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Di cosa si può parlare quando si è troppo stanchi per impegnarsi in discorsi seri? La psicologia pugnettistica in questi casi è come il metano, ci dà una mano.
L’altro giorno mi è capitato di leggere un articolo su una di quelle famose “ricerche” che provengono regolarmente da “università americane” e promettono scoperte eccezionali nel campo dell’esegesi del comportamento umano, anzi peggio: di quello femminile. Cito pari pari dall’articolo in oggetto:
Come scelgono le donne un ipotetico partner sessuale? Non lo guardano dritto negli occhi e neppure si concentrano su fronte e profilo. Scrutano mascelle, zigomi e labbra, ne soppesano proporzioni e difetti perché il segreto dell’attrazione è tutto lì, racchiuso nella parte inferiore del volto.
Al contrario, quando il gentil sesso vuole ricavare un generico giudizio estetico, denudato da ogni valutazione sessuale, si sofferma sugli occhi, sulla fronte, sulla parte alta del naso, sulla forma della testa. Un giudizio in due tempi, un’analisi del volto diviso a metà che dimostra quanto le donne siano complicate, già dal loro primo sguardo.

Mah. A me, avrebbe detto quel simpaticone di Gino Cogliandro dei Trettrè, me pare na strunzata, ma proprio di quelle con il botto, aggiungo io.
Solo mascelle, zigomi e labbra? Non saranno state per caso studentesse di medicina specializzande del maxillo-facciale?
Così, se io, putacaso, mi beassi guardando un paio d’occhi di quelli che, se incrociano i miei, fiammeggiano le spade laser come in Guerre Stellari, vuol dire che lo faccio solo per un esercizio puramente estetico e non sessuale? Ma mi faccia il piacere!

Se vogliamo proprio fare un discorso psicologico, se vogliamo interpretare i misteri dell’attrazione, del perchè quello ci attizza tanto, mannaggia, e quell’altro non lo toccheremmo neanche con il forcone indossando guanti di lattice, bisogna tirare fuori dall’armadio la Gestalt, ovvero il principo che è l’insieme di tante parti che dà origine ad un tutto.

Più che di costanti e formule matematiche infallibili, si può parlare di POI (punti di interesse,) come quelli in presenza dei quali il tuo navigatore inizia a suonare la sirena. Possono essere due occhi dal colore assolutamente ultraterreno, oppure la bocca, la nuca, la fossetta sul mento, uno scalpo, un profilo, la corporatura, la voce, i capelli, praticamente ogni caratteristica somatica visibile. Della bellezza di una cistifellea e di una placca tibiale non ce ne potrebbe fregare più di tanto a meno che non fossimo anatomopatologhe.
Le mani sono importantissime, ad esempio. Le gambe storte, che in una donna sono un dramma, in un uomo attizzano. E non per andare assieme a visitare una mostra di farfalle esotiche.

E’ una stupidaggine fare la classifica di cosa una donna guarda per prima cosa in un uomo. Prima di tutto perchè non tutte confessano che guardano il sedere e a domanda rispondono ripiegando sui più rispettabili zigomi.

A volte è un unico particolare che rende l’uomo in oggetto interessante. In altri casi, quello degli I.B. (Irrimediabilmente Boni), di loro non butteresti niente, nemmeno il calcagno, o il dente del giudizio, perchè come li rigiri trovi sempre qualcosa di arrapante, anche il modo in cui la giugulare gli attraversa il collo.
Ho detto arrapante, non esteticamente apprezzabile.
In ogni caso, anche quando è un unico particolare a fare la differenza siamo sempre interessate al tutto, alla Forma, alla Gestalt, all’insieme appunto. Non ci piace X solo per gli occhi o la bocca o le natiche, ma perchè a, b, e c assieme diventano un Tutto Irripetibile.

Per tornare alle studentesse feticiste del mastoide. Che si tratti di una ricerca inutile e farlocca lo dimostra il fatto che il campione sul quale è stata condotta, ben 50 soggetti, è ridicolo per numero e assolutamente non rappresentativo della popolazione generale. Quindi non dimostra nulla ed il risultato non è generalizzabile.
Ho paura che si stia cominciando a non distinguere più tra ricerca scientifica e sondaggio. Alla faccia dell’ipotesi nulla.


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Si, è proprio come in quel filmetto con Morgan Freeman. Jim Carrey incontra Dio, un Dio abbronzato ma pur sempre un Dio, che per una settimana gli cede i suoi soprannaturali poteri.
Voglio far finta, per una settimana, di avere i poteri di Berlusconi, che in Italia è come dire Dio. Un Dio minore nel senso dell’altezza ma pur sempre un Dio.

Lunedì lo dedicherò prima di tutto alla cura della mia immagine. Obiettivo: cercare di accaparrarmi tutti i megafoni della propaganda per gridare al mondo quanto sono bello e buono e gli altri brutti e cattivi.
Fatto. Non è stato difficile, era già quasi tutto mio, a parte qualche programma con i conduttori di sinistra. Ho pianto tutto il giorno dicendo che mi prendono per il culo e gli italiani ci sono cascati. Non sopportano che mi si odi.

Martedì – Mi dedico corpo a corpo alle mie spensierate alleanze internazionali.
Come sono simpatico. Sono amico di tutti: dei Russi, degli Americani, con le tedesche ci so fare meglio dei bagnini di Riccione. Gli italiani sono convinti che sia un grande statista internazionale. I miei colleghi stranieri no, devo lavorare ancora molto su questo. Chissà perchè gli stranieri sembrano conoscermi meglio degli italiani. Dev’essere a causa di quello che mangiano.

Mercoledì – Ho lavorato tutto il giorno alla risoluzione del problema dei rifiuti e sono stanchissimo. Alla fine ho trovato che il modo più semplice era pulire il centro e lasciare sporca la periferia, tanto i redattori locali mi manderanno delle immagini di Napoli centro pulita e sembrerà diventato tutto lustro con una sola passata, come negli spot dei detersivi. Il Cillit Bang mi fa una pippa. E poi io arrivo presto, finisco presto e di solito non pulisco l’interland.

Giovedì – Ho provato una nuova formula ma Forza Italia mi si è sciolta in dieci minuti. Eppure non mi sembrava di aver messo troppo acido.

Venerdì – E’ qualche giorno che non consulto i sondaggi, non ce la faccio più. L’ultimo è entusiasmante, mi dà amato dal 120% degli italiani. Li ho simpaticamente redarguiti. “Ragazzi, va bene esagerare, ma così è troppo!”

Sabato – Quel Di Pietro mi fa impazzire. Con Veltroni è stato facile, con D’Alema ci si può sempre aggiustare ma con Tonino non c’è niente da fare, mi inquina più delle puttane per strada, anche quello che ho ripulito con tanta fatica mercoledì. Con lui i miei superpoteri scemano. E’ la mia criptonite. Piangerò ancora un po’. Gli italiani non sopportano che i giudici mi indaghino.

Domenica – Mi tocca lavorare anche di domenica. Devo scegliere i candidati per le elezioni regionali. Sono indeciso tra Naomi Campbell e Claudia Schiffer. Una è abbronzata, l’altra tedesca, perfette. E poi le ho scelte perchè sono intelligenti.

P.S.
Se vi chiedete perchè ho messo Viggo Mortensen in questo post vi rispondo che è a causa del solito motivo: meglio un bellone che un nano. E poi lo troverei un candidato ideale per un partito democratico serio. Non perchè ha di queste idee:

«Il nazismo in Germania, la dittature dei generali in Brasile e Argentina, gli otto anni di Bush in America, e Berlusconi in Italia: sono tutte facce della stessa medaglia, il potere senza freni, che per sopravvivere divide et impera, sfruttando paura e paranoia del popolo».

Naturalmente l’ho scelto perchè è bello.


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Si, è proprio come in quel filmetto con Morgan Freeman. Jim Carrey incontra Dio, un Dio abbronzato ma pur sempre un Dio, che per una settimana gli cede i suoi soprannaturali poteri.
Voglio far finta, per una settimana, di avere i poteri di Berlusconi, che in Italia è come dire Dio. Un Dio minore nel senso dell’altezza ma pur sempre un Dio.

Lunedì lo dedicherò prima di tutto alla cura della mia immagine. Obiettivo: cercare di accaparrarmi tutti i megafoni della propaganda per gridare al mondo quanto sono bello e buono e gli altri brutti e cattivi.
Fatto. Non è stato difficile, era già quasi tutto mio, a parte qualche programma con i conduttori di sinistra. Ho pianto tutto il giorno dicendo che mi prendono per il culo e gli italiani ci sono cascati. Non sopportano che mi si odi.

Martedì – Mi dedico corpo a corpo alle mie spensierate alleanze internazionali.
Come sono simpatico. Sono amico di tutti: dei Russi, degli Americani, con le tedesche ci so fare meglio dei bagnini di Riccione. Gli italiani sono convinti che sia un grande statista internazionale. I miei colleghi stranieri no, devo lavorare ancora molto su questo. Chissà perchè gli stranieri sembrano conoscermi meglio degli italiani. Dev’essere a causa di quello che mangiano.

Mercoledì – Ho lavorato tutto il giorno alla risoluzione del problema dei rifiuti e sono stanchissimo. Alla fine ho trovato che il modo più semplice era pulire il centro e lasciare sporca la periferia, tanto i redattori locali mi manderanno delle immagini di Napoli centro pulita e sembrerà diventato tutto lustro con una sola passata, come negli spot dei detersivi. Il Cillit Bang mi fa una pippa. E poi io arrivo presto, finisco presto e di solito non pulisco l’interland.

Giovedì – Ho provato una nuova formula ma Forza Italia mi si è sciolta in dieci minuti. Eppure non mi sembrava di aver messo troppo acido.

Venerdì – E’ qualche giorno che non consulto i sondaggi, non ce la faccio più. L’ultimo è entusiasmante, mi dà amato dal 120% degli italiani. Li ho simpaticamente redarguiti. “Ragazzi, va bene esagerare, ma così è troppo!”

Sabato – Quel Di Pietro mi fa impazzire. Con Veltroni è stato facile, con D’Alema ci si può sempre aggiustare ma con Tonino non c’è niente da fare, mi inquina più delle puttane per strada, anche quello che ho ripulito con tanta fatica mercoledì. Con lui i miei superpoteri scemano. E’ la mia criptonite. Piangerò ancora un po’. Gli italiani non sopportano che i giudici mi indaghino.

Domenica – Mi tocca lavorare anche di domenica. Devo scegliere i candidati per le elezioni regionali. Sono indeciso tra Naomi Campbell e Claudia Schiffer. Una è abbronzata, l’altra tedesca, perfette. E poi le ho scelte perchè sono intelligenti.

P.S.
Se vi chiedete perchè ho messo Viggo Mortensen in questo post vi rispondo che è a causa del solito motivo: meglio un bellone che un nano. E poi lo troverei un candidato ideale per un partito democratico serio. Non perchè ha di queste idee:

«Il nazismo in Germania, la dittature dei generali in Brasile e Argentina, gli otto anni di Bush in America, e Berlusconi in Italia: sono tutte facce della stessa medaglia, il potere senza freni, che per sopravvivere divide et impera, sfruttando paura e paranoia del popolo».

Naturalmente l’ho scelto perchè è bello.


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Avendo parlato ieri l’altro di cavalieri tricotrapiantati e abbronzati al mordente IKEA, di sorrisi stregatti e canzoni apicelle, palpebre e zampe di galline imbalsamate per sempre con il botulino nel lifting eterno, è necessario rifarsi gli occhi con qualcosa di bello. Per esempio un paio di gran pezzi di gnoccoloni belli vivi e guizzanti che, se non ci aiuteranno a rinfrescarci la serata, almeno ci consoleranno con qualcosa di bello da guardare.
Non è solo di estetica maschile che voglio parlare, però, nè delle mani di Viggo Mortensen in “La promessa dell’assassino”, una delle immagini più erotiche che conosca, puro feticismo delle mani.
Vorrei idealmente rispondere o meglio, fare da contraltare o contrappeso al post che ho letto oggi su Mentecritica, dedicato alla cosiddetta “donna ideale”.

Mi è venuto subito in mente per reazione ed era inevitabile, quale sarebbe per una donna moderna, l’uomo ideale. Mica facile rispondere. Noi donne siamo più complesse o semplicemente più variegate e probabilmente non basta volgere il discorso di Fully al femminile. Di solito si arriva a delineare l’identikit dell’uomo ideale facendo una lista dei peggiori difetti maschili ed immaginando un essere al testosterone che ne sia privo.

Come immaginario collettivo siamo venute su da bambine con la menata del Principe Azzurro, della cui personalità nulla ci veniva detto se non che era capace di risvegliare la principessa in letargo con un “bacio”, metafora elegante per dire che era uno che sapeva darsi da fare con il dai e vai.
Questa dote da defibrillatore portatile però si scontrava inspiegabilmente con una presenza belloccia ma senza sostanza e sciapa come l’acqua di mele, uguale identica a quella dell’Azzurro di Shrek, tanto che uno diceva: “ma comme fa’?” Nessun favolista si è mai sognato di raccontarci il dopo del Principe, il dopo-risveglio.
Quando arrivava il Principe, questa figura mitica che arriva presto, sveglia la principessa e di solito non pulisce il water, la fiaba finiva e dovevamo immaginarci il seguito.
(E peccato che la morale del tempo non ce lo raffigurasse come questo Jake Gyllenhaal nuovo di pacca in versione “la stiamo perdendo”, nei panni del Prince of Persia.)

Il dopo non veniva descritto perchè la sua descrizione avrebbe infranto qualunque mitologia fiabesca.
La parola chiave dell’uomo ideale è DURATA. Non solo in quel senso che, ahimè, non è poi così una scemenza se si vendono tonnellate di blue pills. Durata si, resistenza e perseveranza ma anche in un’altra cosa fondamentale oltre il sesso: la considerazione per la sua donna.
Si sa che all’inizio sono tutte rose e fiori. Gli uomini la prima settimana (voglio essere generosa, il primo mese) sono tutti adorabili ed ideali. E’ il dopo che li frega. I primi tempi ti corteggiano che è una meraviglia: moine, dolcetti, perfino regali. Poi purtroppo, è più forte di loro, fatta la conquista perdono interesse. Ti senti come un film che hanno già tutti visto e l’ultima settimana lascia la sala semivuota.

Attenzione per la donna significa non dimenticare l’anniversario ed essere generosi. Noi donne siamo scadenziari viventi e in quelle occasioni ci teniamo troppo che lui ci regali qualcosa, soprattutto le banalissime rose rosse. Non parliamo poi del regalo più consistente. Anche alla donna più modesta e spartana, un anellino con un pezzo di carbonio al centro dice il suo perchè. C’è sempre una spiegazione etologica in questi comportamenti. Se no perchè tante specie di uccelli addobberebbero il nido con pezzetti di vetro e altra roba luccicante?
In soldoni, l’uomo ideale deve avere una memoria da agenda elettronica per ricordare tutte le ricorrenze (compleanno, San Valentino ecc.) e deve essere generoso come uno sceicco appena sbarcato dallo yacht.
Attento, costante e generoso quindi. Ovviamente deve farci ridere, dimenticavo.

Se la donna ideale dev’essere amante appassionata, mamma, bambina, infermiera, amica, complice e immensamente intelligente per ricoprire tutti questi ruoli senza sviluppare una pericolosa personalità multipla, come funziona con l’uomo ideale?
Deve essere babbo? Ma si, dandoci quel senso di protezione e sicurezza che ci dava il nostro papà. Nelle qualità paterne c’è anche il coraggio. Il codardo con noi non ha scampo.
Deve essere bambino? Ma si, deve essere bambino per permetterci di fare le mamme e le infermiere (che ci piace tanto, ammettiamolo!).
Deve essere infermiere? Ecco no, nemmeno il più generoso Pico della Mirandola è disposto a coccolarci quando siamo malate. Se un suo dolorino da nulla è un dramma, i nostri lancinanti dolori mestruali, che stenderebbero un plotone di marines, sono una sciocchezza.
Se gli dicessimo: “Tesoro, vengo da un doppio trapianto cuore-polmoni, mi hanno appena amputato entrambe le gambe”. “Ah si? Mi andresti a prendere le pantofole? Scusami ma sono stanchissimo.”

Sicuramente l’uomo ideale deve essere complice, alla faccia di chi dice che l’amicizia distrugge l’amore, e deve essere di immensa intelligenza, quella che gli permette di sopportare la nostra. Come puri dettagli trascurabili direi che dovrebbe essere ordinato, lavarsi, essere onnivoro e dimenticarsi di avere avuto una madre quando si parla di cucina, averne sempre voglia basta che ce l’abbiamo anche noi, riconoscere ed essere orgoglioso del nostro lavoro, essere un duro ma allo stesso tempo un morbido. E soprattutto, avendo tutte queste doti, non dovrebbe essere gay.


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Avendo parlato ieri l’altro di cavalieri tricotrapiantati e abbronzati al mordente IKEA, di sorrisi stregatti e canzoni apicelle, palpebre e zampe di galline imbalsamate per sempre con il botulino nel lifting eterno, è necessario rifarsi gli occhi con qualcosa di bello. Per esempio un paio di gran pezzi di gnoccoloni belli vivi e guizzanti che, se non ci aiuteranno a rinfrescarci la serata, almeno ci consoleranno con qualcosa di bello da guardare.
Non è solo di estetica maschile che voglio parlare, però, nè delle mani di Viggo Mortensen in “La promessa dell’assassino”, una delle immagini più erotiche che conosca, puro feticismo delle mani.
Vorrei idealmente rispondere o meglio, fare da contraltare o contrappeso al post che ho letto oggi su Mentecritica, dedicato alla cosiddetta “donna ideale”.

Mi è venuto subito in mente per reazione ed era inevitabile, quale sarebbe per una donna moderna, l’uomo ideale. Mica facile rispondere. Noi donne siamo più complesse o semplicemente più variegate e probabilmente non basta volgere il discorso di Fully al femminile. Di solito si arriva a delineare l’identikit dell’uomo ideale facendo una lista dei peggiori difetti maschili ed immaginando un essere al testosterone che ne sia privo.

Come immaginario collettivo siamo venute su da bambine con la menata del Principe Azzurro, della cui personalità nulla ci veniva detto se non che era capace di risvegliare la principessa in letargo con un “bacio”, metafora elegante per dire che era uno che sapeva darsi da fare con il dai e vai.
Questa dote da defibrillatore portatile però si scontrava inspiegabilmente con una presenza belloccia ma senza sostanza e sciapa come l’acqua di mele, uguale identica a quella dell’Azzurro di Shrek, tanto che uno diceva: “ma comme fa’?” Nessun favolista si è mai sognato di raccontarci il dopo del Principe, il dopo-risveglio.
Quando arrivava il Principe, questa figura mitica che arriva presto, sveglia la principessa e di solito non pulisce il water, la fiaba finiva e dovevamo immaginarci il seguito.
(E peccato che la morale del tempo non ce lo raffigurasse come questo Jake Gyllenhaal nuovo di pacca in versione “la stiamo perdendo”, nei panni del Prince of Persia.)

Il dopo non veniva descritto perchè la sua descrizione avrebbe infranto qualunque mitologia fiabesca.
La parola chiave dell’uomo ideale è DURATA. Non solo in quel senso che, ahimè, non è poi così una scemenza se si vendono tonnellate di blue pills. Durata si, resistenza e perseveranza ma anche in un’altra cosa fondamentale oltre il sesso: la considerazione per la sua donna.
Si sa che all’inizio sono tutte rose e fiori. Gli uomini la prima settimana (voglio essere generosa, il primo mese) sono tutti adorabili ed ideali. E’ il dopo che li frega. I primi tempi ti corteggiano che è una meraviglia: moine, dolcetti, perfino regali. Poi purtroppo, è più forte di loro, fatta la conquista perdono interesse. Ti senti come un film che hanno già tutti visto e l’ultima settimana lascia la sala semivuota.

Attenzione per la donna significa non dimenticare l’anniversario ed essere generosi. Noi donne siamo scadenziari viventi e in quelle occasioni ci teniamo troppo che lui ci regali qualcosa, soprattutto le banalissime rose rosse. Non parliamo poi del regalo più consistente. Anche alla donna più modesta e spartana, un anellino con un pezzo di carbonio al centro dice il suo perchè. C’è sempre una spiegazione etologica in questi comportamenti. Se no perchè tante specie di uccelli addobberebbero il nido con pezzetti di vetro e altra roba luccicante?
In soldoni, l’uomo ideale deve avere una memoria da agenda elettronica per ricordare tutte le ricorrenze (compleanno, San Valentino ecc.) e deve essere generoso come uno sceicco appena sbarcato dallo yacht.
Attento, costante e generoso quindi. Ovviamente deve farci ridere, dimenticavo.

Se la donna ideale dev’essere amante appassionata, mamma, bambina, infermiera, amica, complice e immensamente intelligente per ricoprire tutti questi ruoli senza sviluppare una pericolosa personalità multipla, come funziona con l’uomo ideale?
Deve essere babbo? Ma si, dandoci quel senso di protezione e sicurezza che ci dava il nostro papà. Nelle qualità paterne c’è anche il coraggio. Il codardo con noi non ha scampo.
Deve essere bambino? Ma si, deve essere bambino per permetterci di fare le mamme e le infermiere (che ci piace tanto, ammettiamolo!).
Deve essere infermiere? Ecco no, nemmeno il più generoso Pico della Mirandola è disposto a coccolarci quando siamo malate. Se un suo dolorino da nulla è un dramma, i nostri lancinanti dolori mestruali, che stenderebbero un plotone di marines, sono una sciocchezza.
Se gli dicessimo: “Tesoro, vengo da un doppio trapianto cuore-polmoni, mi hanno appena amputato entrambe le gambe”. “Ah si? Mi andresti a prendere le pantofole? Scusami ma sono stanchissimo.”

Sicuramente l’uomo ideale deve essere complice, alla faccia di chi dice che l’amicizia distrugge l’amore, e deve essere di immensa intelligenza, quella che gli permette di sopportare la nostra. Come puri dettagli trascurabili direi che dovrebbe essere ordinato, lavarsi, essere onnivoro e dimenticarsi di avere avuto una madre quando si parla di cucina, averne sempre voglia basta che ce l’abbiamo anche noi, riconoscere ed essere orgoglioso del nostro lavoro, essere un duro ma allo stesso tempo un morbido. E soprattutto, avendo tutte queste doti, non dovrebbe essere gay.


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Non è solo di estetica maschile che voglio parlare, però, nè delle mani di Viggo Mortensen in “La promessa dell’assassino”, una delle immagini più erotiche che conosca, puro feticismo delle mani.
Vorrei idealmente rispondere o meglio, fare da contraltare o contrappeso al post che ho letto oggi su Mentecritica, dedicato alla cosiddetta “donna ideale”.

Mi è venuto subito in mente per reazione ed era inevitabile, quale sarebbe per una donna moderna, l’uomo ideale. Mica facile rispondere. Noi donne siamo più complesse o semplicemente più variegate e probabilmente non basta volgere il discorso di Fully al femminile. Di solito si arriva a delineare l’identikit dell’uomo ideale facendo una lista dei peggiori difetti maschili ed immaginando un essere al testosterone che ne sia privo.

Come immaginario collettivo siamo venute su da bambine con la menata del Principe Azzurro, della cui personalità nulla ci veniva detto se non che era capace di risvegliare la principessa in letargo con un “bacio”, metafora elegante per dire che era uno che sapeva darsi da fare con il dai e vai.
Questa dote da defibrillatore portatile però si scontrava inspiegabilmente con una presenza belloccia ma senza sostanza e sciapa come l’acqua di mele, uguale identica a quella dell’Azzurro di Shrek, tanto che uno diceva: “ma comme fa’?” Nessun favolista si è mai sognato di raccontarci il dopo del Principe, il dopo-risveglio.
Quando arrivava il Principe, questa figura mitica che arriva presto, sveglia la principessa e di solito non pulisce il water, la fiaba finiva e dovevamo immaginarci il seguito.
(E peccato che la morale del tempo non ce lo raffigurasse come questo Jake Gyllenhaal nuovo di pacca in versione “la stiamo perdendo”, nei panni del Prince of Persia.)

Il dopo non veniva descritto perchè la sua descrizione avrebbe infranto qualunque mitologia fiabesca.
La parola chiave dell’uomo ideale è DURATA. Non solo in quel senso che, ahimè, non è poi così una scemenza se si vendono tonnellate di blue pills. Durata si, resistenza e perseveranza ma anche in un’altra cosa fondamentale oltre il sesso: la considerazione per la sua donna.
Si sa che all’inizio sono tutte rose e fiori. Gli uomini la prima settimana (voglio essere generosa, il primo mese) sono tutti adorabili ed ideali. E’ il dopo che li frega. I primi tempi ti corteggiano che è una meraviglia: moine, dolcetti, perfino regali. Poi purtroppo, è più forte di loro, fatta la conquista perdono interesse. Ti senti come un film che hanno già tutti visto e l’ultima settimana lascia la sala semivuota.

Attenzione per la donna significa non dimenticare l’anniversario ed essere generosi. Noi donne siamo scadenziari viventi e in quelle occasioni ci teniamo troppo che lui ci regali qualcosa, soprattutto le banalissime rose rosse. Non parliamo poi del regalo più consistente. Anche alla donna più modesta e spartana, un anellino con un pezzo di carbonio al centro dice il suo perchè. C’è sempre una spiegazione etologica in questi comportamenti. Se no perchè tante specie di uccelli addobberebbero il nido con pezzetti di vetro e altra roba luccicante?
In soldoni, l’uomo ideale deve avere una memoria da agenda elettronica per ricordare tutte le ricorrenze (compleanno, San Valentino ecc.) e deve essere generoso come uno sceicco appena sbarcato dallo yacht.
Attento, costante e generoso quindi. Ovviamente deve farci ridere, dimenticavo.

Se la donna ideale dev’essere amante appassionata, mamma, bambina, infermiera, amica, complice e immensamente intelligente per ricoprire tutti questi ruoli senza sviluppare una pericolosa personalità multipla, come funziona con l’uomo ideale?
Deve essere babbo? Ma si, dandoci quel senso di protezione e sicurezza che ci dava il nostro papà. Nelle qualità paterne c’è anche il coraggio. Il codardo con noi non ha scampo.
Deve essere bambino? Ma si, deve essere bambino per permetterci di fare le mamme e le infermiere (che ci piace tanto, ammettiamolo!).
Deve essere infermiere? Ecco no, nemmeno il più generoso Pico della Mirandola è disposto a coccolarci quando siamo malate. Se un suo dolorino da nulla è un dramma, i nostri lancinanti dolori mestruali, che stenderebbero un plotone di marines, sono una sciocchezza.
Se gli dicessimo: “Tesoro, vengo da un doppio trapianto cuore-polmoni, mi hanno appena amputato entrambe le gambe”. “Ah si? Mi andresti a prendere le pantofole? Scusami ma sono stanchissimo.”

Sicuramente l’uomo ideale deve essere complice, alla faccia di chi dice che l’amicizia distrugge l’amore, e deve essere di immensa intelligenza, quella che gli permette di sopportare la nostra. Come puri dettagli trascurabili direi che dovrebbe essere ordinato, lavarsi, essere onnivoro e dimenticarsi di avere avuto una madre quando si parla di cucina, averne sempre voglia basta che ce l’abbiamo anche noi, riconoscere ed essere orgoglioso del nostro lavoro, essere un duro ma allo stesso tempo un morbido. E soprattutto, avendo tutte queste doti, non dovrebbe essere gay.


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Ho visto un po’ troppi wonderbra in giro ultimamente. Così, anche se odio l’ipocrisia della par condicio, per pareggiare i conti mi travesto da etologa e vi propongo otto meraviglie della natura in senso maschile.
Per restare in argomento “intimo”, consiglio anche il relativo wonderbra for men, di cui però questi Bronzi di Riace viventi, questi capolavori dell’arte moderna non hanno alcun bisogno. Sono uomini che non devono chiedere mai. L’aggeggio che solleva lasciamolo a chi una volta avrebbe usato il cotone idrofilo. Ohibò.

Cominciamo il giro dei belloni da Viggo Mortensen, la tempesta ormonale perfetta. Inespressivo, dicono. Già fa danno così figuriamoci se fosse pure espressivo.
Le sue fans si giustificano dicendo che piace perchè è anche intelligente, poeta, pittore. Palle, la verità è che tira più un pelo di Viggo che un carro di buoi.

Occhi che ti fanno la risonanza magnetica quelli di Joaquin Phoenix, genere tormentato, in molti film adolescente perverso che innesca reazioni insano-materne stile “vieni qui che ti risolvo io i problemi, bel bambino”. Memorabile in “Da Morire” di Gus Van Sant, che io benedico perché di bei figlioli se ne intende e ci offre sempre immagini indimenticabili.

Keanu Reeves è il monumento vivente alla idiozia dei razzisti, di coloro che vorrebbero continuare a trombarsi solo le sorelle per non contaminare la razza.
Esercizio pratico: guardate prima Calderoli e poi Keanu e domandatevi, ma mescolare un pochino i geni non dà effetti interessanti? Ultimamente un po’ intortellato, ma sempre un grande (Keanu, ovviamente).

Un giovane virgulto dal Giappone, Takeshi Kaneshiro.
Se trovate una palla mortale i pugnali volanti ma non osate dirlo all’amico entusiasta del cinema estremo-orientale che vi presta sempre le versioni director’s cut dei capolavori di Jhang Yimou concentratevi sui lineamenti di porcellana e gli occhi a mandorla assassina di Takeshi. Le due ore e oltre passeranno più in fretta e direte: “Ma come, è già finito?”.


Che dire di Johnny Depp, il lato selvaggio della vita, l’uomo dai mille volti? Da portarsi dietro solo in modica quantità, di lui non si butta via nulla, ed è un salvavita. Un momento di depressione e con un Depp passa tutto.

Alzi la mano chi non si farebbe arrestare e interrogare da Montalbano, alias Luca Zingaretti, il primo sexy commissario italiano e la rovina di Cesare Ragazzi.
O ragazzuoli che la menate con i capelli che cadono e vi rovinate lo stipendio con le fiale di Minoxidil, non preoccupatevi. Dovete solo essere uguali a Zingaretti e i capelli non rappresenteranno più un problema.

Direttamente dall’Enciclopedia Britannica dei bonazzi, la new entry Clive Owen, anche lui un po’ botulinizzato nell’espressione ma gran figaccione, sia nei panni di Re Artù, dove per lui sbavavano sia Lancillotto che Ginevra, che in quelli del rapinatore diabolico in “Inside Man”. Ma come hanno osato non fargli fare James Bond e hanno preso quella specie di calamaro di… non mi ricordo neppure il nome!

Infine un omaggio al neo Pallone D’Oro, ‘O Capitano, Fabio Cannavaro.
Di fronte alla sua “tartaruga” perfetta le bimbe si turbano, le mamme sbiancano e anche Michelangelo poserebbe lo scalpello e si metterebbe a piangere in silenzio con la testa tra le mani dicendo sconsolato: ” ’gna faccio…”

E ora vi saluto, vado a farmi una doccia fredda.

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