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No, non l’ho fatto davvero, altrimenti mi avreste visto al TG ma solo virtualmente, seguendo il consiglio di justfrank e nonnapapera. Ho riempito questa meravigliosa fontana con tante paperelle gialle e gommose. Come atto d’amore più che per protesta perché la fontana è una cosa meravigliosa. Non è il solito posto per turisti. C’è davvero qualcosa di magico.
Ho girato come una matta per due giorni, con il risultato che le mie povere zampe palmate di papera zoppa sono distrutte. E’ il solito problema delle città d’arte. Mannaggia i sampietrini! Ma, dico, nell’antichità non soffrivano di mal di piedi?
Ho voluto vedere il più possibile perché, sembrerà strano, alla mia veneranda età ero stata a Roma in precedenza solo una volta per una fuggevole scappata nella quale ero riuscita a vedere solo il Colosseo (che questa volta mi sono goduta by night). Quarantasette anni senza conoscere Roma sono tanti, troppi e la lacuna andava colmata almeno per un’anticchia.
Il mio Gregory Peck voleva vedere la mostra di Kubrick, alla quale abbiamo dedicato il pomeriggio di sabato. Una cosa fantastica e assolutamente da vedere della quale vi relazionerò.
A proposito di Peck, non è strana la serendipità? Manco a farlo apposta, appena giunta a Roma ho visto una profusione di calendari su “Vacanze Romane”.

Domenica quindi, terminata la full-immersion kubrickiana molto molto carasciò, ci siamo dedicati ad un giro veloce, vorticoso ma estremamente mirato di tutto ciò che avreste voluto vedere di Roma ma non avete mai potuto.
Roma si gira benissimo tra autobus e soprattutto metro. Ho visto una città, almeno per quanto riguarda il centro, molto viva, anche a tarda sera, affollatissima ma con la sensazione che vi fosse spazio per tutti. Un formicaio tutto sommato ordinato e cosmopolita e una sensazione di avvolgente e materno calore. Mamma Roma, insomma.

Abbiamo visto San Pietro di sopra, di dentro e di sotto e si poteva andar via proprio nel momento in cui nella piazza è echeggiato un “kari frateli, kare sorelle”? No, una benedizione dal Papa in persona non si butta via, e quando ti ricapita tra piadine e pedalò?
L’altare della Patria, che in foto e in tv sembra orrendo ma che è invece perfetto in quel contesto, compresi i gladiatori in costume che al tuo passaggio ti salutano con le spade di latta. Poi il Tevere e i ponti, la zona del ghetto, le chiese, il Colosseo e quell’immenso spiazzo che era il Circo Massimo. Una città dove la storia ti insegue in ogni strada. Piazza Venezia e il balcone, i cristiani e i leoni, Via Caetani e la tragedia di Moro, la tomba di Papa Luciani, il corpo piccolo e santo di Papa Giovanni. Perfino la Tosca che si fionda giù dal Castel Sant’Angelo.
Si sa che ognuno interpreta una città secondo il proprio personale immaginario.
L’unica cosa che mi ha deluso, si fa per dire, di Roma nel mio weekend, è stata piazza di Spagna. Nella mia ottusa mente di turista mi aspettavo i fiori rossi e la scalinata vista dall’alto.
Non mi ha meravigliato invece il calore della gente e la pazienza con la quale inesorabilmente si impegna a scardinare la nostra ritrosia di nordisti. Con quella faccia un po’ così che abbiamo noi quando vediamo Roma.

Dico infine che la fortuna ci ha baciati con un cielo di un azzurro quasi offensivo ed una temperatura sfacciatamente primaverile. Certo sarà bella la nebbia agli irti colli che piovviginando sale in questa brumosa Padania ma vuoi mettere dormire il 3 di novembre con la finestra aperta?

Grazie Roma per avermi stregata.


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