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Notate la data della vignetta. Non è di oggi.

Brucia la Roma dell’Imperatore Cerone che se la ride suonando l’Euro al posto della lira – unica differenza con il precedente – e contando i suoi 316 tra servi e badanti. Sperando che non si renda mai conto di quanto gli costano.
Il governo degli incappucciati ringrazia gli incappucciati che sono scesi in piazza a rimettere disordine.
I giornali e le televisioni con il mignolino alzato si appassionano alla foto del ragazzo che lancia l’estintore sperando che chi la guarda faccia le dovute libere associazioni con altre situazioni tipo, dico un nome a caso, Carlo Giuliani e Genova. “L’Unità” intanto sbuffa e si lamenta del “tormentone sugli infiltrati”. Ho detto l’Unità, non “Il Tempo”.
Mi scuso per la pubblicazione della prima pagina di una testata pornografica

Il PD non ha aderito alla manifestazione. Non erano previsti attaccapanni sui quali appendere il cappello.

Pannella è stato lungamente fanculizzato on the road a suon di “pezzo di merda” dagli inferocitos che gli hanno rinfacciato il tradimento dell’altro giorno. E’ da stamattina che dalla sua radio si difende dicendo che non è vero che i radicali hanno fatto raggiungere il numero legale, che hanno comunque votato contro B. e che non hanno mai governato con lui. Quindi Capezzone era solo un sogno.
Nel frattempo, in centinaia di manifestazioni all’estero da migliaia e migliaia di persone, nemmeno l’ombra di un black bloc e nessuna violenza e tutti si chiedono come mai.
A me pare che ormai la piazza in Italia sia il bivacco di vari manipoli fascisti che non tollerano infiltrazioni da parte di provocatori pacifici.
Il ministro degli interni, mentre Roma bruciava, sembra impossibile ma non era a Roma. Un giorno ci spiegherà cosa cazzo c’è di così interessante a Varese. O se colà  ha per caso un abbonamento con Natascia.
“Quello degli ‘indignados’ mi pare un movimento confuso, che avrebbe bisogno di una piattaforma seria. Ci vuole un po’ di cautela e spero che domani non sia esposto a provocazioni”. (Pierluigi Bersani, ieri 14 ottobre)
“In queste ore stanno avvenendo violenze e devastazioni inaccettabili. I provocatori che hanno voluto inscenare una vera e propria guerriglia urbana colpiscono al cuore le ragioni di un movimento che in tutto il mondo vuole esprimere liberamente un disagio ed una critica all’attuale assetto dell’economia mondiale”.
(Pierluigi Bersani, oggi 15 ottobre)
Una piattaforma in mezzo al mare è proprio l’immagine più eloquente dell’isolamento, della straniazione del maggiore partito d’opposizione dalle istanze più attuali dei giovani e degli oppressi, la sua sordità totale all’ascolto del respiro del popolo. E’ pazzesco. Questi rischiano veramente di arrivare che la rivoluzione è già finita.
Perché a questo residuato politico inesploso che è l’acronimo di una bestemmia non interessano i movimenti dal basso, le loro rivendicazioni, siano esse espressioni di puro idealismo o motivate della tremenda necessità di mettere assieme il pranzo con la cena e un futuro con il presente. Non interessano le manifestazioni  forse ingenue ma pur sempre portatrici di istanze di rivendicazione sociale e che dovrebbero quanto meno far sorgere nelle testone di balsa dei suoi dirigenti un sospetto: “Ci stiamo perdendo qualcosa, per caso?”

Il  maggiore partito della cosiddetta sinistra non scende più in piazza dai tempi di Genova. Non hanno tempo per le proteste. Devono pensare alle loro piattaforme serie del cazzo, a sfornare calde calde supercazzole politichesi prematurate di bottegone come fosse Bersani.
Bravo Pierluigi, ancora una volta avete lasciato la gente da sola in piazza, sapendo in anticipo che sarebbero arrivati i provocatori, i black-bloc e i violenti delle tifoserie che si infiltrano – tutto scritto nel vangelo secondo Kossiga. Gente che sarebbe stata oggetto della solita repressione a gas e della successiva insopportabile riprovazione da parte dei politici.
Continuerò a dirlo fino alla morte e non me ne frega niente se vi incazzate, o piddini grigi. Quando il PCI aveva un servizio d’ordine e il partito non si vergognava di scendere in piazza, alle manifestazioni per i provocatori non c’era trippa. I vostri strenui difensori dell’indifendibile, quelli che vi voteranno sempre perché siete i meno peggio – pensa come siamo ridotti –  dicono che i tempi sono cambiati. Si, cari,  in peggio e io ho nostalgia dei camalli alti due metri per un quintale che avrebbero fatto polpette dei black bloc. Perché i provocatori li riconoscevano dal tanfo. Gli bastava allargare le narici al vento.

Voi dirigenti ve ne restate chiusi nel bottegone a sorbire la vostra cautela merdosa, a mettere il cappello all’ultimo momento sulle conquiste della gente, a masturbarvi sui sondaggi che vi promettono la vittoria alle prossime elezioni e il ritorno al potere – occhio a non farvi fottere come nel 2006, però – a guardare dalla finestra la gente che impara ogni giorno di più che scendere in piazza contro i regimi che affamano la gente per difendere le caste miliardarie  – delle quali siete parte – è pericoloso, che a protestare si prendono le mazzate, il gas e la riprovazione dei media per i quali siamo tutti terroristi anche se lottiamo per i nostri fottuti diritti.
Confusi siete voi, ormai scollati dalla gente, dalla vostra storia e dal vostro tempo, appagati di essere parte integrante del sistema e ad esso perfettamente integrati. Collusi e infelici.
Voi non state più dalla parte del popolo e un giorno qualcuno se ne ricorderà.

P.S. Rileggendo la prima citazione di Bersani mi viene in mente che quel “ci vuole un po’ di cautela” sarebbe perfetto in bocca ad un vescovo al quale è giunta la voce che un suo parroco molesta i bambini.

Oggi pomeriggio ho visto in DVD “Ggate – Genova 2001 il massacro del G8” (in vendita in edicola a € 7,90)  e non posso che consigliarne caldamente la visione. So che è stato trasmesso in rete eccezionalmente da diversi siti in contemporanea il 22 luglio scorso ma, non solo per chi se lo è perso, penso sia indispensabile conservare questo documento eccezionale nella propria mediateca. A futura memoria dei nostri tempi e supponendo che difficilmente potremo vederlo sulle reti televisive mainstream.
Avendo visto, credo, tutto il possibile sull’argomento, posso dire che è senz’altro la più accurata indagine sui fatti del G8 genovese, se non quella definitiva. 
Chi erano i Black Bloc e qual era il loro ruolo, perché la polizia non interveniva a fermarli quando compivano le devastazioni e la gente chiamava invano disperata il 113. Il racconto di Mark Covell, il giornalista inglese massacrato alla Diaz e mandato in coma dalle botte e la brutalità che non si è fermata neppure di fronte ad un ragazzo disabile. I ragazzi inseguiti in spiaggia ed attaccati da reparti da sbarco, con i bagnanti che tentavano di difenderli e qualcuno che riusciva a farli salire su una barca per portarli al largo lontano dalle botte. La tecnica scientificamente ripetuta in tutte le giornate del G8 di colpire i manifestanti pacifici piuttosto che i provocatori violenti. Le denunce su infiltrazioni di esponenti di estrema destra e tifoserie violente. Perché non è stato mai celebrato un processo per i fatti di Piazza Alimonda.
E’ un’inchiesta fondamentale soprattutto perché offre l’ipotesi di una regia sovranazionale di tanta violenza scatenata, con tecniche militari e da uomini survoltati e caricati d’odio ideologico, sui contestatori della globalizzazione convenuti a Genova nel 2001 ma non solo, con modalità identiche anche su quelli arrivati pochi mesi prima a Napoli e sotto un governo non di centrodestra. Una spiegazione di comportamenti altrimenti inspiegabili che potrebbe essere riassunta nella frase “se osate ancora contestare il nostro potere e la nostra visione del mondo, guardate cosa può succedervi.”
Molti di noi avevano intuito già allora qualcosa del genere ma, grazie alla sedimentazione dei fatti in questi dieci anni trascorsi, si sono aggiunti nuovi tasselli all’ipotesi, che si sta facendo sempre più chiara e comprensibile. Ascoltate cosa dicono in proposito, nell’inchiesta di Franco Fracassi, i dirigenti e sindacalisti di polizia. Cosa dice l’ex generale della Nato, Mini.
E quel dialogo tra i due agenti, nel finale, con quell’ “Uno a zero per noi” riferito alla morte di Carlo Giuliani, che mette i brividi.

Ad integrazione della commemorazione del decennale delle giornate di Genova, vi propongo anche un video della segreteria del GLF: “La gestione dell’ordine pubblico a Genova.”

Anziana anarcoinsurrezionalista armata di corpo contundente.



“Ue ragassi, siamo mica qui a candeggiare i Black Block.” (Bersani apocrifo)

Intendiamoci. Visto che i dementi abbondano ci saranno sicuramente frange di estremisti che pensano di fare la furbata andando a tirar sassi ad una polizia in tenuta da combattimento in una Val Susa militarizzata per sentirsi fighi e credendo veramente in tal modo di opporsi al sistema. Estremisti di tal fatta esistono sia a destra che a sinistra perchè la globalizzazione sta trasversalmente sulle palle un po’ di tutti.

Io però penso male e penso che i Black Bloc, alla fine dei conti, lavorino per il Re di Prussia. Fateci caso, ogni volta che una popolazione si oppone e decide di protestare con le armi che offre la democrazia: cortei, presidi e sit-in contro una decisione della Casta Cialtrona che governa il mondo e che vorrebbe imporle leggi, opere faraoniche di nessuna utilità e soprusi economici di vario tipo, si inizia sempre con un corteo pacifico e poi arrivano loro, gli scarrafoni neri, a rimettere le cose a posto. Come arrivano, ad assaltare ovviamente la polizia, da quel momento non si parla più delle ragioni della manifestazione e della protesta ma diventa tutto terrorismo da stroncare con le botte indiscriminate e le armi chimiche fuorilegge. Facile, no? Sono dieci anni e più che funziona così. Già a Genova nel 2001 era molto chiaro come sarebbe andato il mondo nel nuovo millennio. 

Li chiamano antagonisti, anarchici o anarcoinsurrezionalisti che fa più fino e fa slogare la lingua all’inviata ciellina del TG di regime che racconta con orrore le loro imprese, offuscando ovviamente le ragioni della protesta di popolazioni ed amministratori locali che diventano da quel momento tutti delinquenti. Perché il Black bloc ha la delinquenza contagiosa, infetta in pochi minuti un’intero corteo, anche quello con le anziane che portano il crocifisso.
Come passo successivo, dopo il trattamento mediatico del racconto della giornata all’insegna della criminalizzazione globale della protesta, il presidente della Repubblica deplora, il governo fascistoide invoca la mano pesante (come se in Val Susa fossero volate carezze), i collaborazionisti del Partito Bestemmia condannano e si associano all’invocazione della repressione e chi non lo fa è un figlio di Bin Laden, rivoluzionario, terrorista e comunista demmerda. 
Non c’è nessuno tra i media che abbia l’intelligenza di distinguere tra legittima protesta e violenza e di sospettare che il Black Bloc sia alla fine un’arma fenomenale, funzionale al sistema ed alla conservazione dello status quo della globalizzazione. Giusto per pensar male.

Bisogna fermare ed arrestare i violenti. Certamente, sono d’accordo. E’ dal G8 di Genova che aspetto che lo si faccia. Ne arrivano a plotoni ma ne prendono sempre tre o quattro, dei quali però non sappiamo mai nulla e non si sa mai chi li ha mandati, chi gli ha pagato la trasferta, visto che vengono anche dall’estero, e chi eventualmente li manovra.
Secondo me la parte interessante sui Black Bloc dovrebbe cominciare il giorno dopo l’arresto, quando gli si toglie finalmente il passamontagna nero e li si smaschera. Invece, finito l’allarme invasione e le violenze, puf!, spariscono come Kaiser Soze. Ed io penso male.
Penso male anche perché si ha sempre l’impressione che, invece di concentrarsi sugli scarafaggi, andandoli a stanare uno per uno, e di riservare la repressione su di loro, si finisca per menare tutti indiscriminatamente e gasare nel mucchio anche la vecchietta. Segno che, Corso Italia 2001 insegna, con le immagini del sangue e delle legnate servite calde calde al TG1, il Black Bloc offre il pretesto per una bella randellata generale allo scopo di far sbollire i bollenti spiriti ai manifestanti, soprattutto a quelli più pacifici. Così la prossima volta imparano a scendere in piazza contro il sistema.

Se tutte le volte lo schema si ripete e alla fine ciò che rimane è solo una generalizzata repressione, ci sono delle colpe ben precise, a parte quella di chi agisce la violenza ed è una colpa che a me fa schiumare di rabbia e fa più male del sasso del violento e della manganellata del celerino.
I partiti dell’arco costituzionale che dovrebbero rappresentare all’interno delle istituzioni le istanze delle popolazioni in lotta contro leggi e disposizioni governative percepite come ingiuste (nel nostro paese sarebbe in teoria la fottuta sinistra a doversene far carico) avrebbero il dovere di proteggere le manifestazioni assicurandone il carattere democratico e pacifico. Dovrebbero occuparsi del servizio d’ordine (come facevano una volta!) e collaborare con le forze dell’ordine per concordare la strategia per isolare eventuali agenti provocatori e deficienti in vena di bravate. Facendo sì che la violenza che vuole infiltrarsi nella protesta e farla degenerare venga isolata ed annientata. Con i responsabili consegnati alla giustizia e la manifestazione pacifica che non subisce se non minime conseguenze.

Invece ormai abbiamo un maggiore partito dell’opposizione che regolarmente lascia sole le popolazioni e le loro rivendicazioni in balìa del caso. Se ogni volta non ci scappa il morto è solo per pura fortuna. Ma loro, e glielo dico in faccia, in quella faccia da buco del culo che hanno, hanno la responsabilità morale di ogni singola manganellata, di ogni singolo candelotto sparato ad altezza d’uomo e di ogni caso di intossicazione da CS (gas tossico e vietato) su cittadini inermi che non hanno nulla a che fare con la violenza di pochi ma che erano lì solo per esercitare il loro sa-cro-san-to diritto democratico di opporsi alle decisioni di una Casta non eletta dal popolo ma autonominatasi, esecutrice materiale degli ordini dei loro padroni nominabili ed innominabili. Casta della quale il PD è ormai da anni reggitore ufficiale di coda.

Io non ci sto. Voglio sapere perché, per un’opera che non si farà mai la Casta smania tanto per ottenere i soldi europei. Voglio sapere chi ci guadagna, soprattutto tra i politici e chi ha paura, se non va in porto l’affare, di dover restituire la mazzetta. Voglio sapere con che faccia di merda il PD criminalizza la protesta di cittadini ed amministratori locali e fa la faccia feroce uguale a quella dei fascisti di B. lasciando vigliaccamente la gente in balìa dei violenti da una parte e della repressione dall’altra. Voglio sapere se anche loro ci guadagnano e quanto. Voglio sapere come mai anche la Lega non si ricorda più la famosa frase “padroni a casa nostra” e spero che gli elettori di quei luoghi si ricordino della faccia di Maroni, un condannato per via definitiva per resistenza a pubblico ufficiale.

Rispetto i poliziotti e le forze dell’ordine ma non accetto che una parte di loro consideri ancora il manifestante, chiunque esso sia, un oppositore politico, nella fattispecie una zecca comunista e che la repressione venga condotta indiscriminatamente contro l’intera popolazione manifestante con l’utilizzo di gas lacrimogeni fuorilegge i cui candelotti vengono sparati anche ad altezza d’uomo.
Se sono ordini politici, ci sono sicuramente agenti che non li approvano ma che non possono opporvisi e fa rabbia sapere che anche loro rischiano la vita perché lassù qualcuno ne ha cinicamente interesse al fine di difendere il proprio “particulare”.
Non lo accetto e penso male.
E, siccome bisogna schierarsi senza se e senza ma, io sto con il NOTAV, con le popolazioni della Val Susa. In culo a Bersani, per fare un nome a caso.
Macchè “Truman Show” o colpa d’Alfredino. Adesso ci nascondiamo dietro al falso problema  della rapacità televisiva, del tutto ad ogni costo in diretta ma è solo ipocrisia. Viviamo 24 ore al giorno sotto le telecamere, smaniamo di andare in televisione e può succedere che la morte irrompa mentre siamo in onda. Fa parte del gioco.
Rimuoviamo il velo ipocrita dal povero corpo di Sarah e scopriamo la  verità: una bimba è morta perchè al suo posto si è scelto di salvare la famiglia. Quella famiglia maledetta che copre i mostri, li protegge, li difende a spada tratta, sacrificando i bambini  loro vittime sull’altare dell’omertà e che ora, dicono, potrebbe turbarsi di fronte ad una madre che, in diretta tv, finalmente apre gli occhi sul marcio che si nascondeva dentro casa.
Mandate a letto i bambini, si parla di cosa potrebbe succeder loro.

Cara Sarah ancora bambina, provo solo tanta rabbia a vederti andar via, rabbia perchè non ti hanno saputo difendere, perchè non hai trovato nessuno a cui veramente poter confidare le tue paure.
Povera piccola vittima di mafia.
Quella mafia tutta femminile, fatta di faide generazionali, di consapevolezza di  abusi perpetrati  in assoluta impunità dalle figlie alle nipoti, dove a volte si fanno perfino delle scelte, quella no, non la devi toccare, quell’altra si, tanto non vale niente, non è mia figlia, è di quell’altra.
Donne d’onore che alle bambine violentate o solo fino a quel momento minacciate di violenza non credono e che non sono capaci di difendere, perchè preferiscono tenersi accanto nel letto i loro padroni maiali che non le toccano più perchè sono già passati alla carne più fresca di famiglia. Madri, zie, sorelle, cugine che sanno e tacciono, che sono perfino gelose delle molestate e che a volte sanno benissimo di lasciarti sola con colui che ti rovinerà la vita ma non fanno niente per evitarlo.

Lo zio mostro poteva essere fermato. Era debole, un vecchio, vigliacco al punto di prenderti quando non potevi più dire no. Se non ti avesse dovuto uccidere avrebbe continuato con altre e sarebbe morto con il prete sull’altare che diceva quanto era bravo e lavoratore questo pater familias. Con le parenti violentate a piangere sulla sua dipartita.
Nessuna donna si libererà mai della violenza in famiglia se le altre femmine  non la smetteranno di tenerla ferma mentre il maschio padrone la violenta. Siete responsabili, siete colpevoli, siete corree, altrettanto spregevoli di chi abusa. Non avete attenuanti. Eppure sapete essere iene quando volete, gliel’avreste saputa far pagare se solo aveste voluto.
Non dite che non sapevate. Non si nasconde il sangue di una bambina, il dolore fisico, la piscia a letto fino all’adolescenza, quella tristezza e morte di vivere che ti rode l’anima, quella paura che non ti abbandona mai.
Un abuso non si nasconde, lo si può solo seppellire soffocandolo.

Sarah, bimba anche un poco mia, forse hai dovuto morire perchè se avessi parlato non ti avrebbero creduta, perchè avrebbero dovuto raccontarne molte altre di storie e sono cose che non si raccontano, anzi, si negano con tutte le forze. Poi ti avrebbero emarginata, estirpata dalla famiglia, bollata come pazza. Chi tradisce il parente pedofilo, come nella mafia, è un infame.

http://www.youtube.com/v/9XTud9uaihA?fs=1&hl=it_IT

Di questo ultimo atto di inaudita brutalità verso una donna accaduto nella jungla milanese vorrei capire una serie di cose.
La madre dell’assassino aveva allertato le forze dell’ordine temendo che il figlio, uscito di casa in preda a raptus violento, potesse commettere una sciocchezza ma c’è anche chi, tra i testimoni, sostiene che l’aggressione alla donna sia nata da un tentativo di rapina.
Quindi, vorrei capire se è vero che questo pezzo di merda a due gambe ha aggredito la prima passante che ha incontrato per sfogare la sua rabbia per essere stato lasciato dalla fidanzata, come hanno affabulato i giornali e telegiornali.

Non è un dettaglio. E’ importante saperlo perchè, visto che questa notizia non occupa la prima pagina dei giornali ma è un trafiletto in cronaca sotto le solite puttanate politiche, i diamanti insanguinati di Naomi e le interviste al vecchio trombone Bono, se la motivazione del delitto è casuale (forse addirittura il classico futile motivo) e non stiamo assistendo a dibattiti, a prese di posizione, alla movimentazione di criminologi, psichiatri da salotto e da trifola aviotrasportati in trasmissioni ad hoc a riempire il pomeriggio, vuol dire che la situazione è più grave del previsto. Vuol dire che ammazzare in quel modo una donna, fino a spaccarsi le mani sulla sua faccia, è una cosa ritenuta ormai normale e la società sta dicendo alle donne: “non abbiamo nessuna intenzione di difendervi da questa violenza che vi minaccia.” Altro che un soldato a guardia di ogni bella ragazza, come scemenzava tempo fa il nano.

Come è possibile, sempre ammesso che sia vero che questa bestia ha massacrato in quel modo una povera ignara passante per puro caso, che questo fatto non scateni, come minimo, un’interrogazione parlamentare urgente da parte di tutte le deputate che riempiono il parlamento per merito e non. Le Carfagna, le Turco, le Mussolini, quelle che erano andate in jeans a manifestare contro lo stupro, ora che fanno? Non sentono il bisogno di cercare una soluzione ad un fenomeno che è sempre più preoccupante? Pensate, care deputate, visto che una donna non vi smuove un callo, se il bruto avesse aggredito un bambino, invece di una filippina. Immagino la Brambilla in gramaglie, se l’assassino avesse preso a pugni un cane con pedigree.

Non voglio pensare che la motivazione per la quasi indifferenza a quest’ultimo episodio di violenza inaudita sia razzista. Non sarà perchè vittima e carnefice sono, in questo caso, entrambi extracomunitari ed entrambi cristiani (particolare non da sottovalutare)? Proviamo a pensare se si fosse trattato di una donna italiana, padana d.o.p., aggredita da uno straniero, magari islamico, se ci sarebbe stato il titolo a quattro colonne, con Libero che urla “E ora friggetelo sulla sedia”?
E se l’assassino fosse stato italiano e la vittima straniera? E se il delitto si fosse consumato tra italiani?
Questo tipo di violenza è di genere, non c’entrano le nazionalità e necessiterebbe di una pronta risposta di civiltà, con leggi severe a punire i colpevoli ma per la propaganda, per il messaggio che deve giungere al popolaccio, veicolato dai megafoni di regime, è più importante forse continuare a trasmettere che: gli stranieri sono intrinsecamente violenti; le donne si possono ammazzare tranquillamente anche per futili motivi; questo era un pazzo, dopo tutto, e i pazzi sono sempre violenti.
Dobbiamo dedurne che al regime non interessa risolvere un problema di macelleria italiana, con un bollettino di guerra sempre più agghiacciante. Sembra quasi, a pensar male, che la violenza di genere sia un fenomeno auspicabile, tollerato e che il suo racconto serva magari ad intimidire le donne, a tenerle buone, come negli anni settanta quando c’erano resoconti tremendi di stupri ogni giorno sui giornali. Terrorismo mediatico a scopo intimidatorio.

Vorrei sapere infine perchè, di fronte a questa serie di orrori che vede vittime le donne, gli uomini che di solito scrivono tanto e riempiono paginate di pensieri profondissimi e pieni di razionalità non hanno niente da dire, non sentono il desiderio di distinguersi da queste bestie che appartengono al loro stesso sesso. Che ne so, un bel “ma che sta succedendo nella testa degli uomini?” Non è difficile. Noi donne riusciamo a farlo, anche se siamo cretine.
Gli uomini normali, quelli che ci stanno accanto e ci amano lo fanno, si dicono indignati di fronte a certi episodi, ma gli intellettuali stanno in coma depassée, non hanno niente da dire e la cosa è grave. Non capiscono che il silenzio può diventare complicità. Un silenzio-assenso che potrebbe anche al limite giustificare. “Eh, se è arrivato a quel punto chissà quella stronza cosa gli aveva fatto, povero cocco”.
Io credo invece vi sia ancora una responsabilità civile dell’intellettuale, un suo ruolo di guida della società, di educazione a ciò che deve essere accettato e no, altrimenti è giusto mandarlo a cogliere pomodori in Campania. A lavorare, insomma.

Il regime ci ama e ci brama e quando viene l’estate lo facciamo eccitare se ci vede passare in gruppo per strada, soprattutto quando viene luglio. Gli facciamo sempre rizzare il manganello.

Alla testa, Ramon, alla testa. Per un nuovo miracolo aquilano.

L’accostamento di questo orrore infinito ed indimenticabile con le parole di un Giovanardi qualsiasi non suoni irriverente e sacrilego.
E’ stato quel “morto perchè era di 42 chili” che ha evocato l’immagine. Terribile, infernale, sempre incomprensibile passassero diecimila anni, assieme alle altre che ho trovato qui.
Immagini che, nonostante le abbiamo viste tante volte, ci farebbe bene guardarle più spesso. Due volte al giorno, prima e dopo i pasti.

Farebbe bene a tutti ma specialmente ai cosiddetti cristiani che piangono sugli embrioni di tre giorni e andrebbero a salvare gli spermatozoi dai fazzolettini di carta. Farebbe bene soprattutto a chi non ha cervello. Né cuore. A chi, in fondo in fondo, è capace di ragionare solo con la stronzissima logica del “se l’è cercata”.

Sono immagini che, benchè si riferiscano ad altro che a droga, anoressia o cachessia per malattia (AIDS, cancro) ma solo alla sconfinata malvagità umana, ci ricordano che la fragilità del corpo quando è sottoposto a sofferenza e morte è sempre la stessa e merita solo rispetto e pietà. Rispetto e pietà che devono essere riservati anche ai dolenti, a coloro per i quali questi non sono corpi inanimati ma i loro cari. Quando i senzacuore e senzacervello straparlano di Cristi e Madonne dovrebbero sapere cosa deve provare una madre di fronte al cadavere del figlio, sapere che mai nessuno, uomo o Dio, potrà risanare quel dolore, invece tirano fuori la lana caprina e si mettono a fare la calzetta.

I cristiani sono gente curiosa. Un Dio li ha posti di fronte all’immagine più atroce che si possa immaginare, una madre che raccoglie il corpo del figlio crocifisso, credendo di toccar loro il cuore, di farli diventare più buoni, Dio Ingenuo. Invece, se Cristo tornasse giù in questo merdaio farebbe la stessa fine, se non peggio, e in più direbbero che “se l’è cercata, perchè se fosse rimasto a casa con suo padre a lavorare, a fare il falegname, non gli sarebbe successo nulla.”
In duemila anni siamo diventati solo più cattivi e tecnologici. Oltre al flagrum gli faremmo assaggiare un po’ di corrente elettrica sui testicoli.

La droga devasta, dice Giovanardi. Grazie. Però non spezza le vertebre né fa pesti gli occhi. Chi è devastato dalla droga è soprattutto un MALATO e chi è nelle condizioni fisiche di Stefano Cucchi non dovrebbe mai andare in carcere.
Invece, grazie ad una legge che si chiama, guarda caso, Fini-Giovanardi ci troviamo a vivere nel paradosso che chi consuma o spaccia piccole quantità di stupefacenti rischia di morire in galera con un ministro che lo chiama post-mortem “zombie” e a chi magari spaccia nei corridori del potere la polvere bianca in quantità industriali non succede nulla. Davvero, avete mai sentito di un pusher d’alto bordo massacrato di botte in carcere?
Ecco, anche le parole fanno la differenza tra chi conta e chi no. Per i poveracci ci sono gli spacciatori. Per l’aristocrazia magliara e riunta, i “pusher”.

Se si parla tanto della morte di Stefano Cucchi è perchè si cerca di impedire che le tragedie inutili come quella abbiano a ripetersi. Che non abbia più a succedere che a qualcuno, siccome è uno zombie anoressico sieropositivo (secondo Giovanardi), venga negata l’assistenza di un legale. Per questo, per la ricerca della verità, è stata resa pubblica, con preghiera di diffusione sui mezzi di informazione alternativi, la cartella clinica del giovane.

La droga uccide. Certo. Peccato ci sia chi, sempre della stessa infornata politica di Giovanardi, di fronte ai test antidroga per i politici abbia perfino da ridire, faccia l’offeso ed abbia il coraggio di citare Orwell a sproposito, dicendo “io non lo faccio”.
Egregio Cicchitto, se in Italia si può morire per pochi grammi di hascisc lei, come nostro rappresentante, perdìo, il test antidroga lo fa, in fila assieme agli altri.

Credo sia giusto che l’immagine atroce di Stefano Cucchi sul telo azzurro dell’obitorio stia perseguitando i nostri sogni e risulti sconvolgente anche per chi è abituato a guardare ogni giorno in faccia le conseguenze della morte.
Per quanto doloroso possa essere per la famiglia penso che sia stato un gesto necessario violare l’intimità di un corpo non ancora ricomposto nella sua dignità e ripulito dei segni che la vita lascia con le unghie sul viso e sul corpo dei morti quando ne viene strappata via a forza.

Non dimentichiamo che anche per Federico Aldrovandi la macchina della giustizia si mosse solo dopo che sua madre divulgò in Internet le immagini della salma del figlio, ancora vestita degli ultimi abiti di vita, gonfia ed insanguinata dalla violenza subìta.
Perchè c’è un segno inconfondibile in entrambi i corpi di Stefano e Federico ed è il marchio della morte violenta, prematura ed ingiusta.

E’ stato quindi giusto mostrarla, quella tremenda immagine, nella sua spietatezza, in questo paese di santommasi che se non ci infilano il dito, nella piaga, e lo rigirano ben bene, non credono a nulla. Come La Russa che giura e spergiura che non è successo nulla di male ancora prima di sapere come si sono svolti i fatti. Come quelli che si passano la palla come fosse una bomba a mano pronta ad esplodere: “L’avevano in consegna loro”. “No, era sotto la tutela di quegli altri”. Noi non siamo stati”, “Noialtri nemmeno.”
E allora chi ha rotto la schiena a Stefano? Come si è provocato quella lesione orbitale? A parte il livor mortis che ha certamente la sua parte nella creazione di questa maschera sconvolgente che ci riporta ai morti consunti per fame e per lager, quello è il corpo di una persona che è stata oggetto di violenza. Botte, trascuratezza, crudeltà, menefreghismo, incompetenza, leggerezza, non lo sappiamo. Per questo è fondamentale indagare e fare giustizia.

E’ strano che qualcuno si scandalizzi di queste immagini crude quando ogni giorno siamo sommersi da decine di morti ammazzati ed ammassati dentro la scatola magica televisiva. Certo quelli sono morti lontani, come nel caso delle vittime di guerra, che o non vediamo o ci giungono già inscatolate e pronte per i funerali di stato dove si deve stare attenti a non scivolare sul pavimento ricoperto di retorica.
Oppure sono morti finti, da cinema, che allo “stop!” si rialzano e ne girano un’altra. O ancora morti da cartone animato, come Wil Coyote che viene giù dal canyon e si stropiccia solo un poco la pelliccia.

La morte vera invece è questa. E’ quella che si è dipinta sulla schiena e sul volto di Stefano ma è anche l’incubo del dolore che mai più potrà essere alleviato di due genitori che si sono visti restituire un figlio in quello stato.

E’ curioso che ci si scandalizzi e si invochi il velo pietoso. E’ perchè si può mostrare tutto ma non, come dice Gilioli, “la verità”? Non vedrete nei TG, ad esempio, le immagini di questi bambini nati deformi dopo il bombardamento di Fallujah, in Iraq. Troppo impressionanti, vi direbbero. I vostri, di bambini, potrebbero impressionarsi. Quelli che rischiano di deformarsi solo per le troppe merendine.
Ipocriti. Il morto di Napoli la prima sera non ce l’hanno fatto vedere per intero. “Abbiamo deciso di non mostrare per intero… bla bla bla bla”. Poi, la sera dopo, pum pum, anche gli spari. E poi ancora una volta e un’altra ancora, perfino al rallentatore. Nel caso non avessimo capito bene. Ipocriti.

L’ostensione del corpo inanimato di Stefano Cucchi non è un gesto gratuito. Serve a denunciare l’inaccettabilità di una nostra situazione carceraria ai limiti della civiltà. Carceri dove i suicidi sono all’ordine del giorno, dove i soprusi e le violenze non possono essere accettati come un male necessario. Il carcere non può essere un inferno dove finiscono solo gli untermenschen e non certo gli squali della finanza creativa ma dev’essere un luogo dove sia possibile la redenzione per chi ha sbagliato. In ogni caso non esiste che uno entri vivo in carcere e ne esca morto.

Guardare certe immagini fa male ma è necessario fintantoché accadranno tragedie come queste. Fatevene una ragione.

Notizie tremende dall’Iran, raccontate dai nostri telegiornali.
Poliziotti che sparano sulla folla, che picchiano i manifestanti, che controllano addirittura gli ingressi degli ospedali per arrestare i feriti da arma da fuoco e da manganello. Che reprimono violentemente chi protesta pacificamente.
Meno male che quello è un paese canaglia e da noi queste macellerie non succedono di certo.

Forte la carica con i blindati a tutta velocità sui manifestanti, vero? Non è Teheran, è Genova 2001.

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