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Un gruppo di neonazistoidi pesta un ragazzo a sangue e lo uccide. Accade nella fatal Verona.
Parole d’ordine nel centrodestra, in queste ore: proiettare, generalizzare, usare il bilancino e anche servirsi abbondantemente del sempre infallibile scudo difensivo dell’antisemitismo che qui non c’entra una ceppa ma tant’è. Tanta antispasmina colica, pure, per curare il mal di pancia che ogni tanto provoca dolorosi movimenti peristaltici e anche vere e proprie emissioni di gas.
Cosa tocca sentire in questa povera Italia sempre più emmerdé.

Il sindaco Tosi dice: “Mi sembra chiaro che in questa storia non c’entra niente la politica. Non è un’aggressione contro la sinistra, è un gruppo di deficienti, punto e basta”.
A Roma risponde con uno squillo Alemanno, che dice: “ci sono frange estremiste di destra e di sinistra che sono più espressione di emarginazione urbana che di vera politica. E’ evidente che vanno condannate tutte le forme di estremismo ideologico e ogni prassi di violenza da qualunque parte provenga.”
Qui non si sta parlando in generale di totalitarismi e tantomeno di sinistra ma di un episodio specifico di neofascismo, anzi neonazismo. Di gente che ama le croci celtiche come lui.

Il pararsi di Fini dietro all’antisemisionismo è comunque l’apoteosi.
Speriamo che le agenzie abbiano frainteso perchè altrimenti ci sarebbe veramente da piangere.
Il neo presidente della Camera avrebbe fatto (uso il condizionale per carità di patria) durante la registrazione di “Porta a Porta” la seguente affermazione:

«L’aggressione dei naziskin veronesi e la violenza dei centri sociali torinesi sono due fenomeni che non possono essere paragonati.» A giudizio del presidente della Camera, in sostanza, se dietro l’aggressione di Verona non c’è alcun «riferimento ideologico», a Torino le frange della sinistra radicale «cercano in qualche modo di giustificare con la politica antisionista», un autentico antisemitismo, veri e propri «pregiudizi di tipo politico-religioso». Su questo, sottolinea Fini, «c’è un consenso non dico di massa, ma una posizione politicamente considerata legittima da una parte della sinistra radicale». (tratto dal “Corriere della Sera”)

Dopo qualche ora, viste le reazioni di molti esponenti politici alle sue parole, Fini replica:

«I naziskin di Verona sono dei pazzi criminali assassini – scandisce Fini – la violenza che c’è in alcune frange della società nei confronti dello Stato di Israele è una violenza di tipo politico ideologico, non perché i naziskin non avessero una distorta ideologia nazista nella testa, ma i due fenomeni non sono paragonabili tra di loro».

E’ una mia impressione, o ogni tanto, quando si tocca qualche colletto scoperto, Gianfranco scompare e riappare Gianfascio?

Andiamolo a a dire alla mamma che tra qualche giorno vedrà seppellire suo figlio morto a causa dei calci presi in testa, che una qualunque strafottutissima bandiera del cazzo vale più della vita di un essere umano. Di suo figlio.

A proposito. Risuona finora (voglio sperare che si tratti di semplice ritardo nei tempi di reazione) il silenzio assordante delle comunità ebraiche, altrimenti solerti a denunciare la minima scalfittura su una lapide, su questo episodio di violenza proveniente da ambienti di estrema destra.
Paura di offendere qualcuno tra i nuovi volonterosi alleati di Israele?
Uno degli assassini di Nicola si era rifiutato, durante una gita scolastica, di entrare in una sinagoga ma stranamente i fratelli maggiori non hanno niente da dire su questo rigurgito di violenza neonazista, sui “bravi ragazzi” fuggiti all’estero (come i bravi ragazzi del Circeo, ricordate?), se non lamentarsi come sempre dell’antisemitismo di sinistra e dell’antisionismo e del boicottaggio alla Fiera del Libro e delle bandiere bruciate.
Il messaggio è per caso: basta che non si brucino le bandiere israeliane (e in seconda battuta quelle americane), ci si allea con coloro i quali con la bandiera italiana ci si vorrebbero pulire il culo e gli si perdona tutto, anche le frequentazioni neonaziste?

Ma vaffanculo tutti, va.

P.S. Ho poi visto “Porta a Porta”. Una cosa ancora più vomitevole di quanto avessero anticipato i giornali. Fini ha proprio detto che la contestazione di Torino era più grave dell’assassinio fascista di Verona. L’altra carica dello Stato con il riporto annuiva e parlava di piazze pericolose, tentazioni terroristiche mentre l’insetto godeva e dietro al trio campeggiava per tutta la puntata un enorme scritta: “La sinistra brucia la bandiera di Israele”.
Una bandiera, oltretutto straniera, più importante della vita di un ragazzo. Semplicemente aberrante.


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