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A me, come a tutte le ragazze, piacerebbe comperarmi qualche volta un capino di abbigliamento nuovo: una maglia, un paio di pantaloni, una giacca.

Stasera, tornando a casa dopo aver fatto la solita inutile sosta nel grande magazzino cittadino, inutile perchè ne sono uscita per l’ennesima volta a mani vuote, mi sono voluta togliere lo sfizio di chiedere alla cassiera perchè non tengono taglie umane per noi esseri umani normali.
E’ perchè non si trovano proprio alla fonte o perchè colui che fa gli ordini è un sadico misogino figlio di buona donna? E’ mai possibile che la taglia più grande disponibile sia una L che andrebbe stretta alla Barbie?
Mi ha guardato con un sorrisetto e ha piegato stancamente la testa in direzione del reparto taglie forti.
Sapete, quello con i pantaloni taglia Giuliano Ferrara e i completini tipo salma in camera ardente, con le camicie col fioccone.

Dice che certi capi, guarda caso quelli di moda, li fanno per le ragazzine, “che sono magre”. A parte il fatto che vedo abitualmente ragazzine con dei culi che non passano dalla porta, non è questa una terribile forma di razzismo, una vera e propria discriminazione da far roteare le lame, per la quale se una ha un’aspetto normale e non cachettico, con le sue formine a posto e non è ancora da seppellire, si deve vestire da vecchia bacucca o niente?

Eh, signora mia, non ci sono più le taglie di una volta. Infatti capita di rovistare nell’armadio e tirar fuori una vecchia camicetta che ancora incredibilmente ti sta ed è etichettata con la mitica taglia 46. Se ora non mi basta neppure la XXXXL allora non sono io che sono ingrassata, sono le taglie che si sono ristrette.

Chiedo con forza a qualche politico (vedrei bene Walter Veltroni), di battersi per dire basta alla discriminazione della taglia gonfiata e del razzismo generazionale. Si faccia una legge quadro per il diritto alla taglia corretta. E’ ora di eliminare questo textile divide che crea squilibrio e ingiustizia sociale.
E se ci sono ancora stilisti che insistono con la magrezza e cinesi che non capiscono che noi occidentali qualche curva addosso l’abbiamo, ebbene che siano condannati a sopravvivere a pane ed acqua fintantochè i loro abiti non gli staranno larghi.

Altrimenti ci vedremo costrette, nonostante l’oggettiva scomodità del copricapo e delle ali piumate, ad andare in giro per protesta abbigliate come la signorina Viviane Castro, pur non avendone sicuramente le doti fisiche. Ve lo assicuro, non sarebbe un bel vedere.


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