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Ovvero, una settimana senza Silvio.
Il ministro più alto che modesto, quello che non faceva rima con fatto ma con …, vogliamo ricordarlo così:
“Sono professore come Monti, amo questo Paese e sono una persona seria. Il premier è uomo capacissimo e di prestigio e sarà al di sopra delle parti. Ma voglio che dica bravo Brunetta, brava Gelmini, viva la legge di stabilità. Il governo Berlusconi è stato uno dei migliori della storia e io da Monti mi aspetto un’operazione verità.” (Renato Brunetta, EX ministro, novembre 2011.)
Scenda l’oblìo.
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Bersani di notte spettina le bambole che ha pettinato durante il giorno.

Secondo il suo fellow-minister Tremonti, Brunetta è un piccolo abitante di Creta.
Intanto fervono i preparativi delle nozze tra il ministrino e la sua Titti Giovannoni coscialunga. E’ meglio che non leggiate la lista di nozze con gli ulivi da 4500 euro se no, in tempi di crisi, a qualcuno potrebbe andare il mutuo di traverso.

Scusate se la meno ancora con il nucleare ma, viste le velleità da apprendisti stregoni dei nostri sciagurati governanti, che credono che sia assolutamente sicuro e progettano perfino gli stress test sulle centrali (neanche fossero le poltrone dell’IKEA), credo sia necessario battere la barra d’uranio finché è calda.

Ieri è arrivata sull’Italia, dopo aver attraversato gli Stati Uniti e l’Atlantico, la “nube” radioattiva proveniente da Fukushima. A sentire il ministro della salute Fazio non c’è stato alcun pericolo e non ci sarà neppure nei prossimi giorni. “Il nucleare è assolutamente sicuro”.
Tanto, i media oppiacei tipo la televisione non parlano dell’incidente di Fukushima se non per minimizzarlo e comunque, confondendolo con i nanocurie e i roentgen, i millisievert, i becquerel e le supercazzole prematurate con scappellamento allo stronzio radioattivo, il cittadino medio non riesce a quantificare il pericolo e finisce per non temere più qualcosa che, tutto sommato, non vede e non sente. Che saranno mai questi radionuclidi, con tutte le porcherie che già respiriamo!

Peccato che le ultime notizie da Fukushima, che si possono trovare su Internet sui siti che si ostinano a fare informazione e non bunga bunga,  non siano per niente rassicuranti.
Innanzitutto pare che il reattore 3, quello alimentato a MOX (combustibile a base di uranio impoverito e plutonio), sia ridotto più o meno così, (confronta con il reattore 4 di Chernobyl); si sospetta che il nocciolo sia scoperto e stia emettendo radiazioni e, a questo punto, pare quasi certo che il livello INES complessivo dell’incidente sarà elevato a 6 (il penultimo stadio di gravità prima della catastrofe).
Del resto, che fosse successo un leggerissimo casino nell’impianto giapponese, a causa del terremoto, era ormai evidente.
E’ stata riscontrata radioattività nel mare, a Tokyo l’acqua potabile è stata vietata ai bambini, i pompieri che lavorano da giorni alla centrale cominciano a patire le conseguenze fisiche dell’esposizione alle radiazioni. Una “nube radioattiva” si è comunque sprigionata dalla centrale e sta facendo il giro dell’emisfero settentrionale. Quindi? Insistiamo a dire che il nucleare è “assolutamente sicuro”?

All’epoca di Chernobyl si disse che il più grave incidente della storia dell’energia nucleare era stato causato dall’imperizia, dalla vetustà dell’impianto, dall’errore umano e, perché no, dalla mentalità sovietica tendente all’inganno ed all’occultamento della verità. In molti documentari tipo National Geographic l’incidente di Chernobyl viene considerato in pratica l’ultimo crimine del comunismo.
Sottintendendo che, da noi nel mondo occidentale e tecnologicamente progredito che ha sconfitto il comunismo, una cosa del genere non sarebbe mai potuta succedere e mai lo potrà.
Ma è proprio così? Vediamo.
Se è indubbiamente vero che, quella notte a Chernobyl, fu condotto un test sperimentale (uno stress test di quelli che piacciono a Romani?) sotto il comando di un funzionario mediocre e ottuso che non fece nulla per evitare il disastro, la classica testa di cazzo nel posto sbagliato al momento sbagliato, è altrettanto dimostrato che quella centrale presentava un difetto strutturale di fabbricazione del quale non erano stati messi al corrente gli uomini che vi lavoravano. In pratica condussero un test su un manufatto che non lo avrebbe retto.

Leggendo le cronache che faticosamente vengono riportate da Fukushima si scoprono cose interessanti. Tu chiamale, se vuoi, coincidenze.
Pare che anche il reattore numero 4 (numero sfigato) dell’impianto giapponese  presentasse un difetto di costruzione relativamente al contenitore in acciaio del nocciolo. Invece di cambiarlo, visto che costava 250 milioni di dollari, gli irresponsabili della centrale progettarono una “pezza” da applicargli sopra, mentre mettevano tutto a tacere e distribuivano mazzette e prebende a chi avrebbe potuto parlare. La rivelazione è stata fatta alla stampa da Mitsuiko Tanaka, uno dei progettisti della centrale.
E’ ormai noto che, nei primissimi giorni dopo il terremoto e con i danni alla centrale, quelli della TEPCO, la società elettrica che gestisce l’impianto di Fukushima, ritardò colpevolmente le operazioni di raffreddamento d’emergenza dei reattori in avaria con acqua di mare per paura di danneggiarli. Solo un’ingiunzione del governo giapponese li convinse a cominciare a raffreddare il calderone nucleare utilizzando l’acqua salata.
Anche stavolta, non mi pare che vi sia stata una grande glasnost nel raccontare la verità sull’incidente.
Le autorità giapponesi  invitano la popolazione ad evacuare volontariamente nei trenta chilometri attorno alla centrale. Non dovrebbero essere evacuati comunque, anche  non volenti, per il loro bene?
Cos’è, il culto capitalistico per il libero arbitrio e la libertà d’impresa?

Riassumendo, c’è uno schema che sembra ripetersi ogni volta che  avviene un disastro in una centrale nucleare. Analizzando lo schema, in caso di nuovi incidenti, si dovrebbe mettere in conto che: 1) chi ha fabbricato la centrale possa aver nascosto eventuali difetti di fabbricazione; 2) chi la gestisce potrebbe ritardare le manovre di spegnimento per paura di danneggiare gli impianti; 3) numerosi e vistosi interessi economici potrebbero avere interesse a nascondere o minimizzare le conseguenze di un incidente nucleare.

Tornando ai nostri ministri che ci rassicurano sulle nubi di radionuclidi che sorvolano il nostro territorio, è probabile che la diluizione della radioattività nell’aria e la distanza geografica dal Giappone consentano l’ottimismo. Una cosa però mi preoccupa lo stesso. Fazio dice che «attualmente abbiamo in stock un milione di pasticche di iodio e non prevediamo di produrne di più».
E’ noto che l’assunzione di ioduro di potassio in pastiglie protegge la tiroide dai danni dello iodio radioattivo  in caso di contaminazione ambientale. In pratica si satura la ghiandola con iodio “buono” per impedire che quello radioattivo vi si possa fissare.
Questa profilassi comunque dovrebbe avvenire in teoria su tutta la popolazione colpita, o per lo meno, su tutti i bambini. Anche essendo ottimisti, si tratterebbe di milioni di dosi. Il prodotto costa poco e, in ogni caso, lo iodio radioattivo ha un’emivita breve, per cui si tratterebbe di un trattamento sul breve periodo.

Domandina per il ministro: un misero milione di pasticche in stock a cosa serve? A chi serve? Alla casta ed ai suoi parenti soltanto?
Cos’è, a BigPharma non conviene l’affare mentre invece per i vaccini contro le influenze fantasma si possono buttare nel cesso ogni anno milioni di euro? Dobbiamo arrangiarci privatamente con il farmacista perché lo Stato non vuole pensieri? Giusto per saperlo.

Del resto, anche al di fuori dell’emergenza da centrale in avaria, sul nucleare e sugli effetti delle radiazioni in genere la medicina ufficiale ha un atteggiamento parecchio schizofrenico che alimenta i sospetti nell’utente finale.
A noi ragazze sugli anta, ad esempio, adesso fanno tre mammografie in meno di un anno perché dicono che devi tenere sotto controllo le microcalcificazioni. Tu domandi se non siano un po’ troppe tutte quelle proiezioni e loro ti rispondono, con il sorriso da gioconda, che il dosaggio è minimo e che è molto peggio quando vai dal dentista.
Va bene ma, casualmente, quest’anno il dentista mi ha già fatto tre lastre mettendomi il grembiulone ed il collare al piombo e dopo essere scappato nella stanza accanto e, alla stessa domanda, ha risposto che è peggio quando si fa la lastra del torace. Quindi? Quindi, per la dottoressa, il dosaggio è minimo e smettila di fare domande. 

Però, poco prima, prima di farti la tetta alla milanese, l’addetta al mammografo ti ha chiesto se sei ancora fertile, se sei incinta, se hai nei grossi sul seno. Ma il dosaggio non era minimo ed innocuo? Che facciamo, ci mettiamo d’accordo fra noi o chiediamo al ministro?

Siamo alla disperazione, allo scarafaggio che, rovesciato sulla corazza, agita disperato le zampette.
Arieccoci alla casa di Montecarlo, all’unico argomentuccio trovato dalle truppe cammellate, le Garnero e gli Starace, i TG e i giornalacci porno del Flaccido, contro il Gran Traditore.
La Procura di Roma aveva già archiviato il caso stabilendo che, di chiunque sia la proprietà della casa, non  sussistono reati nella compravendita della medesima. Già l’estate scorsa le famose carte di S. Lucia, ovvero la dichiarazione di un ministro di quel paese circa la proprietà di una società off-shore da ricondurre al cognato di Fini, dovette essere seppellita alla svelta, tanto puzzava di falso ma, non importa, l’infame la deve pagare lo stesso, ordina il nano.

Così quel gran bell’uomo Lebole di Frattini, impeccabile come un maggiordomo inglese che ti porta la colazione in camera, anzi alla Camera, è stato inviato oggi a giuringiurellare in Senato che le famose carte di S. Lucia di cui sopra sono autentiche. Autentiche perché suo cuggino gli ha detto che i tenutari del paradiso fiscale lo giurano sulla testa dei loro figli. 
Battista Frattini ha ricevuto la conferma, sempre dal governo di S. Lucia, che la casa di Montecarlo è di Tulliani. L’ha saputo tempo fa ma ha aspettato che le cose si mettessero proprio brutte per il nano per trasmetterle alla Procura. Quel gran imparziale di Schifani, in tutta fretta, ha convocato la seduta del Senato che doveva servire a chiedere le dimissioni del suo collega della Camera, accusato di imparzialità. Hanno la faccia come il flaccido.

E va bene, la casa è di Tulliani. Se quest’affermazione è vera allora è vero anche che  un paradiso fiscale come S. Lucia, che campa sulle società off-shore e solo di quello, accetta di sputtanarsi a livello planetario violando il voto di segretezza sui nomi dei reali proprietari di quelle società, rivelandoli ad un Frattini qualsiasi. Una tattica che definire suicida è poco. Come se gli gnomi svizzeri, improvvisamente impazziti, cominciassero a dare un nome a tutti i loro conti cifrati. Quanti capitali pensate rimarrebbero tra i quattro cantoni? Meno di zero. Campare solo di cioccolata e orologi non è facile.

Le prove di Frattini

A parte il fatto che, in ogni caso, se vi fosse il sospetto di un reato commesso da una di queste società con sede all’estero dovrebbe essere il Ministro della Giustizia su richiesta della magistratura a richiedere al paradiso fiscale, attraverso una rogatoria internazionale, tutti i documenti atti a rivelarne la reale proprietà, non certo un ministro degli Esteri su mandato di un presidente del consiglio per favorirlo in una faida personale che lo riguarda. Don’t cry for me Angelino non ha niente da dire su questa faccenda?

Allora, se non è un bluff da tavolo da gioco degno di Montecarlo, ma nel senso del Casinò, e fosse vero che un paradiso fiscale da oggi spiattella i segreti dei suoi clienti, allora dovremmo proprio pensar male e sospettare che qualcuno stia cominciando a comperarsi non più le puttane a vagonate ma intere isolette caraibiche.

Intanto, mentre siamo tutti ansiosi che Fini dia le dimissioni perché non si è mai visto che il cognato di un nemico di Berlusconi si comperi una casa al grezzo a Montecarlo pagandola il giusto prezzo, il padrone di Battista, accusato di prostituzione minorile e concussione, inquina le prove, fabbrica testimoni prezzolati affinché neghino il fatto che lui paga profumatamente ragazze perché si facciano toccare nelle parti intime, come un maniaco da quattro soldi. Non solo, riduce questori e prefetti al rango di sguatteri al servizio permanente delle sue puttane.

Secondo me, invece di amminchiarsi su quella scemenza della casa di Montecarlo, dovrebbe preoccuparsi del fatto che sull’inchiesta che lo coinvolge comincia a cadere la neve e si moltiplicano le minorenni coinvolte in esibizioni hard e, soprattutto che, vista la mala parata e il pericolo di affondamento, le zoccole cominciano ad abbandonare la nave. Non prima di aver dato al loro generoso benefattore del “culo flaccido”. Veline ingrate.

Ottobre 1962 – Berlusconi detta le linee guida al presidente Kennedy per la risoluzione della crisi dei missili di Cuba.
La rivelazione fatta dal nostro piccolo fanfarone sul suo ruolo determinante nel salvataggio delle banche americane aggiunge l’ennesimo tassello nel complesso mosaico del suo delirio di (im)potenza. In breve, secondo l’ultima confabulazione berlusconiana, lui andò a Washington, si appartò con Obama e  dal tocco magico del ghepensimì fu creato  il piano da 700 miliardi di dollari per tenere il brodo dell’economia americana. Tutto merito suo. Perchè mai dopo questa mirabolante impresa gli USA non fecero di tutto per acquisire Berlusconi come nuovo supereroe ad honorem  e si accontentarono invece dell’inetto  presidente Obama, è un mistero.
Non solo, sempre secondo il nostro millantatore tascabile, se non è scoppiata la guerra tra Russia e Georgia lo dobbiamo ancora a lui. Pensate ai quei carri armati in fiamme sui bastioni di Tilibislava (o piuttosto Tbilisi?) fermati dal fanfarone con una mano sola come  i proiettili di Matrix – da vero Eletto (dal popolo), a scongiurare una crisi internazionale di dimensioni imprevedibili. Salvatore del mondo.
Come nel 1962, quando appena ventiseienne, volò la prima volta a Washington per prendere in mano la situazione e impedire a quello sciagurato di Kennedy di far precipitare la crisi dei missili di Cuba. Se siamo ancora al mondo e qui a scrivere sul blog e non ci siamo intossicati con i funghi atomici, è tutto merito suo.
Non è vero ma i papiminkia ci credono.
La storia dei pensili da cucina non è ancora finita. Esaurite le preziose testimonianze dei mobilieri di Cantù, restano quelle dei commessi dell’IKEA di Bologna Casalecchio e magari del famoso tabaccaio di Montecarlo, quello della curva. Il Giornale continuerà sicuramente a prendere a sbadilate chi si frappone tra Iddu e la Gloria e a marchiare i ribelli a punta di coltello.

Al manipolo di basterdi arruolati dal sire duca nano di Brianza per far fuori tutti coloro che hanno smesso di leccarlo, con l’ordine di accanirsi, da buoni teppisti, sulle di loro famiglie ed affetti, oltre ai Feltri e ai Bondi si è aggiunto l’Hugo Stiglitz della critica d’arte.

Il redivivo Sgarbi – nomen omen – già in passato star dell’one man show di killeraggio politico “Scalpi quotidiani”, in onda sull’ammiraglia del nano, si è incaricato del duro compito di far sapere al mondo intero e magari alla galassia circostante che la compagna di Fini era una che “lo andava a trovare a casa”. E siccome bisogna farlo capire proprio bene di che pasta è la traviata che ha traviato Fini aggiunge, nell’intervista rilasciata al compiacente “Corriere”, che anche La Russa la frequentava, tanto per restare in famiglia AN, con il Benito Maria che non nega né conferma.
Che uomini! Soprattutto che gentiluomini!
Non solo arrivista, assetata di denaro e campionessa del free-climbing sociale assieme al parentado ma, suggeriscono questi veri cavalieri, con la chiappa facile di ordinanza. Ovviamente tutto serve a far intendere che la ribellione del congiurato è dovuta solo agli effetti collaterali dell’innamoramento, per non dirla in maniera più volgare. Con una rasoiata sola se ne colpiscono due: Zozza Mary e pazzo Gary.

Orbene, se questi uomini onesti, questi uomini probi che fanno le pulci agli altri si accompagnassero abitualmente con figlie di Maria giunte vergini al matrimonio e pronte a sacrificare la vita per difendere la virtù, capirei.
Ma il colmo, quello che rende la loro faccia ancor peggio del culo, è che presentano al pubblico ludibrio la presunta immoralità degli altri mentre sono dei consumatori compulsivi di donnine a pagamento. Lavorano per uno che normalmente arruola una quarantina di sgallettate per allietare le feste in casa e si porta le escort a due per volta nel letto e vogliono far credere al popolaccio che le puttane sono le mogli degli altri.

E’ tipico dell’uomo di potere con il debole per la donna da saloon, per l’attricetta vistosa e arrivista, Peron docet, demolire l’avversario politico a colpi di donna. Anzi di puttana, l’unico tipo di donna che sembra popolare il suo mondo. L’unica della quale crede di poter comperare il silenzio, nel senso di azzittirne anche le opinioni, pagandola o ricompensandola in vario modo con regali e regalini.
Il vero uomo di potere non si fa sopraffare dalla donna. L’avversario politico da demolire di solito lo ha fatto.

Così, non solo l’attricetta assetata di soldi ha circuìto ed inscimunito il Presidente della Camera ma lo ha pure fatto deviare dalla retta via. Magari è pure di sinistra.
Quel gran pezzo del Silvio, da par suo, è pronto a giurare che l’Elisabetta voleva venire a Palazzo Grazioli a fare la ola ma, respintane, ha fatto come la strega cattiva della fiaba, ha giurato di vendicarsi.

Quanto odio misogino affligge questi presunti amatori di donne, tutte trattate come le pupe del gangster.
Usano i diminutivi coccolosi: Evita, Claretta. Le portano fin sugli altari del potere, le fanno diventare pure, sante ed immacolate, magari ministre o presidentesse ma solo per far vedere quanto sono buoni. Se però la prescelta si ribella o esce solo per un attimo dallo schema “succhia e taci” ecco giungere il rinfaccio dell’averla raccattata per strada, il fatidico “zitta, troia”. Ricordate il “Velina ingrata” inciso con il pennino sulla candida pelle di Veronica Lario, con tanto di vecchia foto tette-al-vento sbattuta in prima pagina sul “Giornalaccio”, ai tempi del divorzio annunciato?
Sono pronta a scommettere qualsiasi cifra che se, per pura lontanissima ipotesi, la Carfagna e la Gelmini si rivoltassero al ciarlatano potremmo finalmente sapere cosa si dicevano per telefono tempo fa a proposito del loro principale. In barba al divieto di pubblicare le intercettazioni ed in spregio alla privacy. In prima pagina sul “Giornale” a puntate e, con la prima uscita, il CD della versione integrale uncut in regalo.

Stamattina, di fronte all’asilo, un bimbetto di tre anni mi spiegava come probabilmente funziona il meccanismo di Appaltopoli. Giusto per umiliarmi ha anche aggiunto che non bisogna farsi meraviglia dell’esistenza di una Anemone’s list. Chi corrompe tiene sempre nota di chi ha corrotto, hai visto mai.
Come vanno le cose nel mondo degli affari d’oro, quindi?
C’è un costruttore voglioso di ricevere appetitose commesse – non nel senso di procaci lavoratrici del commercio al minuto ma di appalti per lavori pubblici o per i carrozzoni dei Grandi Eventi affidati alle sapienti mani del supereroe de noantri, Guido Bertolaso. Quelli, per intenderci, per i quali sono stati sperperati milioni alla Maddalena per poi trasferire tutto all’ultimo momento all’Aquila. Quelli che hanno lasciato da una parte interi alberghi già terminati e poi inutilizzati e svenduti per un tozzo di pane, con milioni spesi per i portacenere, per andare a ricominciare a sperperare in quel d’Abruzzo. Via, verso nuove avventure.

Il costruttore finito sotto torchio, ma forse non solo lui perchè trattasi di pratica comune e radicata in terra corrotta d’Italia, per ingraziarsi una serie di personaggi della politica in grado di introdurlo nel sancta sanctorum della Casta Pappona e fargli ottenere le commesse di cui sopra, offriva di sdebitarsi mediante lavori e lavoretti da eseguire a domicilio del protettore di turno. Intonacature, rifacimento piastrelle, pavimenti, bagni, tapparelle e infissi. I più pretenziosi, come abbiamo visto da alcune indagini, pretendevano addirittura la casa intera, possibilmente in zona extralusso vista gladiatori. Il sospetto è che i costi di ristrutturazione, i regalini ai castamen finissero addebitati sul conto dell’appaltatore statale.

Ora, siccome tanti dei nomi di presunti corrotti che stanno saltando fuori ultimamente sono così vicini al premier da soffiargli sul collo, lui l’ha presa male.
Il boss del governo stamattina si lamenta del fatto che “troppi si sono arricchiti alle sue spalle”. Sottinteso, senza che lui immaginasse un tale abominio. Poveretto, mica ha gli occhi sulla schiena.
Sembra di tornare alle vecchie inchieste sulla Fininvest, quando i manager ungevano i finanzieri corrotti sopra e sotto e lui non poteva immaginare cosa si stesse tramando alle sue spalle. Come quando l’infido stalliere, alle sue spalle, organizzava il rapimento di uno dei suoi commensali e a lui non risultava proprio che fosse un capomandamento con le controminchie.
Poveretto, lui è sempre l’ultimo a scoprire le magagne di casa sua.
Un po’ come Benedetto che non immaginava proprio fossero così tanti i preti che amano sollazzarsi con le tenere carnine dei bimbi ed ora scarica il barile sulle fragili spalle della Madonna e dei suoi “X Fatima Files”. O Ratzi, che hai scambiato Maria per Dan Brown?
Tra tutti e due, il Papi e il Papa, sembrano gareggiare alle olimpiadi di arrampicata libera con le mani bisunte sugli specchi.

Ma scusi, nano, che vuol dire che “si sono arricchiti alle sue spalle”?
Non sono anni che va ripetendo agli italiani che, votandola, sarebbero diventati tutti ricchi come lei? Per una volta che l’hanno presa in parola, che l’impegno concreto si è materializzato e che si è avverata la profezia che tutto ciò che lei tocca muta in oro, se ne lamenta anche? Ma allora è come quel personaggio della pubblicità di una volta: “Lei è incontentabile!” “Sempre!”

Dà sui nervi ma non mi preoccuperei più di tanto. L’essere offese da lui sta diventando meglio di un complimento. E’ un’onorificenza, una medaglia al merito.
Certo, fa rabbia quella sua continua volgare ossessione per le donne, purché siano giovani, carine, gerontofile, a pagamento e decerebrate. E’ senz’altro patologica la sua fobia nei confronti delle donne che non rientrano nei canoni di cui sopra, il che ne fa tutt’altro che il seduttore che vuol far credere di essere. Al contrario, il vero dongiovanni “non si picca se sia ricca, se sia brutta, se sia bella….” Giovane o vecchia, “Pur che porti la gonnella…”

Fa rabbia, con le sue battute ripetute in guisa di lobotomizzato, ma consoliamoci. Sono isterismi da ometto. Vive in una corte di eunuchi che battono le manine al suo passaggio. E’ un cliente che crede alle balle che gli racconta la professionista. Tipo il “mi hai fatto male” “era tanto che non godevo così”, per intenderci. Lui ci crede. Come crede ai puttani maschi che lo circondano e che gli dicono quanto è bravo e genio della politica.

Un Dio particolarmente sadico – ma forse dovrebbe essere un Dio femmina, potrebbe inventarsi per la sua punizione all’inferno nel segno del contrappasso l’obbligo di rivivere in saecula saeculorum, a mo’ di incidente probatorio, la riedizione in loop della scena della stanza 237 di “Shining”. L’incubo della strafiga che diventa una vecchia in decomposizione. Sarebbe carino.

Ovunque vada è sempre un evento e lascia un tale segno che in Finlandia, ad esempio, ancora non si ricordano delle sue visite.
L’ultimo exploit a Sharm El Sheik. Minchia, con l’Egitto non si erano mai firmati accordi simili, tanto che uno si chiede: dov’è la fregatura?
Una roba mai vista, una conquista che nemmeno Colombo con le caravelle.
Per il gas ed il petrolio bastava forse non tirare giù Mattei con l’aeroplano e gli accordi vantaggiosissimi per l’Eni li avremmo già avuti quarant’anni fa.

C’è da stare tranquilli quando costui va per il mondo a far tutto lui. Si è visto con Gheddafi. Promesse, promesse, accordo storico ma con il leggerissimo problema dei barconi.
Mr. Faciloneria ha comunque la ricetta giusta per i migranti. Avete bisogno dell’asilo politico? Ghe pensi mi; andate nell’apposito ufficio a Tripoli, chiedete alla signorina (che sicuramente è una gran gnocca e ve la dà pure) e fate domanda. I più fortunati si aggiudicheranno anche una tessera gratuita Mediaset Premium con decoder e parabola. Peccato che, strada facendo, i disgraziati vengano intercettati dai poliziotti e trafficanti libici che ne fanno scempio in appositi lager. Ma tutto questo Alice fa finta di non saperlo.

In attesa che del nostro ci giungano altre cartoline da altri paesi conquistati a colpi di efficienza brianzola, facciamo il solito lavoro di ripulitura delle balle spaziali raccontate da iddu e i suoi giornaletti cartacei e televisivi.

Sono il più popolare del mondo“, farneticava nei giorni scorsi. ”I sondaggi che ho io mi danno il 75,1% di consensi, i sondaggi che conosco io dicono che Obama e’ al 59%: soltanto Lula (il presidente del Brasile) arriva al 64%. Quindi il mio e’ un record assoluto”.

Facciamo chiarezza grazie alla conoscenza dell’inglese e a Visti da lontano. Il sondaggio commissionato ad Harris Interactive (non di proprietà di Berlusconi) sulla popolarità dei leader mondiali ed il loro livello di gradimento presso i cittadini d’Europa e degli Stati Uniti, vede al primo posto Barack Obama con l’80% di gradimento.
Lui, il millantatore di credito, è solo al 17% (oplà!). In Europa è il leader meno popolare, la più amata è Angela Merkel. In Italia il recordman è al 38% ma solo, dicono quei comunistacci di Harris, grazie al controllo sui mezzi di informazione.
Ciapa ciapa e porta a cà.

Chissà quali sono i sondaggi che ha lui e che lui conosce. Poi non dobbiamo dare ragione a sua moglie che dice che quest’uomo non sta bene.

Grazie a Galatea per avermi ricordato quel gioiello di “Il favoloso mondo di Amélie”.


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