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“Questo patto [dichiarazione di voto, n.d.a.] vogliamo stipularlo con Lei e non col prof. Prodi: la sua campagna fatta di ‘serietà’ e ‘sacrifici’ non ci piace, ci intristisce e ci fa un po’ spavento. E noi signore lo lasciamo volentieri perdere. ‘La bellezza salverà il mondo’.” (Dalla Lettera aperta delle donne a Silvio Berlusconi, marzo 2006) 


Quando tutto sarà finito e ci aggireremo tra le macerie fumanti di questo disgraziato paese, bisognerà fare un discorsetto come si deve alle donne che hanno popolato, appoggiato, sfruttato ed acclamato il maledetto regime del Drago Flaccido per tutto questo tempo. Qualche testolina da rapare metaforicamente a zero per intelligenza – anzi incoscienza – con il nemico, insomma, non guasterebbe.

Non è un mistero che proprio le donne siano state lo zoccolo duro dell’elettorato del Nano della Provvidenza. Non solo le patetiche vecchie passerottine comperate last minute con il cestino da viaggio dei poveri – panino al salame e mezza minerale – e mandate di fronte a Palazzo di Giustizia a fare claque. Non solo le signore bene e male tradizionalmente sensibili ai richiami del populismo fascista e del conservatorismo protettore del privilegio ma milionate di donne di tutte le classi sociali, anche le più umili, che gli si sono donate senza indugio come ringraziamento per essere state sedotte e condizionate pavlovianamente dalla sua cura Silvio-Ludovico.
Ore ed ore, giornate intere per trent’anni a farsi rincoglionire ed offendere da trasmissioni oscene per ignoranza e volgarità, senza che nessuna avesse il buon gusto di spegnere l’ordigno infernale e rifiutarsi di comperare i rovagnati, i mulini bianchi e tutte le cianfrusaglie che avrebbero finanziato altra televisione immonda, altra merda da far colare nel loro salotto, in un loop consumistico e culturalmente degradante senza fine.
L’oscenità che ci ha fatto rabbrividire in “Videocracy” e ne “Il corpo delle donne” le italiane l’hanno tollerata senza fiatare per decenni senza accorgersi di come questo condizionamento tette-culi stesse scavando come una talpa nell’inconscio maschile infettandolo con l’idea che le donne debbano essere sempre e solo categorizzate secondo un sistema binario in strafighe vs. cesse, minorenni vs. vecchie, chiavabili vs. inchiavabili, madonne (le loro madri) vs. troie (il resto del mondo).
Quando il responsabile di tale schifezza è sceso in politica, invece di evitarlo come la peste, lo hanno votato, gli hanno affidato le loro vite e quelle dei loro figli. Del resto anche nella vita reale capita ad esempio che siano proprio le donne a volte  – magari per stupidità ed incoscienza – a dare in pasto i figli ai pedofili, specie se di famiglia. Sarà il riflesso nei confronti del maschio dominante.

Ora le donne che lo hanno votato si adontano. Il vecchiaccio in fondotinta non riesce a difenderle dalla crisi perché ha perso troppo tempo a difenderle dai comunisti e si sentono punte nel vivo soprattutto per il fatto delle mignotte.
Lì per lì, quando Veronica già nel 2007  le aveva avvertite non le avevano creduto. L’avevano considerata un’ingrata che osava toccar loro il Silvio. Avevano svuotato la sacca del veleno. Poi, a furia di martellare, scandalo dopo scandalo, identificandosi nella moglie cornuta con il marito che va a puttane e per giunta più giovani, nella dura scorza dell’elettorato femminile papiminkia si è formata una crepa strutturale, sintomo di crollo imminente del mito.
A proposito, è inquietante che si debba essere d’accordo con uno come Edward Luttwak che ha dichiarato Veronica “vera patriota italiana” per essere stata la prima a ribellarsi al Drago.
Che siano pentite o meno, le elettrici di B. non hanno comunque scuse: sono colpevoli di favoreggiamento continuato al regime.
Anche le donne di centrosinistra hanno latitato nel denunciare come la televisione italiana stesse diventando null’altro che lo specchio della personale perversione sessuale di un vecchio libidinoso. Una manifestazione ogni trent’anni, la famosa “Se non ora quando” è francamente un po’ pochino, soprattutto per quello che contano ormai le manifestazioni. Uno sciopero delle consumatrici, ad esempio, avrebbe fatto più male.

Il regime però non ha espresso solamente un elettorato femminile da vergognarsi ma soprattutto una classe dirigente in tacchi a spillo che è  il peggio del peggio femminile. Il berlusconismo si è fatto rappresentare ed ha portato al potere, coprendole di denaro, carriere e ciondoli per farle star buone,  le sciurette cotonate, le zie ricche fasciste, le imprenditrici coscialunga e cervello fino, le figlie-di, le terruncielle rampanti con la specializzazione in arti bolognesi, le zoccole e basta, le minorenni che vanno per i trentacinque, le casalinghe di Voghera, le anelle mancanti razziste con il terrore del negro, le pozze di ignoranza abissale elevate a ministre dell’istruzione e quelle che maitresse si nasce e loro lo nacquero. Un mare di nullità femmine abituate a funzionare in modalità cervello automatico con schede preprogrammate; sacerdotesse della vita facile e della carriera molta spesa e poca resa grazie alla coscia allargata, tutto a spese dei contribuenti. Tutte bonazze perché, come ha recentemente dichiarato la sacerdotessa che parla come Vito Catozzo, “le racchie devono stare a casa”. A casa anche le brave e le intelligenti, era sottinteso. Perché il combinato di bella & intelligente rischia di far andare in sovraccarico il sistema. Il berlusconismo, per stabilizzarsi, deve annichilire l’intelligenza, la creatività e la competenza della donna. Deve essere solo il Trionfo della Cretina.
E bastava guardare le sue televisioni per capirlo con anni di anticipo ed evitare i danni catastrofici che stiamo subendo.

Menzione d’onore alla Marcegaglia che, se non altro, dimostra più coraggio e determinazione di Bersani nel parlare di “salvare l’Italia” ma per il resto? Che facciamo per ricostruire culturalmente il paese?
Una seria e profonda autocritica da parte dell’universo femminile per le colpe che ha avuto nell’aver tollerato ed appoggiato questo schifo del berlusconismo non guasterebbe. Magari cominciando da un bel “che cretine siamo/sono state a votarlo”, “che farabutte quelle madri che spingono le figlie a vendersi per una comparsata in TV o la borsa di Prada”, o “che vergogna non aver denunciato prima il degrado culturale”.
Questa autocritica dubito la si troverà mai nei siti femministi.
Confesso che non riesco più a seguirli. Fatico ogni giorno di più a capire il loro linguaggio e mi infastidisce fino all’orticaria quell’atteggiamento di assoluta e dogmatica giustificazione verso tutto ciò che fanno le donne; una sorta di vittimismo da minoranza etnico-religiosa sempre più piagnone e ricattatorio. Noto sempre più di frequente l’assenza pressoché totale di autocritica per i milioni di errori che commettono ogni giorno le donne, come è normale che sia, vista la loro natura umana. 
Per le femministe paiono non esistere donne cattive, stronze, disoneste, addirittura assassine. Se lo sono non è mai colpa della loro natura umana  ma del maschio che le ha disegnate così e che le opprime. Nell’universo femminista c’è questo gigantesco Godzilla cazzuto che si aggira sfracellando ponti e palazzi, minacciando costantemente l’esistenza delle sue povere vittime. Una visione che non è obiettiva perché profondamente fobica e unisessuale.

Se critichi il puttanaio che circonda, volontariamente, il satrapo nano, ti rispondono, le sorelle femministe, come ti permetti di giudicare, visto che “siamo tutte puttane”, – dimostrando di non conoscere la differenza tra il ruolo, il mestiere e la forma mentis di puttana, che non sempre si sovrappongono e, per tagliare il discorso, concludono che il problema è che tanto siamo tutti sfruttati in questo mondo, quindi che vuoi? Quindi un par di balle. La ricostruzione dell’immagine della donna italiana, per esempio a cominciare dalla riscoperta e valorizzazione di tutti i talenti femminili, non solo della figaggine, non può che partire dall’autocritica. E da noi stesse.

Non capisco le critiche. Ha ceduto troppo presto, doveva insistere ed ottenere di più, doveva spennarlo, rovinarlo, fare come le mogli americane che per meno della metà secca del patrimonio dell’ex marito miliardario non se ne parla nemmeno.

Veronica la morigerata si accontenta di 300mila euro al mese, 3 milioni 600mila euro all’anno, nemmeno 7 miliardi delle vecchie lire.
Se vi paion pochi, facendo un paragone calcistico, non sarà certo lo stipendio di un Cristiano Ronaldo ma quello di mezza Inter si: Suazo, Cordoba, Zanetti, Chivu, Samuel, Quaresma e altri sono pagati più o meno quella cifra. Diciamo che 3 milioni e mezzo di euro è il prezzo medio di un ottimo calciatore di serie A., Ronaldinhi esclusi.
A me pare giusto, visto che Veronica di calci nei garretti ne ha presi tanti.

Notiziole dal fronte rotture di bambocci tra coniugi e relative miserie – morali, non certo materiali.
Ma non si era detto che lui dal giudice non ci può andare perchè ci ha da fare e quindi ci deve okkupare il Parlamento obbligandolo ad approvare leggi cucitegli addosso come uno dei suoi doppiopetti Caraceni?
Invece, avete presente Paperon de Paperoni quando gli posano gli occhi sul deposito e dà di matto con le zampette in spaccata per aria?
Come recita il detto: “la fame leva il lupo dal bosco” e i soldi trascinano Berlusconi davanti al giudice.
La notizia è che ieri, con notevole sprezzo del legittimo impedimento, Berlusconi si è recato in prefettura ed ha visto in faccia per la prima volta dopo anni un giudice, seppur del Civile, per la rituale udienza di conciliazione prevista nelle cause di separazione.

Il fatto è che Veronica chiede 3 milioni e mezzo di euro al mese per fare pari e patta con le corna e togliersi lo sfizio di qualche spesuccia antidepressiva e lui, da oculato imprenditore e gran signore, siccome dice che le corna gliele ha messe anche lei, si autoapplica lo sconto outlet più i saldi di fine stagione e offre alla consorte la miseria di 200.000 euro al mese. 2.400.000 euro all’anno invece di 43 milioni. Un bel risparmio. Per quella cifra si può anche mandare in culo il legittimo impedimento.

Non so perchè ma io lo vedrei bene assieme a Madonna. Due egocentrici di tal fatta si annichilirebbero a vicenda e il problema sarebbe risolto per sempre. Davvero, non so se sia peggio lei che ti obbliga a trombare su delle sex chairs particolari con i-Pod incorporato che spara “Like a Virgin”, “True Blue” e “Papa Don’t Preach” durante il dai e vai – parola di Guy Ritchie al quale va tutta la mia comprensione, o lui che tortura le ospiti di palazzo Grazioli proiettando i suoi filmini porno con Bush obbligandole a fare pure la ola.

P.S.
Tra le altre nanominchiate che non ci siamo fatti mancare in settimana, l’ipotesi “Berlusconi praticamente stuprato da Patrizia D’Addario, introdottasi a Palazzo Grazioli per attentare alla specchiata virtù del presdelcons” pubblicata da Panorama. Sul prossimo numero: “Non siamo mai stati sulla Luna” e un’intervista al capo dei rettiliani.
Ed infine, la sorprendente rivelazione di Taormina – anche se le cose che dice vanno sempre prese con le molle – che Berlusconi riesce ad essere sincero almeno con i suoi avvocati. Ecco perchè dicono che se Previti dovesse parlare…

I papiminkia che si affollano inebetiti dal dolore attorno al luogo del martirio del loro Unto di riferimento forse possono smettere di soffrire perchè qualcuno ha finalmente ascoltato le loro preci ed è pronta a scendere benedicente tra il suo popolo, coprendolo di letizia e consolazione.

Sono già un paio, e documentate, le apparizioni della Madonna Pellegrina della Fininvest, Nostra Signora degli Schei e patrona dei criptogay – che fa pure rima.
Nel primo messaggio del 10 ottobre la Signora di Mondadorije si mostrava piangente con dei goccioloni così a causa della sentenza che la obbligherebbe a mollare i 750 milioni di euro di risarcimento a De Benedetti:

”Non voglio nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi scellerata di dover tirare fuori una cifra del genere. Stiamo parlando di una holding cui fanno capo societa’ quotate del calibro di Mediaset e Mondadori, societa’ solide e ben gestite, ma una mazzata da 750 milioni di euro farebbe tremare chiunque. L’improvvisa mancanza di risorse finanziarie cosi’ importanti metterebbe a rischio le nostre possibilita’ di sviluppo”.

Come dire che De Benedetti, che la mazzata l’ha già subìta (e sappiamo che l’ammontare dei risarcimenti decisi dai tribunali è sempre inferiore alle cifra reale del danno), si può fottere allegramente.

Perchè sia chiaro e affinchè sorellastra intenda, la Mondadori è sua e guai a chi gliela tocca.
Il vero uomo di casa, nonostante sia alta un metro e un lingotto, quando l’accarezzano contropelo fa invidia al papi quando sbraita contro gli sceneggiatori della “Piovra”.
Che Barbara, la figlia beella e aaalta di Veronica abbia la passione dei libri, soprattutto quelli targati Mondadori, non è un mistero. Ora che dovranno dividersi il malloppo a papi vivo causa divorzio dalla Lario, per la Signora di Mondadorije saranno altri goccioloni. Del resto le Madonne hanno la lacrima facile, non è un mistero.

Nel secondo messaggio lasciato ai papiminkia, la Signora si è lamentata delle ultime accuse lanciate al Padre, che è giustamente, il suo idolo. Se non fosse stato per lui, infatti, quando mai le sarebbe toccato un Ambrogino d’Oro?
Le accuse lanciate a quel sant’uomo del padre sono tutte calunnie e, naturalmente, frutto della malapianta dell’invidia dei detrattori di un imprenditore che ha fatto tanto. Soprattutto per se stesso.

C’è qualcuno che si chiede preoccupato se la Madonna Pellegrina di Arcore stia per caso studiando da papi, sì da esser pronta a prendere il comando della Casamatta della Libertà nella malaugurata evenienza.
Lo escludo. Se si distrae un attimo le sorellastre le portano via la polpetta dal piatto come ad una Cenerentola qualsiasi e lei non reggerebbe l’onta.
Meglio che continui a dedicarsi ai miracoli che le vengono così bene, come la guarigione del gay con la semplice imposizione del portafogli. Altro che Lourdes. Pare che non perdoni. Dolce e Gabbana sono avvertiti.

Berlusconi non risponde a Repubblica, non risponde al Parlamento, che comprende anche gli sciagurati che l’hanno votato ma si affida ancora una volta al suo fedele maggiordomo.
In occasione nell’ennesimo costoso (20 euri) ed inutile libro che il padrone generosamente gli pubblica come premio fedeltà, un’operina un sacco cicisbea intitolata “Donne di cuori” che pare il remake dei libri di Roberto Gervaso sulle Tope Illustri, Mr. Wasp porge al Sire, abilmente purgate dei contenuti più imbarazzanti e mondate di ogni possibile spiacevolezza per Sua Grazia, le famose dieci domande le risposte alle quali attendiamo ormai da tempo immemorabile. Roba sulle sue frequentazioni di pulzelle, di donnine allegre ed uso improprio di sedi istituzionali a fini ludico-sessuali.

Un’operazione in fondo pietosa, alla pari di quella di Max, il maggiordomo-primo-marito di Norma Desmond, che confessa a William Holden di essere lui a scrivere le lettere degli ammiratori che la diva in declino e ormai fuori come un cocomero ancora riceve, illudendosi di essere ancora l’idolo delle folle di un tempo. “Non li guarderei troppo da vicino, quei francobolli”.

Ecco, non le guarderei troppo da vicino quelle domande.
Naturalmente è la sagra della negazione. Non ha mai detto, non ha mai fatto e non ha mai saputo.
Tarantini, ad esempio, si è intrufolato a tradimento con “due amiche” ad una festa del fan club “Meno male che Silvio c’è” a Palazzo Grazioli e lui se ne è ritrovata una, non si sa come, nel letto. Meglio una escort che una testa di cavallo, comunque.

Riguardo alle chiappe ministeriali chiacchierate:
“Ho proposto incarichi di responsabilità soltanto a donne con un profilo morale, intellettuale, culturale e professionale di alto livello”. Verrebbe da pensare a Rita Levi Montalcini, come minimo, e invece si parla della Carfagna e della Brambilla.

Mai avuto relazioni con Noemi. Ok. Strano che non abbia sguinzagliato i Ghedini armati di querele contro una squinzia qualunque che lo chiama confidenzialmente Papi e millanta una fin troppo intima e lunga amicizia con lui.
Infine, su quale sia il suo attuale stato di salute, dopo che sua moglie aveva detto: “mio marito non sta bene”, lo sventurato risponde:

“A questa domanda rispondono i fatti. Da quella data a oggi le mie condizioni di salute, a parte un fastidioso torcicollo ormai debellato e la scarlattina che ho avuto a fine ottobre, sono infatti quelle che mi hanno permesso di proseguire e completare sedici mesi di fittissimi impegni che per brevità così riassumo: 170 incontri internazionali, 25 vertici multilaterali, 9 vertici bilaterali, 80 conferenze stampa, 66 consigli dei ministri, 91 interventi e discorsi pubblici a braccio.”

Dimentica di annoverare, tra un vertice e l’altro, le fittissime trombate. E, soprattutto, dimentica di specificare quali di quegli impegni siano stati cancellati a causa di “improvvisi impedimenti”, come è stato a suo tempo denunciato.
In fondo, ciò che ci interessa non è se tromba o non tromba (e chi se ne strafrega, anzi più Cialis prende, meglio è) ma se tromba al posto di governare.

A proposito, pare che il lancio di agenzia con il quale Veronica annunciò il proprio divorzio contenesse un’espressione piuttosto colorita riferita al marito e che l’Ansa censurò. Secondo il “Fatto quotidiano”, la parola sarebbe “MAIALE”.

“Cosa avrei fatto se non fossi stato ammalato?”, conclude Silvio Desmond nell’intervista a Mr. Wasp.

Esimio presidente, non oso neppure immaginarlo.

Signore e signori, ecco a voi un classico del repertorio femminile, non esclusivamente di destra ma che fascisticamente a destra partorisce sempre gli esemplari più pregiati: la collaborazionista.
Una figura delle più infami, che noi donne (amiche femministe e lesbiche non fate “bla-bla-bla-bla” tappandovi le orecchie perchè si parla di verità assolute) interpretiamo sempre al meglio delle cinque perfidie: umiliare l’avversaria, se occorre mentendo, conquistare il gallo, portarlo via alla gallina rivale, vendere la gallina sconfitta al pollaiolo.

Qualche giorno fa Reo Silvio si era lamentato pubblicamente del fatto che le ministre e le cortigiane (nel senso di dame che frequentano la sua corte) non l’avessero difeso nella tenzone contro Veronica, la moglie stanca di puttanate e in procinto di dissotterrare l’ascia di guerra, dopo le papirivelazioni della papigirl dalla lingua sciolta.
Razza di stronze, perchè non mi difendete, era scritto tra le righe del comunicato. Io che vi ho tolto dalla strada e vi ho elevate agli onori dei ministeri? Veline ingrate, come direbbe Vittorio Infeltrito.

Orbene, il silenzio è continuato fino a quando è venuta fuori la collaborazionista, appunto. Ignara del famoso detto cinese “se non sei sicura di ciò che dici, fatti sempre i cazzi tuoi”, Madame Santanché, tra un colpo di sole e l’altro, ha rivelato il nascondiglio del partigiano, ha buttato là con nonchalance ma in realtà per conquistarsi un posto da feldmarescialla ad honorem, la sua versione extensions del divorzio Berlusconi-Lario. ” Povero Silvio, la Veronica ci ha l’amante da anni: è il bodyguard (nda, peccato non fosse il guardiacaccia) e Silvio, poverino, ci ha le corna.”
Quando la donna momentaneamente sprovvista di siero antivipera incontra la donna con la lingua biforcuta, la donna senza antidoto è una donna morta.
L’Infeltrito, tenendo ferma la Lario, ha perfidamente titolato “Veronica ha un compagno“. Pensate l’impatto tremendo di quella parola: “compagno” nelle delicate meningi dei suoi lettori.
Pure un comunistaccio che si tromba la moglie del nostro Salvatore, ci tocca sopportare, ohibò?

Come nelle più malfamate e retrograde periferie del Pakistan è iniziato il processo all’adultera. Si, perchè questi hanno fatto il frontale con la civiltà dalla parte dei crociati ma nel profondo sono talebani.
Se Ali Babà Silvio mette assieme quaranta ragazze è perchè deve svagarsi, è perchè (poverosilvio) “tene ‘e ccorne“.
Si chiama in tutti i paesi “rivoltare la frittata” ed è una strategia tipica di chi si trova dalla parte del torto, soprattutto quando una moglie ti intenta una causa di divorzio per colpa. E’ una tecnica maschilista fino al midollo fatta da avvocati maschilisti e con lo stomaco a doppio strato di moquette. Difensori di uomini che hanno cornificato la moglie per anni ma che, di fronte al tradimento per disperazione della moglie con l’unico che le ha degnate di un briciolo di considerazione e magari le fa sentire ancora donne, gridano alla lesa maestà. E se la moglie non li ha traditi, non importa, lo ha fatto lo stesso perchè il duce ha sempre ragione.

Forse, secondo il collegio difensivo del Reo Silvio la moglie di Berlusconi doveva chiamarsi Penelope e limitarsi a fare e disfare la tela per resistere alla corte dei Proci. Invece si chiama Veronica e ha a che fare con dei Porci, maschi e femmine.
Non sappiamo se sia vera la storia con il tipo della sicurezza, una cosa molto “Endaaaaaiaiaaaa will always love youuuuu!” (l’interessato ha smentito, e che doveva fare?) ma che questa supposta rivelazione l’abbia fatta una donna, dimenticando la solidarietà tra donne, i libri contro l’oscurantismo degli islamici che lapidano le adultere ed altre “battaglie” recenti della candidata della “destra”, è assai spregevole.
E’ vagamente spiazzante doversi dire d’accordo con Francesco Storace, che si è detto sconcertato dall’iniziativa della sua ex candidata topolona, ma non si può fare altrimenti.

Poi, visto che siamo nella stagione delle ciliegie e una collaborazionista tira l’altra, viene fuori anche la Laura Comi, candidata alle europee per (indovinate) il PDL. Anche lei sapeva tutto, già.
Vedrete, sarà il diluvio. Un bello scroscio di veleno per farsi belle di fronte al gallo. La famosa ira funesta delle cagnette. Aspettavano solo che qualcuna cominciasse e ora si divertiranno in un bel catfight. Tutte assieme a graffiare e tirare i capelli una che a loro non ha fatto niente, se non ignorarle.
Com’è che si declina al femminile “omm ‘e sfaccimm”?


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Signore e signori, ecco a voi un classico del repertorio femminile, non esclusivamente di destra ma che fascisticamente a destra partorisce sempre gli esemplari più pregiati: la collaborazionista.
Una figura delle più infami, che noi donne (amiche femministe e lesbiche non fate “bla-bla-bla-bla” tappandovi le orecchie perchè si parla di verità assolute) interpretiamo sempre al meglio delle cinque perfidie: umiliare l’avversaria, se occorre mentendo, conquistare il gallo, portarlo via alla gallina rivale, vendere la gallina sconfitta al pollaiolo.

Qualche giorno fa Reo Silvio si era lamentato pubblicamente del fatto che le ministre e le cortigiane (nel senso di dame che frequentano la sua corte) non l’avessero difeso nella tenzone contro Veronica, la moglie stanca di puttanate e in procinto di dissotterrare l’ascia di guerra, dopo le papirivelazioni della papigirl dalla lingua sciolta.
Razza di stronze, perchè non mi difendete, era scritto tra le righe del comunicato. Io che vi ho tolto dalla strada e vi ho elevate agli onori dei ministeri? Veline ingrate, come direbbe Vittorio Infeltrito.

Orbene, il silenzio è continuato fino a quando è venuta fuori la collaborazionista, appunto. Ignara del famoso detto cinese “se non sei sicura di ciò che dici, fatti sempre i cazzi tuoi”, Madame Santanché, tra un colpo di sole e l’altro, ha rivelato il nascondiglio del partigiano, ha buttato là con nonchalance ma in realtà per conquistarsi un posto da feldmarescialla ad honorem, la sua versione extensions del divorzio Berlusconi-Lario. ” Povero Silvio, la Veronica ci ha l’amante da anni: è il bodyguard (nda, peccato non fosse il guardiacaccia) e Silvio, poverino, ci ha le corna.”
Quando la donna momentaneamente sprovvista di siero antivipera incontra la donna con la lingua biforcuta, la donna senza antidoto è una donna morta.
L’Infeltrito, tenendo ferma la Lario, ha perfidamente titolato “Veronica ha un compagno“. Pensate l’impatto tremendo di quella parola: “compagno” nelle delicate meningi dei suoi lettori.
Pure un comunistaccio che si tromba la moglie del nostro Salvatore, ci tocca sopportare, ohibò?

Come nelle più malfamate e retrograde periferie del Pakistan è iniziato il processo all’adultera. Si, perchè questi hanno fatto il frontale con la civiltà dalla parte dei crociati ma nel profondo sono talebani.
Se Ali Babà Silvio mette assieme quaranta ragazze è perchè deve svagarsi, è perchè (poverosilvio) “tene ‘e ccorne“.
Si chiama in tutti i paesi “rivoltare la frittata” ed è una strategia tipica di chi si trova dalla parte del torto, soprattutto quando una moglie ti intenta una causa di divorzio per colpa. E’ una tecnica maschilista fino al midollo fatta da avvocati maschilisti e con lo stomaco a doppio strato di moquette. Difensori di uomini che hanno cornificato la moglie per anni ma che, di fronte al tradimento per disperazione della moglie con l’unico che le ha degnate di un briciolo di considerazione e magari le fa sentire ancora donne, gridano alla lesa maestà. E se la moglie non li ha traditi, non importa, lo ha fatto lo stesso perchè il duce ha sempre ragione.

Forse, secondo il collegio difensivo del Reo Silvio la moglie di Berlusconi doveva chiamarsi Penelope e limitarsi a fare e disfare la tela per resistere alla corte dei Proci. Invece si chiama Veronica e ha a che fare con dei Porci, maschi e femmine.
Non sappiamo se sia vera la storia con il tipo della sicurezza, una cosa molto “Endaaaaaiaiaaaa will always love youuuuu!” (l’interessato ha smentito, e che doveva fare?) ma che questa supposta rivelazione l’abbia fatta una donna, dimenticando la solidarietà tra donne, i libri contro l’oscurantismo degli islamici che lapidano le adultere ed altre “battaglie” recenti della candidata della “destra”, è assai spregevole.
E’ vagamente spiazzante doversi dire d’accordo con Francesco Storace, che si è detto sconcertato dall’iniziativa della sua ex candidata topolona, ma non si può fare altrimenti.

Poi, visto che siamo nella stagione delle ciliegie e una collaborazionista tira l’altra, viene fuori anche la Laura Comi, candidata alle europee per (indovinate) il PDL. Anche lei sapeva tutto, già.
Vedrete, sarà il diluvio. Un bello scroscio di veleno per farsi belle di fronte al gallo. La famosa ira funesta delle cagnette. Aspettavano solo che qualcuna cominciasse e ora si divertiranno in un bel catfight. Tutte assieme a graffiare e tirare i capelli una che a loro non ha fatto niente, se non ignorarle.
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Una figura delle più infami, che noi donne (amiche femministe e lesbiche non fate “bla-bla-bla-bla” tappandovi le orecchie perchè si parla di verità assolute) interpretiamo sempre al meglio delle cinque perfidie: umiliare l’avversaria, se occorre mentendo, conquistare il gallo, portarlo via alla gallina rivale, vendere la gallina sconfitta al pollaiolo.

Qualche giorno fa Reo Silvio si era lamentato pubblicamente del fatto che le ministre e le cortigiane (nel senso di dame che frequentano la sua corte) non l’avessero difeso nella tenzone contro Veronica, la moglie stanca di puttanate e in procinto di dissotterrare l’ascia di guerra, dopo le papirivelazioni della papigirl dalla lingua sciolta.
Razza di stronze, perchè non mi difendete, era scritto tra le righe del comunicato. Io che vi ho tolto dalla strada e vi ho elevate agli onori dei ministeri? Veline ingrate, come direbbe Vittorio Infeltrito.

Orbene, il silenzio è continuato fino a quando è venuta fuori la collaborazionista, appunto. Ignara del famoso detto cinese “se non sei sicura di ciò che dici, fatti sempre i cazzi tuoi”, Madame Santanché, tra un colpo di sole e l’altro, ha rivelato il nascondiglio del partigiano, ha buttato là con nonchalance ma in realtà per conquistarsi un posto da feldmarescialla ad honorem, la sua versione extensions del divorzio Berlusconi-Lario. ” Povero Silvio, la Veronica ci ha l’amante da anni: è il bodyguard (nda, peccato non fosse il guardiacaccia) e Silvio, poverino, ci ha le corna.”
Quando la donna momentaneamente sprovvista di siero antivipera incontra la donna con la lingua biforcuta, la donna senza antidoto è una donna morta.
L’Infeltrito, tenendo ferma la Lario, ha perfidamente titolato “Veronica ha un compagno“. Pensate l’impatto tremendo di quella parola: “compagno” nelle delicate meningi dei suoi lettori.
Pure un comunistaccio che si tromba la moglie del nostro Salvatore, ci tocca sopportare, ohibò?

Come nelle più malfamate e retrograde periferie del Pakistan è iniziato il processo all’adultera. Si, perchè questi hanno fatto il frontale con la civiltà dalla parte dei crociati ma nel profondo sono talebani.
Se Ali Babà Silvio mette assieme quaranta ragazze è perchè deve svagarsi, è perchè (poverosilvio) “tene ‘e ccorne“.
Si chiama in tutti i paesi “rivoltare la frittata” ed è una strategia tipica di chi si trova dalla parte del torto, soprattutto quando una moglie ti intenta una causa di divorzio per colpa. E’ una tecnica maschilista fino al midollo fatta da avvocati maschilisti e con lo stomaco a doppio strato di moquette. Difensori di uomini che hanno cornificato la moglie per anni ma che, di fronte al tradimento per disperazione della moglie con l’unico che le ha degnate di un briciolo di considerazione e magari le fa sentire ancora donne, gridano alla lesa maestà. E se la moglie non li ha traditi, non importa, lo ha fatto lo stesso perchè il duce ha sempre ragione.

Forse, secondo il collegio difensivo del Reo Silvio la moglie di Berlusconi doveva chiamarsi Penelope e limitarsi a fare e disfare la tela per resistere alla corte dei Proci. Invece si chiama Veronica e ha a che fare con dei Porci, maschi e femmine.
Non sappiamo se sia vera la storia con il tipo della sicurezza, una cosa molto “Endaaaaaiaiaaaa will always love youuuuu!” (l’interessato ha smentito, e che doveva fare?) ma che questa supposta rivelazione l’abbia fatta una donna, dimenticando la solidarietà tra donne, i libri contro l’oscurantismo degli islamici che lapidano le adultere ed altre “battaglie” recenti della candidata della “destra”, è assai spregevole.
E’ vagamente spiazzante doversi dire d’accordo con Francesco Storace, che si è detto sconcertato dall’iniziativa della sua ex candidata topolona, ma non si può fare altrimenti.

Poi, visto che siamo nella stagione delle ciliegie e una collaborazionista tira l’altra, viene fuori anche la Laura Comi, candidata alle europee per (indovinate) il PDL. Anche lei sapeva tutto, già.
Vedrete, sarà il diluvio. Un bello scroscio di veleno per farsi belle di fronte al gallo. La famosa ira funesta delle cagnette. Aspettavano solo che qualcuna cominciasse e ora si divertiranno in un bel catfight. Tutte assieme a graffiare e tirare i capelli una che a loro non ha fatto niente, se non ignorarle.
Com’è che si declina al femminile “omm ‘e sfaccimm”?


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Va bene, non parliamo più di corna, di lolite, di vecchi pistolini viagradipendenti e mogli tradite ma che mostravano le tette in teatro quindi in fondo erano zoccole anche loro, parliamo di cose serie. Non indulgiamo più nel gossip moralistico, che i compagni si incazzano. Non attacchiamo più il piccolo Peron sul piano personale, se no i nanofili frantumano ogni record e riescono ad amarlo ancora di più.

Freghiamocene del leader che dovrebbe dare il buon esempio (principio valido in tutte le culture umane ma non in Italia, dove il mascalzonismo sessuale è virtù teologale), fottiamocene della CEI (e del suo doppiopesismo) e soprattutto dell’uso criminoso del servizio pubblico radiotelevisivo, ridotto a semplice dependance dell’ufficio relazioni pubbliche di Mediaset. Sbattiamocene allegramente di tutto e passiamo a roba pesa da mandar giù con un bel bicchier d’acqua, se basta.

Parliamo della presa in giro degli abruzzesi terremotati. Siccome i mezzi di disinformazione di massa televisivi non ce lo raccontano, limitandosi a dire ciò che il regime del pistolino miliardario dice loro di dire, per sapere ciò che accade veramente dobbiamo rivolgerci ai pochi giornali rimasti che insistono caparbiamente con il fare giornalismo ed ai bloggers che raccolgono le fonti e le rielaborano, mettendoci del proprio, nel grande tam tam della controinformazione.

Il decreto sul terremoto d’Abruzzo, dunque. Le magagne che nasconde le racconta brillantemente Alessandro Tauro in questo post che vi invito a leggere.
Riassumento al massimo, si tratta, per non dire proprio di bugie, di altisonanti promesse costruite su fondamenta di sabbia marina, basate su soldi che non ci sono, come ha denunciato il sindaco dell’Aquila Cialente e che potranno venir fuori in tempi brevi (quelli strombazzati dalla propaganda) solo grazie ad una una tantum, cioè ad una tassa straordinaria da far pagare agli italiani e non con le lotterie, le riffe e il terno al lotto. No tassa, no party.

Estrapolo solo un paio di brani dall’articolo di Alessandro, per me assai significativi della mentalità da “clausole scritte in piccolo” che caratterizza il modus operandi del governo dell’apparenza e delle passerelle, cioè di un governo da avanspettacolo:
“Le case distrutte sulle quali gravava un mutuo verranno ricostruite, ma la porzione di casa corrispondente alla percentuale di mutuo non pagato diverrà proprietà della società finanziaria Fintecna (società controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze). Se il cittadino vorrà, come è logico aspettarsi, tornare ad essere proprietario di tutto lo stabile, dovrà far fronte pertanto ad un mutuo aggiuntivo da chiudere con la Fintecna.”

“Metà dei costi per le abitazioni previste per ottobre non saranno disponibili prima del 2010.”
Allora, l’eterno frainteso disse qualcosa a riguardo del termine entro il quale sarebbero state di nuovo agibili le case dei terremotati: il 10 settembre (e perchè non l’11, già che c’era?).
Se per quella data non saranno ancora pronte, non potremmo contestargli nulla. Non aveva mica specificato il 10 settembre di quale anno. Infatti si potrebbe dover parlare non solo del 2010 ma addirittura del 2033, come spiegano gli articoli che ho citato e linkato e che analizzano il decreto da marinaio.

Le ultime notizie sono che, mentre l’umido Bondi pensa alle chiese da ricostruire, Bertolaso, in un sussulto di coscienza, invoca la modifica al decreto legge affinchè i risarcimenti dei danni subiti dalle abitazioni siano totali e non parziali.

Intanto, mentre gli abruzzesi non sono affatto contenti di come stanno andando le cose, ma a noi non ci risulta perchè filtrano solo i resoconti dei miracoli della moltiplicazione delle dentiere, diciamo anche che molti sfollati aquilani sono costretti a ripararsi dentro gli scompartimenti di treni e a dormire nelle cuccette dei vagoni letto (sperando che siano stati almeno disinfestati dalle zecche, visti i poco edificanti episodi accaduti di recente con Trenitalia).
Va bene che, dopo un mese, siamo ancora in emergenza ma siamo sicuri che la gestione di questo terremoto non sia molto diversa da quella dei terremoti precedenti, checchè che dicano le televisioni? Se gli Aquilani vogliono stare qui, perchè li volete mandare nel vagon-lit?

L’11 settembre 2009 non prendete impegni che si va a controllare alla stazione dell’Aquila se le cuccette sono ancora ferme sui binari.


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Freghiamocene del leader che dovrebbe dare il buon esempio (principio valido in tutte le culture umane ma non in Italia, dove il mascalzonismo sessuale è virtù teologale), fottiamocene della CEI (e del suo doppiopesismo) e soprattutto dell’uso criminoso del servizio pubblico radiotelevisivo, ridotto a semplice dependance dell’ufficio relazioni pubbliche di Mediaset. Sbattiamocene allegramente di tutto e passiamo a roba pesa da mandar giù con un bel bicchier d’acqua, se basta.

Parliamo della presa in giro degli abruzzesi terremotati. Siccome i mezzi di disinformazione di massa televisivi non ce lo raccontano, limitandosi a dire ciò che il regime del pistolino miliardario dice loro di dire, per sapere ciò che accade veramente dobbiamo rivolgerci ai pochi giornali rimasti che insistono caparbiamente con il fare giornalismo ed ai bloggers che raccolgono le fonti e le rielaborano, mettendoci del proprio, nel grande tam tam della controinformazione.

Il decreto sul terremoto d’Abruzzo, dunque. Le magagne che nasconde le racconta brillantemente Alessandro Tauro in questo post che vi invito a leggere.
Riassumento al massimo, si tratta, per non dire proprio di bugie, di altisonanti promesse costruite su fondamenta di sabbia marina, basate su soldi che non ci sono, come ha denunciato il sindaco dell’Aquila Cialente e che potranno venir fuori in tempi brevi (quelli strombazzati dalla propaganda) solo grazie ad una una tantum, cioè ad una tassa straordinaria da far pagare agli italiani e non con le lotterie, le riffe e il terno al lotto. No tassa, no party.

Estrapolo solo un paio di brani dall’articolo di Alessandro, per me assai significativi della mentalità da “clausole scritte in piccolo” che caratterizza il modus operandi del governo dell’apparenza e delle passerelle, cioè di un governo da avanspettacolo:
“Le case distrutte sulle quali gravava un mutuo verranno ricostruite, ma la porzione di casa corrispondente alla percentuale di mutuo non pagato diverrà proprietà della società finanziaria Fintecna (società controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze). Se il cittadino vorrà, come è logico aspettarsi, tornare ad essere proprietario di tutto lo stabile, dovrà far fronte pertanto ad un mutuo aggiuntivo da chiudere con la Fintecna.”

“Metà dei costi per le abitazioni previste per ottobre non saranno disponibili prima del 2010.”
Allora, l’eterno frainteso disse qualcosa a riguardo del termine entro il quale sarebbero state di nuovo agibili le case dei terremotati: il 10 settembre (e perchè non l’11, già che c’era?).
Se per quella data non saranno ancora pronte, non potremmo contestargli nulla. Non aveva mica specificato il 10 settembre di quale anno. Infatti si potrebbe dover parlare non solo del 2010 ma addirittura del 2033, come spiegano gli articoli che ho citato e linkato e che analizzano il decreto da marinaio.

Le ultime notizie sono che, mentre l’umido Bondi pensa alle chiese da ricostruire, Bertolaso, in un sussulto di coscienza, invoca la modifica al decreto legge affinchè i risarcimenti dei danni subiti dalle abitazioni siano totali e non parziali.

Intanto, mentre gli abruzzesi non sono affatto contenti di come stanno andando le cose, ma a noi non ci risulta perchè filtrano solo i resoconti dei miracoli della moltiplicazione delle dentiere, diciamo anche che molti sfollati aquilani sono costretti a ripararsi dentro gli scompartimenti di treni e a dormire nelle cuccette dei vagoni letto (sperando che siano stati almeno disinfestati dalle zecche, visti i poco edificanti episodi accaduti di recente con Trenitalia).
Va bene che, dopo un mese, siamo ancora in emergenza ma siamo sicuri che la gestione di questo terremoto non sia molto diversa da quella dei terremoti precedenti, checchè che dicano le televisioni? Se gli Aquilani vogliono stare qui, perchè li volete mandare nel vagon-lit?

L’11 settembre 2009 non prendete impegni che si va a controllare alla stazione dell’Aquila se le cuccette sono ancora ferme sui binari.


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