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Quanto siamo ridicoli con la nostra spocchia, come se fossimo ancora nel Rinascimento con i Da Vinci e i Medici e non  fossimo diventati invece delle malecopie fatte in Cina degli italiani che fummo. 
Quanto è ridicolo il mai-stato-bocciato Dead Premier Walking con il suo “spezzeremo le reni alla culona inchiavabile se la Grecia non fa prima il culo a noi”. La tragedia di un popolo ridicolo e del suo capocomico impazzito che fa chicchirichì sul proscenio sotto una pioggia di uova marce.
Quanto siamo ridicoli ad offenderci per una manifestazione, una volta tanto, di sincerità nei nostri confronti. Ridicola l’opposizione che, come sempre più spesso gli capita, non ha capito una minchia tanta del senso profondo dell’ilarità franco-tedesca. Ridicolo chi si offende tentando la carta di un tardivo orgoglio patrio che, con noi italiani, è sempre fuori luogo. Abbiamo appena pugnalato l’ennesimo alleato alla schiena, un po’ di contegno, suvvìa, e rispetto per le salme ancora calde. 
Chi fa l’offeso allora è convinto che il piazzista di aspirapolvere che ci governa ci rappresenti veramente tutti come popolo, compresi noi che non lo avremmo voluto nemmeno come amministratore di condominio. Chi si adonta evidentemente crede che un offesa a lui richieda l’immediato lavacro dell’onore domattina all’alba con due testimoni. Insomma, come si permettono quel nanerottolo alto quanto una baguette e la culona Kartoffeln di irridere il nostro meraviglioso governo dell’arraffare?
Dovremmo vergognarci noi che ci siamo affidati ai servigi ed alla protezione della Banda del Nano dell’Ortiga. Talmente brava che i conti pubblici ce li avrebbero tenuti meglio il Libanese e il Secco della Banda della Magliana.
Angela e Nicolas ridevano del nano, coglioni, non dell’Italia e hanno fatto benissimo a ridere, anzi, dovevano pure ombrellarlo e fargli vedere le natiche abbassandosi i pantaloni. Peccato che né in Francia né in Germania abbiano dimestichezza con ‘o pernacchio, perché uno di quelli alla “Duca Alfonso Maria di Sant’Agata dei Fornari”con la mano molle, ci sarebbe stato a pennello. Angela e Nicholas, la prossima volta abbiate la compiacenza di nascermi napoletani.
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E’ logico che siamo delusi da ciò che non ha detto, ma è normale. Non si possono chiedere atti eroici a chi, invece della grandezza, può offrirne solo il delirio.
Tempo fa i suoi accoliti annunciarono che presto avrebbe stupito tutti con un gesto clamoroso. 
Cosa volevate, che avesse tirato fuori in pieno Parlamento una calibro 9.0, se la fosse cacciata nel palato e avesse premuto il grilletto, con Tremonti che, impassibile e senza fiatare, si spazzola il cervello del capo dal bavero e la Carfagna che si china a raccoglierne un brandello per ricordo, come Jackie a Dallas?
“Non dimenticatevi che state ascoltando un imprenditore che ha tre aziende in Borsa. E che ogni giorno è nella trincea finanziaria”. (B. alla Camera, 3 agosto 2011)
Già, che sbadata, mi era sfuggita questa clamorosa confessione del conflitto d’interessi di B. ricordatami da il “Fatto quotidiano” stamattina. Il problema è che dopo B. ha parlato Bersani che, come è noto, i conflitti d’interesse non li vede neanche se glieli spiattellano davanti agli occhi. Quindi mi sono distratta.
Per la verità non hanno commentato la confessione nemmeno gli altri che ho ascoltato nel dibattito: Casini e Di Pietro.
Forse è meglio che B. torni alla Camera e ripeta il discorso delle aziende, della Borsa e della trincea, scandendo meglio le parole. Magari amplificato stile Pink Floyd a Venezia, così sentono anche i sordi che non vogliono sentire.
P.S. Mi scuso con la buonanima per il sacrilego accostamento con uno dei più bei film antimilitaristi mai realizzati. L’arte, in questo caso, serve come antidoto e unguento lenitivo.
Chiunque altro, leggendo su tutti i giornali del globo terracqueo*  i verbali di Ruby, con la storia del “dirai a tutti che sei la nipote di Mubarak così potrai giustificare le risorse che ti metterò a disposizione”, dalla vergogna e per carità di patria, sarebbe sprofondato a trivella fino a scoprire finalmente un ricco giacimento di petrolio in Val Padana.
Lui no, perché non teme nulla, nemmeno la reazione di Mubarak. Anzi, se non stiamo attenti, potrebbe pure buttarla in barzelletta: “Dunque, c’era un rais in coma….”.

* Nel Parlamento cileno stanno discutendo se sia opportuno che il loro presidente, in visita prossimamente in Italia, si faccia fotografare accanto a C.F. (Silvio Berlusconi).

Veramente una bella settimana per l’Italia. Con una serie di figure barbine da andarne orgogliosi ed a testa alta per il mondo. Siamo riusciti a disgustare praticamente tutti, dall’ONU al Vaticano, oltre all’intero consesso dei paesi civili.

Dopo la ratifica dell’accordo bilaterale siglato nell’agosto scorso con la Libia, accordo costosissimo (5 miliardi di euro, circa la metà del patrimonio di Berlusconi) che contiene la promessa di costruire autostrade ed altre opere riparatorie nel paese africano nostra ex colonia fascista, a patto che la Libia ci aiuti a contrastare il traffico di esseri umani, dobbiamo o no farci venire il dubbio che Gheddafi ci abbia leggermente preso per il culo, visto che i barconi con i migranti continuano ad arrivare a Lampedusa? Che dice Silvione l’Africano? Non c’era scritto sull’accordo una cosa abbastanza chiara sull’argomento?

“I due Paesi collaboreranno nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti, all’immigrazione clandestina: le due parti promuoveranno la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche“.

In teoria, la Libia dovrebbe controllare che dalle sue coste non partano i carichi dei trafficanti di carne umana che sfruttano le sofferenze di chi fugge dal proprio paese per non essere perseguitato e, magari, cooperare per stroncare questo immondo traffico. Cosa stia facendo in pratica lo sappiamo. I disgraziati che, fuggendo da paesi come la Nigeria e la Somalia, cadono nelle sgrinfie dei trafficanti e poliziotti libici e vengono rinchiusi nelle prigioni lager vanno incontro a torture, stupri e morte. Racconta una ragazza scampata a quell’inferno:

“Quando ho lasciato il mio villaggio ho impiegato quattro mesi per arrivare al confine libico, e lì ci hanno vendute ai trafficanti e ai poliziotti libici. Ci hanno messo dentro dei container, la sera venivano a prenderci, una ad una e ci violentavano. Non potevamo fare nulla, soltanto pregare perché quell’incubo finisse. Ci chiedevano sempre denaro, ma non avevamo più nulla. Ma loro continuavano, ci tenevano legate per giorni e giorni, sperando di ottenere altro denaro.
Mi hanno violentata ripetutamente in tre o quattro, anche se ero sfinita e gridavo pietà loro continuavano e sono rimasta incinta. Non so chi sia il padre di Sharon, voglio soltanto dimenticare e chiedo a Dio di farla vivere in pace.”

A quanto pare, quindi, i libici non combattono i trafficanti, visto che partecipano anche loro al bisinissi, ma perseguitano solo le loro vittime, accanendosi su di essi come fossero animali senza valore.

Noi, da parte nostra, che vogliamo tanto bene alle donne e le facciamo ministre perchè siamo sensibili ai diritti femminili ed al fascino allupante della gnocca in tailleur, queste ragazze migranti ed i loro compagni di sventura maschi che subiscono anch’essi gli stessi stupri, li abbiamo riconsegnati nelle mani dei loro carnefici. Come facevano certi paesi di merda durante l’ultima guerra, che intercettavano gli ebrei in fuga e li riconsegnavano ai nazisti. Proprio una cosa della quale andare fieri. Dov’è che ci si sbattezza da italiani?
Ci si rimane male, certo, perchè ovviamente non sapevamo che in Libia succedevano queste atrocità. Chi è che in televisione va ad intervistare una ragazza somala stuprata in un lager libico? Per carità, vogliamo perdere gli sponsor?
Tutt’al più, parlando dell’accordo Gheddafi-Berlusconi, abbiamo saputo della tenda nel deserto, delle “belle samaritane” e della gnocca, pardon Venere, di Cirene.

Comunque rassicuratevi, la settimana non passerà alla storia per il nostro comportamento da infami con i migranti, ma per le vicende boccaccesche di papi e delle lolite di diciott’anni che però vanno per i trentacinque. I libri narreranno dello stupro a mezzo stampa della moglie di Cesare e dell’autodifesa, quasi un lungo atto di autoerotismo senza stacchi, di Cesare in persona, sulla televisione pubblica, con un valletto che reggeva l’automoccolo e porgeva i kleenex.


Poi, per non farci mancare anche l’ultima iniziativa della Lega, ecco la proposta di un suo giovane esponente di riservare i posti sui tram “ai milanesi ed alle persone perbene”.
Che detta così sembra sottintendere, se i ricordi delle regole della logica non mi tradiscono, che milanese e persona perbene non appartengano allo stesso insieme. Così potrebbe accadere, paradossalmente, che nel tram che va alla Baggina possano trovare posto a sedere solo un milanese pregiudicato per furto con scasso e un calabrese incensurato e di specchiata virtù.

Quando le cagano grosse e fuori dal vaso hanno sempre la giustificazione: era una provocazione.
Non lo è affatto. Questa gente ‘e sfaccimm, queste cose le pensa veramente. Il Nord sembra sempre più abitato e purtroppo governato da tanti Olindi e Rose che quando fanno politica sanno solo tirar fuori il peggior spirito reazionario e la paranoia più sfrenata. Se un paese non ha mai vissuto la vergogna dell’apartheid loro si adoperano per introdurla. Mi sento sempre più a disagio a vivere in questo Nord, con una capitale immorale sempre più spietata e volgare e lasciata in mano ai suoi peggiori abitanti. Dopo la Milano da bere, la Milano da vomitare.
Meno male che c’è chi, pur abitando nella roccaforte della demenza leghista, resiste e si ribella, come dimostrano questi cartelli.

Restiamo nella capitale amorale del paese per segnalare un’altra cosetta, e cioè il Don Verzé che fa el so mesté, cioè loda il Signore. Peccato che non si tratti di Colui che tutto sa ma di Colui che tutto ha comperato, compreso il senso della misura del fondatore del San Raffaele.
Titolo dell’intervista: “Il premier soffre, la moglie torni indietro“. Un breve delirante estratto sul martirio del Diosilvio:

“La Veronica del Vangelo non poté far altro che detergere in silenzio il sudore e il sangue del Figlio di Dio carico di croce dell’amore: solo per questo non sarà dimenticata”.
“Il bene che Silvio Berlusconi sta facendo al nostro Paese non può lasciare indifferenti a questa nuova sofferenza che so così acre”.

Dopo tale esempio di idolatria che una volta, ricordiamolo, era riservata solo al Signore, non può mancare l’ex-presidente della Repubblica che si precipita a scrivere ad una illustre sconosciuta scusandosi non si sa di che cosa. Neanche fosse la figlia del re.
Ci sarebbe stato piuttosto da commemorare il sacrificio di Aldo Moro in questi giorni ma capisco che per lui sono brutti ricordi. Meglio passare tutto sotto silenzio, con un presidente in carica che accenna soltanto al “terrorismo delle BR”, sbianchettando tutto ciò che riguarda il fenomeno ben più complesso della strategia della tensione di quegli anni.

Per terminare in bellezza, l’Italia di questa settimana può vantarsi, come accennavo prima, di avere il primo ministro salmonato della storia. La Brambilla era rimasta a secco di poltrona a suo tempo e oggi si è rimediato all’odiosa ingiustizia. Dai surgelati al turismo. Sono soddisfazioni.


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Veramente una bella settimana per l’Italia. Con una serie di figure barbine da andarne orgogliosi ed a testa alta per il mondo. Siamo riusciti a disgustare praticamente tutti, dall’ONU al Vaticano, oltre all’intero consesso dei paesi civili.

Dopo la ratifica dell’accordo bilaterale siglato nell’agosto scorso con la Libia, accordo costosissimo (5 miliardi di euro, circa la metà del patrimonio di Berlusconi) che contiene la promessa di costruire autostrade ed altre opere riparatorie nel paese africano nostra ex colonia fascista, a patto che la Libia ci aiuti a contrastare il traffico di esseri umani, dobbiamo o no farci venire il dubbio che Gheddafi ci abbia leggermente preso per il culo, visto che i barconi con i migranti continuano ad arrivare a Lampedusa? Che dice Silvione l’Africano? Non c’era scritto sull’accordo una cosa abbastanza chiara sull’argomento?

“I due Paesi collaboreranno nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti, all’immigrazione clandestina: le due parti promuoveranno la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche“.

In teoria, la Libia dovrebbe controllare che dalle sue coste non partano i carichi dei trafficanti di carne umana che sfruttano le sofferenze di chi fugge dal proprio paese per non essere perseguitato e, magari, cooperare per stroncare questo immondo traffico. Cosa stia facendo in pratica lo sappiamo. I disgraziati che, fuggendo da paesi come la Nigeria e la Somalia, cadono nelle sgrinfie dei trafficanti e poliziotti libici e vengono rinchiusi nelle prigioni lager vanno incontro a torture, stupri e morte. Racconta una ragazza scampata a quell’inferno:

“Quando ho lasciato il mio villaggio ho impiegato quattro mesi per arrivare al confine libico, e lì ci hanno vendute ai trafficanti e ai poliziotti libici. Ci hanno messo dentro dei container, la sera venivano a prenderci, una ad una e ci violentavano. Non potevamo fare nulla, soltanto pregare perché quell’incubo finisse. Ci chiedevano sempre denaro, ma non avevamo più nulla. Ma loro continuavano, ci tenevano legate per giorni e giorni, sperando di ottenere altro denaro.
Mi hanno violentata ripetutamente in tre o quattro, anche se ero sfinita e gridavo pietà loro continuavano e sono rimasta incinta. Non so chi sia il padre di Sharon, voglio soltanto dimenticare e chiedo a Dio di farla vivere in pace.”

A quanto pare, quindi, i libici non combattono i trafficanti, visto che partecipano anche loro al bisinissi, ma perseguitano solo le loro vittime, accanendosi su di essi come fossero animali senza valore.

Noi, da parte nostra, che vogliamo tanto bene alle donne e le facciamo ministre perchè siamo sensibili ai diritti femminili ed al fascino allupante della gnocca in tailleur, queste ragazze migranti ed i loro compagni di sventura maschi che subiscono anch’essi gli stessi stupri, li abbiamo riconsegnati nelle mani dei loro carnefici. Come facevano certi paesi di merda durante l’ultima guerra, che intercettavano gli ebrei in fuga e li riconsegnavano ai nazisti. Proprio una cosa della quale andare fieri. Dov’è che ci si sbattezza da italiani?
Ci si rimane male, certo, perchè ovviamente non sapevamo che in Libia succedevano queste atrocità. Chi è che in televisione va ad intervistare una ragazza somala stuprata in un lager libico? Per carità, vogliamo perdere gli sponsor?
Tutt’al più, parlando dell’accordo Gheddafi-Berlusconi, abbiamo saputo della tenda nel deserto, delle “belle samaritane” e della gnocca, pardon Venere, di Cirene.

Comunque rassicuratevi, la settimana non passerà alla storia per il nostro comportamento da infami con i migranti, ma per le vicende boccaccesche di papi e delle lolite di diciott’anni che però vanno per i trentacinque. I libri narreranno dello stupro a mezzo stampa della moglie di Cesare e dell’autodifesa, quasi un lungo atto di autoerotismo senza stacchi, di Cesare in persona, sulla televisione pubblica, con un valletto che reggeva l’automoccolo e porgeva i kleenex.


Poi, per non farci mancare anche l’ultima iniziativa della Lega, ecco la proposta di un suo giovane esponente di riservare i posti sui tram “ai milanesi ed alle persone perbene”.
Che detta così sembra sottintendere, se i ricordi delle regole della logica non mi tradiscono, che milanese e persona perbene non appartengano allo stesso insieme. Così potrebbe accadere, paradossalmente, che nel tram che va alla Baggina possano trovare posto a sedere solo un milanese pregiudicato per furto con scasso e un calabrese incensurato e di specchiata virtù.

Quando le cagano grosse e fuori dal vaso hanno sempre la giustificazione: era una provocazione.
Non lo è affatto. Questa gente ‘e sfaccimm, queste cose le pensa veramente. Il Nord sembra sempre più abitato e purtroppo governato da tanti Olindi e Rose che quando fanno politica sanno solo tirar fuori il peggior spirito reazionario e la paranoia più sfrenata. Se un paese non ha mai vissuto la vergogna dell’apartheid loro si adoperano per introdurla. Mi sento sempre più a disagio a vivere in questo Nord, con una capitale immorale sempre più spietata e volgare e lasciata in mano ai suoi peggiori abitanti. Dopo la Milano da bere, la Milano da vomitare.
Meno male che c’è chi, pur abitando nella roccaforte della demenza leghista, resiste e si ribella, come dimostrano questi cartelli.

Restiamo nella capitale amorale del paese per segnalare un’altra cosetta, e cioè il Don Verzé che fa el so mesté, cioè loda il Signore. Peccato che non si tratti di Colui che tutto sa ma di Colui che tutto ha comperato, compreso il senso della misura del fondatore del San Raffaele.
Titolo dell’intervista: “Il premier soffre, la moglie torni indietro“. Un breve delirante estratto sul martirio del Diosilvio:

“La Veronica del Vangelo non poté far altro che detergere in silenzio il sudore e il sangue del Figlio di Dio carico di croce dell’amore: solo per questo non sarà dimenticata”.
“Il bene che Silvio Berlusconi sta facendo al nostro Paese non può lasciare indifferenti a questa nuova sofferenza che so così acre”.

Dopo tale esempio di idolatria che una volta, ricordiamolo, era riservata solo al Signore, non può mancare l’ex-presidente della Repubblica che si precipita a scrivere ad una illustre sconosciuta scusandosi non si sa di che cosa. Neanche fosse la figlia del re.
Ci sarebbe stato piuttosto da commemorare il sacrificio di Aldo Moro in questi giorni ma capisco che per lui sono brutti ricordi. Meglio passare tutto sotto silenzio, con un presidente in carica che accenna soltanto al “terrorismo delle BR”, sbianchettando tutto ciò che riguarda il fenomeno ben più complesso della strategia della tensione di quegli anni.

Per terminare in bellezza, l’Italia di questa settimana può vantarsi, come accennavo prima, di avere il primo ministro salmonato della storia. La Brambilla era rimasta a secco di poltrona a suo tempo e oggi si è rimediato all’odiosa ingiustizia. Dai surgelati al turismo. Sono soddisfazioni.


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Dopo la ratifica dell’accordo bilaterale siglato nell’agosto scorso con la Libia, accordo costosissimo (5 miliardi di euro, circa la metà del patrimonio di Berlusconi) che contiene la promessa di costruire autostrade ed altre opere riparatorie nel paese africano nostra ex colonia fascista, a patto che la Libia ci aiuti a contrastare il traffico di esseri umani, dobbiamo o no farci venire il dubbio che Gheddafi ci abbia leggermente preso per il culo, visto che i barconi con i migranti continuano ad arrivare a Lampedusa? Che dice Silvione l’Africano? Non c’era scritto sull’accordo una cosa abbastanza chiara sull’argomento?

“I due Paesi collaboreranno nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata, al traffico di stupefacenti, all’immigrazione clandestina: le due parti promuoveranno la realizzazione di un sistema di controllo delle frontiere terrestri libiche“.

In teoria, la Libia dovrebbe controllare che dalle sue coste non partano i carichi dei trafficanti di carne umana che sfruttano le sofferenze di chi fugge dal proprio paese per non essere perseguitato e, magari, cooperare per stroncare questo immondo traffico. Cosa stia facendo in pratica lo sappiamo. I disgraziati che, fuggendo da paesi come la Nigeria e la Somalia, cadono nelle sgrinfie dei trafficanti e poliziotti libici e vengono rinchiusi nelle prigioni lager vanno incontro a torture, stupri e morte. Racconta una ragazza scampata a quell’inferno:

“Quando ho lasciato il mio villaggio ho impiegato quattro mesi per arrivare al confine libico, e lì ci hanno vendute ai trafficanti e ai poliziotti libici. Ci hanno messo dentro dei container, la sera venivano a prenderci, una ad una e ci violentavano. Non potevamo fare nulla, soltanto pregare perché quell’incubo finisse. Ci chiedevano sempre denaro, ma non avevamo più nulla. Ma loro continuavano, ci tenevano legate per giorni e giorni, sperando di ottenere altro denaro.
Mi hanno violentata ripetutamente in tre o quattro, anche se ero sfinita e gridavo pietà loro continuavano e sono rimasta incinta. Non so chi sia il padre di Sharon, voglio soltanto dimenticare e chiedo a Dio di farla vivere in pace.”

A quanto pare, quindi, i libici non combattono i trafficanti, visto che partecipano anche loro al bisinissi, ma perseguitano solo le loro vittime, accanendosi su di essi come fossero animali senza valore.

Noi, da parte nostra, che vogliamo tanto bene alle donne e le facciamo ministre perchè siamo sensibili ai diritti femminili ed al fascino allupante della gnocca in tailleur, queste ragazze migranti ed i loro compagni di sventura maschi che subiscono anch’essi gli stessi stupri, li abbiamo riconsegnati nelle mani dei loro carnefici. Come facevano certi paesi di merda durante l’ultima guerra, che intercettavano gli ebrei in fuga e li riconsegnavano ai nazisti. Proprio una cosa della quale andare fieri. Dov’è che ci si sbattezza da italiani?
Ci si rimane male, certo, perchè ovviamente non sapevamo che in Libia succedevano queste atrocità. Chi è che in televisione va ad intervistare una ragazza somala stuprata in un lager libico? Per carità, vogliamo perdere gli sponsor?
Tutt’al più, parlando dell’accordo Gheddafi-Berlusconi, abbiamo saputo della tenda nel deserto, delle “belle samaritane” e della gnocca, pardon Venere, di Cirene.

Comunque rassicuratevi, la settimana non passerà alla storia per il nostro comportamento da infami con i migranti, ma per le vicende boccaccesche di papi e delle lolite di diciott’anni che però vanno per i trentacinque. I libri narreranno dello stupro a mezzo stampa della moglie di Cesare e dell’autodifesa, quasi un lungo atto di autoerotismo senza stacchi, di Cesare in persona, sulla televisione pubblica, con un valletto che reggeva l’automoccolo e porgeva i kleenex.

Poi, per non farci mancare anche l’ultima iniziativa della Lega, ecco la proposta di un suo giovane esponente di riservare i posti sui tram “ai milanesi ed alle persone perbene”.
Che detta così sembra sottintendere, se i ricordi delle regole della logica non mi tradiscono, che milanese e persona perbene non appartengano allo stesso insieme. Così potrebbe accadere, paradossalmente, che nel tram che va alla Baggina possano trovare posto a sedere solo un milanese pregiudicato per furto con scasso e un calabrese incensurato e di specchiata virtù.

Quando le cagano grosse e fuori dal vaso hanno sempre la giustificazione: era una provocazione.
Non lo è affatto. Questa gente ‘e sfaccimm, queste cose le pensa veramente. Il Nord sembra sempre più abitato e purtroppo governato da tanti Olindi e Rose che quando fanno politica sanno solo tirar fuori il peggior spirito reazionario e la paranoia più sfrenata. Se un paese non ha mai vissuto la vergogna dell’apartheid loro si adoperano per introdurla. Mi sento sempre più a disagio a vivere in questo Nord, con una capitale immorale sempre più spietata e volgare e lasciata in mano ai suoi peggiori abitanti. Dopo la Milano da bere, la Milano da vomitare.
Meno male che c’è chi, pur abitando nella roccaforte della demenza leghista, resiste e si ribella, come dimostrano questi cartelli.

Restiamo nella capitale amorale del paese per segnalare un’altra cosetta, e cioè il Don Verzé che fa el so mesté, cioè loda il Signore. Peccato che non si tratti di Colui che tutto sa ma di Colui che tutto ha comperato, compreso il senso della misura del fondatore del San Raffaele.
Titolo dell’intervista: “Il premier soffre, la moglie torni indietro“. Un breve delirante estratto sul martirio del Diosilvio:

“La Veronica del Vangelo non poté far altro che detergere in silenzio il sudore e il sangue del Figlio di Dio carico di croce dell’amore: solo per questo non sarà dimenticata”.
“Il bene che Silvio Berlusconi sta facendo al nostro Paese non può lasciare indifferenti a questa nuova sofferenza che so così acre”.

Dopo tale esempio di idolatria che una volta, ricordiamolo, era riservata solo al Signore, non può mancare l’ex-presidente della Repubblica che si precipita a scrivere ad una illustre sconosciuta scusandosi non si sa di che cosa. Neanche fosse la figlia del re.
Ci sarebbe stato piuttosto da commemorare il sacrificio di Aldo Moro in questi giorni ma capisco che per lui sono brutti ricordi. Meglio passare tutto sotto silenzio, con un presidente in carica che accenna soltanto al “terrorismo delle BR”, sbianchettando tutto ciò che riguarda il fenomeno ben più complesso della strategia della tensione di quegli anni.

Per terminare in bellezza, l’Italia di questa settimana può vantarsi, come accennavo prima, di avere il primo ministro salmonato della storia. La Brambilla era rimasta a secco di poltrona a suo tempo e oggi si è rimediato all’odiosa ingiustizia. Dai surgelati al turismo. Sono soddisfazioni.


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“Sono brave e belle e la Carfagna… guardatela, se non fossi già sposato me la sposerei”. (Silvio Berlusconi, 31 gennaio 2007)

Eh, si. Se lo toccano dove è il suo debole…
Critica la moglie perchè va in piazza a lavare e sciorinare i panni sporchi e puzzolenti e lui che fa? Rilascia interviste di qua e di sui giornali (ai direttori in persona, degradati al rango di valletti raccoglitori della versione del Re), lasciando che premurose badanti riprendano le sue invettive ed il suo abituale chiagni e fotti in appositi servizietti del TG da dare in pasto ai telespettatori serali.
Inserisce la modalità turbominchia ed inanella una serie di invettive sulla vicenda del suo divorzio, sapendo che nessuno, per il momento, oserà andare ad ascoltare la campana di sua moglie. Nel senso di offrire anche a lei la prima serata ed una bella intervista completa invece di un lancio d’agenzia.
Il Vipero ha modo di rivoltarsi ben bene e di fare ciò che sa fare meglio, come ha giustamente previsto Veronica: rivoltare la frittata. Se non lo conosce lei dopo trent’anni, chi volete che lo conosca? Il dubbio che anche stavolta, rispondendo alle domande, mi si perdoni l’uso di questa parola forte, fosse in modalità menzogna è forte.

“Sono andato al compleanno di Noemi (a Piertopa ‘e Casoria) perchè sono amico del padre”. Riporto per intero perchè merita:

“Quel giorno mi telefona il pa­dre, un mio amico da tanti an­ni. E quando sa che in serata sarei stato a Napoli, per controllare lo stato di avan­zamento del progetto per il termovalorizzatore, insiste perché passi almeno un attimo al compleanno della figlia. So­lo due minuti, mi assicura. La casa è vicina all’aeroporto. Mi faresti un grande regalo. Non molla. Io non so dire di no. Era­vamo in anticipo di un’ora e ci sono andato. Nulla di strano, è accaduto altre volte per com­pleanni e matrimoni. Pensi che ho fatto le fotografie con tutti i partecipanti, i camerieri, persi­no i cuochi. Le pubblicherà Chi sul prossimo numero perché me le ha chieste quel diavolo di Signorini». D’accordo, pre­sidente, ma perché quella ragazza Noemi la chiama papi? «Ma è un scherzo, mi volevano dare del nonno, meglio mi chia­mino papi, non crede?”

Pinocchio, per molto meno, sfondò il vetro di una finestra. E’ stato sbugiardato dai Craxi al completo in merito all’autista di Casoria, eppure insiste.
Lapidario il commento di Madame Berlusconi all’episodio napoletano: “Magari fosse sua figlia”.

“So da chi è sobillata mia moglie”. Vediamo: Cacciari? Maria Latella la sua biografa ufficiale? Un maggiordomo, come nel caso di Lady Di, Brooke Logan?
Non è vero che avevo candidato le veline“. Ma come, sono loro stesse che lo dicono e si lamentano della trombata rimediata. Avevano addirittura già firmato dal notaio.
“Non sono veline, sono laureate”. Quindi, Maestà nano, posso candidarmi anch’io che sono laureata e mi prende lo stesso anche se ho la cellulite e quasi cinquant’anni?
“E che male c’è se so­no anche carine? Non possia­mo candidare tutte Rosy Bin­di… ” Il solito gran signore.

“Mia moglie dovrà chiedermi scusa e non so se basterà”. Uuuh, cosa viene dopo l’autodafé? Un bel rogo stile Inquisizione?
Non ci sono più dubbi, la vittima è lui, preda del maleficio della solita strega e gli itagliani si addormenteranno questa sera, girandosi e scorreggiando dall’altra parte, convinti che il povero Silvio non lo lasciano lavorare.

Ora però, ascoltato il campanone di Silvio, la vogliamo far suonare la campanella di Veronica? No perchè, giusto giusto, sento la mancanza del contraddittorio.


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“Sono brave e belle e la Carfagna… guardatela, se non fossi già sposato me la sposerei”. (Silvio Berlusconi, 31 gennaio 2007)

Eh, si. Se lo toccano dove è il suo debole…
Critica la moglie perchè va in piazza a lavare e sciorinare i panni sporchi e puzzolenti e lui che fa? Rilascia interviste di qua e di sui giornali (ai direttori in persona, degradati al rango di valletti raccoglitori della versione del Re), lasciando che premurose badanti riprendano le sue invettive ed il suo abituale chiagni e fotti in appositi servizietti del TG da dare in pasto ai telespettatori serali.
Inserisce la modalità turbominchia ed inanella una serie di invettive sulla vicenda del suo divorzio, sapendo che nessuno, per il momento, oserà andare ad ascoltare la campana di sua moglie. Nel senso di offrire anche a lei la prima serata ed una bella intervista completa invece di un lancio d’agenzia.
Il Vipero ha modo di rivoltarsi ben bene e di fare ciò che sa fare meglio, come ha giustamente previsto Veronica: rivoltare la frittata. Se non lo conosce lei dopo trent’anni, chi volete che lo conosca? Il dubbio che anche stavolta, rispondendo alle domande, mi si perdoni l’uso di questa parola forte, fosse in modalità menzogna è forte.

“Sono andato al compleanno di Noemi (a Piertopa ‘e Casoria) perchè sono amico del padre”. Riporto per intero perchè merita:

“Quel giorno mi telefona il pa­dre, un mio amico da tanti an­ni. E quando sa che in serata sarei stato a Napoli, per controllare lo stato di avan­zamento del progetto per il termovalorizzatore, insiste perché passi almeno un attimo al compleanno della figlia. So­lo due minuti, mi assicura. La casa è vicina all’aeroporto. Mi faresti un grande regalo. Non molla. Io non so dire di no. Era­vamo in anticipo di un’ora e ci sono andato. Nulla di strano, è accaduto altre volte per com­pleanni e matrimoni. Pensi che ho fatto le fotografie con tutti i partecipanti, i camerieri, persi­no i cuochi. Le pubblicherà Chi sul prossimo numero perché me le ha chieste quel diavolo di Signorini». D’accordo, pre­sidente, ma perché quella ragazza Noemi la chiama papi? «Ma è un scherzo, mi volevano dare del nonno, meglio mi chia­mino papi, non crede?”

Pinocchio, per molto meno, sfondò il vetro di una finestra. E’ stato sbugiardato dai Craxi al completo in merito all’autista di Casoria, eppure insiste.
Lapidario il commento di Madame Berlusconi all’episodio napoletano: “Magari fosse sua figlia”.

“So da chi è sobillata mia moglie”. Vediamo: Cacciari? Maria Latella la sua biografa ufficiale? Un maggiordomo, come nel caso di Lady Di, Brooke Logan?
Non è vero che avevo candidato le veline“. Ma come, sono loro stesse che lo dicono e si lamentano della trombata rimediata. Avevano addirittura già firmato dal notaio.
“Non sono veline, sono laureate”. Quindi, Maestà nano, posso candidarmi anch’io che sono laureata e mi prende lo stesso anche se ho la cellulite e quasi cinquant’anni?
“E che male c’è se so­no anche carine? Non possia­mo candidare tutte Rosy Bin­di… ” Il solito gran signore.

“Mia moglie dovrà chiedermi scusa e non so se basterà”. Uuuh, cosa viene dopo l’autodafé? Un bel rogo stile Inquisizione?
Non ci sono più dubbi, la vittima è lui, preda del maleficio della solita strega e gli itagliani si addormenteranno questa sera, girandosi e scorreggiando dall’altra parte, convinti che il povero Silvio non lo lasciano lavorare.

Ora però, ascoltato il campanone di Silvio, la vogliamo far suonare la campanella di Veronica? No perchè, giusto giusto, sento la mancanza del contraddittorio.


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“Sono brave e belle e la Carfagna… guardatela, se non fossi già sposato me la sposerei”. (Silvio Berlusconi, 31 gennaio 2007)

Eh, si. Se lo toccano dove è il suo debole…
Critica la moglie perchè va in piazza a lavare e sciorinare i panni sporchi e puzzolenti e lui che fa? Rilascia interviste di qua e di sui giornali (ai direttori in persona, degradati al rango di valletti raccoglitori della versione del Re), lasciando che premurose badanti riprendano le sue invettive ed il suo abituale chiagni e fotti in appositi servizietti del TG da dare in pasto ai telespettatori serali.
Inserisce la modalità turbominchia ed inanella una serie di invettive sulla vicenda del suo divorzio, sapendo che nessuno, per il momento, oserà andare ad ascoltare la campana di sua moglie. Nel senso di offrire anche a lei la prima serata ed una bella intervista completa invece di un lancio d’agenzia.
Il Vipero ha modo di rivoltarsi ben bene e di fare ciò che sa fare meglio, come ha giustamente previsto Veronica: rivoltare la frittata. Se non lo conosce lei dopo trent’anni, chi volete che lo conosca? Il dubbio che anche stavolta, rispondendo alle domande, mi si perdoni l’uso di questa parola forte, fosse in modalità menzogna è forte.

“Sono andato al compleanno di Noemi (a Piertopa ‘e Casoria) perchè sono amico del padre”. Riporto per intero perchè merita:

“Quel giorno mi telefona il pa­dre, un mio amico da tanti an­ni. E quando sa che in serata sarei stato a Napoli, per controllare lo stato di avan­zamento del progetto per il termovalorizzatore, insiste perché passi almeno un attimo al compleanno della figlia. So­lo due minuti, mi assicura. La casa è vicina all’aeroporto. Mi faresti un grande regalo. Non molla. Io non so dire di no. Era­vamo in anticipo di un’ora e ci sono andato. Nulla di strano, è accaduto altre volte per com­pleanni e matrimoni. Pensi che ho fatto le fotografie con tutti i partecipanti, i camerieri, persi­no i cuochi. Le pubblicherà Chi sul prossimo numero perché me le ha chieste quel diavolo di Signorini». D’accordo, pre­sidente, ma perché quella ragazza Noemi la chiama papi? «Ma è un scherzo, mi volevano dare del nonno, meglio mi chia­mino papi, non crede?”

Pinocchio, per molto meno, sfondò il vetro di una finestra. E’ stato sbugiardato dai Craxi al completo in merito all’autista di Casoria, eppure insiste.
Lapidario il commento di Madame Berlusconi all’episodio napoletano: “Magari fosse sua figlia”.

“So da chi è sobillata mia moglie”. Vediamo: Cacciari? Maria Latella la sua biografa ufficiale? Un maggiordomo, come nel caso di Lady Di, Brooke Logan?
Non è vero che avevo candidato le veline“. Ma come, sono loro stesse che lo dicono e si lamentano della trombata rimediata. Avevano addirittura già firmato dal notaio.
“Non sono veline, sono laureate”. Quindi, Maestà nano, posso candidarmi anch’io che sono laureata e mi prende lo stesso anche se ho la cellulite e quasi cinquant’anni?
“E che male c’è se so­no anche carine? Non possia­mo candidare tutte Rosy Bin­di… ” Il solito gran signore.

“Mia moglie dovrà chiedermi scusa e non so se basterà”. Uuuh, cosa viene dopo l’autodafé? Un bel rogo stile Inquisizione?
Non ci sono più dubbi, la vittima è lui, preda del maleficio della solita strega e gli itagliani si addormenteranno questa sera, girandosi e scorreggiando dall’altra parte, convinti che il povero Silvio non lo lasciano lavorare.

Ora però, ascoltato il campanone di Silvio, la vogliamo far suonare la campanella di Veronica? No perchè, giusto giusto, sento la mancanza del contraddittorio.


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