esempi classici di rappresentazione del mito del vampiro mi sento di poter definire Twilight, alla faccia di tutti i twilighters bimbominkia e in puro stile fantozziano, “una cagata pazzesca“. Perchè un film di vampiri casti e ciellini è un’assurdità. E un vampiro che si tira indietro, come Edward, con la scusa dell’allergia al globulo rosso, non è un vampiro, è un vampirla.

Parte seconda: La rivelazione

“Inutile nasconderlo: siamo scesi. Grazie a Veronica. Si era prefissa di far danno e l’ha fatto. Che tutto le sia restituito con gli interessi”.
“Grande Silvio! Sei il migliore! Qui in Toscana sono circondata dai poveri comunisti! Ieri sera ho assistito allo spoglio delle schede e la mia presenza li ha irritati”. (da Spazio Azzurro)

Occazzo! Il fanatismo dei papiminkia assomiglia a quello dei twilighters, come dimostrano le testimonianze citate all’inizio. Silvio è come Edward, si adora e basta. Chi non lo adora deve morire tra atroci spasimi. Quando appare si urla e si strepita. Qualcuno dice anche “Oh my God!”

E se papi fosse un vampiro e i papiminkia i suoi twilighters?
Pensateci: a detta di tutti è immortale, predilige giovani vergini, ultimamente va in giro con un look dark e con i tratti somatici che sembrano fissati con il formolo in un ottimo lavoro di tanatoprassi. Non solo, sembra dare il meglio di sé a tarda notte, quando calano le tenebre e volano le vespe, mentre in ore diurne tende ad essere sempre leggermente catatonico. Qualcuno dice che Emilio Fede, da lui vampirizzato, abbia 367 anni e, se la mia teoria è esatta, si spiegherebbe anche il dimagrimento eccessivo e l’occhio spiritato di Mara Carfagna.
Basta dimostrare che papi aborrisce l’aglio e non si espone al sole, ed è fatta. Non resta che chiamare Van Helsing ed il suo paletto di frassino.


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Parte prima: Esegesi di un vampirla

In questi giorni mi sto divertendo un mondo a leggere il blog delle Malvestite, dove Betty Moore si lavora ormai quotidianamente con motosega e coltelli di Liston i twilighters bimbominkia ovvero, traduco per gli over 13, i ragazzini, soprattutto le XX ma anche qualche XY, fanatici di Robert Pattinson e della saga di Twilight. Una robetta decadente a base di vampirismo diluito in dosi omeopatiche recentemente portato sullo schermo con risultati devastanti sulla già pericolante psiche adolescenziale.
Pare che la tipa che si è inventata la storia dei vampiri ggiovani soffra, come la Rowling del maghetto, di logorrea narrativa e quindi, non paga di un volume, ne scodella a ripetizione, con i relativi film a seguire.

Per fortuna non ho tempo di leggere e quindi ho potuto concentrare la full immersion nel fenomeno bimbominkiesco nelle due ore del DVD. Tra qualche bottarella di sonno qua e là e una sensazione del tipo “ma che ci faccio io qui?”, credo di aver capito qual è la scena chiave del film che spiega perchè sia così amato dalle adolescenti oversize di questo filmato agghiacciante.

Dunque, Robert Pattinson, il tipico inglese pallido e smunto, il bello e dannato di cui di solito si innamorano alla follia i compagni di accademia militare brufolosi e racchi, è Edward, un vampirello che si incapriccia di una squinzia che si chiama Bella (come quella della Bestia). Lei lo vede per la prima volta a scuola ed è astinenza a prima vista. Si perchè, nonostante lei sia della serie “mammaCeccomitocca” ma di quelle che non disdegnerebbero, lui è restio. Non ci crederete ma per questo motivo si ameranno in eterno, scopando forse finalmente quando lei avrà novant’anni e avrà già preso l’estrema unzione.
Poi, figuriamoci, il belledannato non dorme mai. Non dorme???? Diamo atto all’autrice di aver creato il primo vampiro insonne, talmente stanco che non gli rimangono che le energie per saltellare qua e là come Spiderman. Superpoteri si ma riguardo al sesso si va sul platonico. Mah.

Scena chiave dunque del vampirizzare pallido e assorto: i due, Edward e la squinzia, ormai cotti l’uno dell’altra, sono in camera da letto. Lei ha già segnato sul diario “oggi perdita verginità”, lui si avvicina, tenta di baciarla ma… si ritrae. Non può farlo. Si, la scusa ufficiale è che se per caso si mordono la lingua e lui sente il profumino del sangue rischia di mangiarsela ma a me la cosa non convince. ‘Sto Edward è il vampiro più innocuo della storia del cinema e per questo piace alle ragazzine che fanno tanto le paracule in gruppo ma se si trovassero a tu per tu con un vero uomo se la farebbero sotto. Alle bimbeminkia trucide a parole piacciono i bambolotti tanto bellini ma sprovvisti del dunque, come il fidanzato di Barbie. Bambolotti che cantano, ballano, ti fanno strillare come un maiale al macello ma non ti sbatteranno mai a novanta gradi sul tavolo della cucina acchiappandoti per la collottola.

Il vampiro innocuo è una bestemmia. Qualcuno spieghi all’autrice di Twilight che il vampiro è uno dei più inquietanti simboli sessuali da sempre. Nella trasposizione cinematografica più fedele al romanzo di Bram Stoker, quella di F.F. Coppola, Dracula riesce a sovvertire totalmente la moralità delle due fanciulle, Lucy e Mina, spingendo quest’ultima ad una conclamata ninfomania.
Anche le sue mogli, nel castello in Transilvania, sono delle assatanate che prosciugano letteralmente Jonathan Harker, non soltanto succhiandogli il sangue.

Nonostante il suo aspetto mortifero, addirittura orrendo, come il Nosferatu interpretato da Klaus Kinski nel film omonimo di Werner Herzog, contenente la più lunga sequenza di suzione del collo della storia, ai danni di una Isabelle Adjani salmizzata, il vampiro è simbolo di seduzione assoluta che racchiude in sé l’ossimoro di vita (eros) e morte (thanatos) congiunte assieme nella più trasgressiva ed inquietante delle perversioni: la necrofilia.
Un altro film che trasuda vampirismo e sesso è “Miriam si sveglia a mezzanotte” con un David Bowie eternamente giovane incredibilmente accoppiato ad un’elegantissima e perfida Catherine Deneuve, impegnata questa volta in seduzioni lesbo-chic.
Infine, altro memorabile film vampiresco e ad alto tasso erotico, “Intervista col vampiro “, che rimane impresso per la figura della sconcertante vampira bambina Kirsten Dunst, una nuvola di ricci perversi a soggiogare per sempre il duo Brad Pitt-Tom Cruise.

Pensando a questi esempi classici di rappresentazione del mito del vampiro mi sento di poter definire Twilight, alla faccia di tutti i twilighters bimbominkia e in puro stile fantozziano, “una cagata pazzesca“. Perchè un film di vampiri casti e ciellini è un’assurdità. E un vampiro che si tira indietro, come Edward, con la scusa dell’allergia al globulo rosso, non è un vampiro, è un vampirla.

Parte seconda: La rivelazione

“Inutile nasconderlo: siamo scesi. Grazie a Veronica. Si era prefissa di far danno e l’ha fatto. Che tutto le sia restituito con gli interessi”.
“Grande Silvio! Sei il migliore! Qui in Toscana sono circondata dai poveri comunisti! Ieri sera ho assistito allo spoglio delle schede e la mia presenza li ha irritati”. (da Spazio Azzurro)

Occazzo! Il fanatismo dei papiminkia assomiglia a quello dei twilighters, come dimostrano le testimonianze citate all’inizio. Silvio è come Edward, si adora e basta. Chi non lo adora deve morire tra atroci spasimi. Quando appare si urla e si strepita. Qualcuno dice anche “Oh my God!”

E se papi fosse un vampiro e i papiminkia i suoi twilighters?
Pensateci: a detta di tutti è immortale, predilige giovani vergini, ultimamente va in giro con un look dark e con i tratti somatici che sembrano fissati con il formolo in un ottimo lavoro di tanatoprassi. Non solo, sembra dare il meglio di sé a tarda notte, quando calano le tenebre e volano le vespe, mentre in ore diurne tende ad essere sempre leggermente catatonico. Qualcuno dice che Emilio Fede, da lui vampirizzato, abbia 367 anni e, se la mia teoria è esatta, si spiegherebbe anche il dimagrimento eccessivo e l’occhio spiritato di Mara Carfagna.
Basta dimostrare che papi aborrisce l’aglio e non si espone al sole, ed è fatta. Non resta che chiamare Van Helsing ed il suo paletto di frassino.


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