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Un paio di anni fa, proprio d’autunno, vi fu il famoso episodio della cacciata di Vladimir Luxuria dal bagno delle donne parlamentari da parte di un paio di donne cazzute di destra, la compianta (nel senso che non sappiamo che fine abbia fatto la sua sfolgorante carriera politica) Elisabetta Gardini e la ministra ombra di sé stessa (dato che non ne sentiamo mai parlare), la ggiovane Giorgia Meloni.
Nel post di allora scrissi che in quel frangente si era capito chi fosse la vera signora della situazione e che Vladi signora lo nacque, modestamente.

Commentando la sua vittoria nel reality show dell’Isola dei Famosi, penso si sia ancora una volta intuita la sottile differenza che passa tra una figa e una Donna.
Quella che sbandierava con orgoglio il fatto di essere nata per puro caso con una fessura placcata in oro 18 carati rinfacciando all’altra di non essere altrettando naturalmente figadotata, gne gne gne, se ne torna dal fidanzato calciatore con le pive nel sacco. Siamo certi che sopravviverà.
Chissà perchè noi donne dobbiamo sempre farci riconoscere.

Intendiamoci, era scontato che Vladi Luxuria vincesse l’Isola e la cosa non ha il significato totalmente positivo che gli si attribuisce.

Faccio una dotta premessa. I reality show sono la filiazione spettacolare ed edulcorata degli atroci esperimenti praticati dagli psicologi sperimentali, tipo lo Stanford Prison Experiment di Zimbardo. Si mettono delle persone in condizioni estreme di coabitazione coatta e deprivazione per vedere di nascosto l’effetto che fa. Gli si offre l’opportunità di dare delle scariche elettriche (per finta ma loro non lo sanno) a delle comparse, come nell’Esperimento Milgram e ci si meraviglia se girano la manopola dei volt al massimo.
La cosa è studiata nei minimi dettagli anche se poi, durante l’esperimento, la reazione delle cavie è abbastanza spontanea. La fame, la rabbia, la tristezza o la gioia, l’aggressività sono sempre emozioni sinceramente vissute.

L’Isola, la Talpa, la Fattoria, il Grande Fratello, sono tutte varianti dell’esperimento, che è poi lo stesso che si fa con i topi da laboratorio, solo che i topi hanno il permesso di scannarsi a vicenda a morsi.
E’ un gioco di ruolo, assolutamente studiato a tavolino dove ogni anno viene premiato un archetipo di personaggio nel quale il pubblico tende ad identificarsi. Generalmente scelto tra i tradizionali perdenti, l’archetipo viene fatto trionfare, così da dare ai suoi simili dall’altra parte dello schermo l’illusione di un riscatto: l’orfana, la mamma nubile, il disoccupato, la coatta, l’ex soubrette che ha avuto tante disgrazie, l’omosessuale, la puttana redenta, il guarito miracoloso. Quest’anno hanno pensato che “il trans” potesse essere una scelta vincente.

E’ per questo motivo che mi pare esagerato pensare che la vittoria nel reality show da parte di Vladi Luxuria sia anche una vittoria del movimento GLBTQ. Per non parlare, come ho letto oggi non senza un certo imbarazzo per l’ eccesso di ingenuità, di una rivincita della sinistra radicale.
Per considerare questo l’inzio della fine di un secolare pregiudizio nei confronti delle persone GLBTQ dovremmo presupporre che il gioco non è taroccato, il televoto è autentico e gli italiani sono meno stronzamente omofobi di quanto si creda.
Purtroppo non è così. Vladi si è prestato ad un gioco e anche se sicuramente molte persone, guardandolo arrabattarsi sull’Isola, si sono rese conto che le persone GLBTQ non mordono, soffrono e respirano come gli altri e ci si può sinceramente affezionare a loro dimenticando il pregiudizio, la strada da percorrere è ancora lunga.

Non so se siete d’accordo con me ma in Italia non è importante se una persona transgender vince un reality show ma se riesce a vincere un concorso alle Poste per lavorare allo sportello e ad ottenere un impiego al front desk di un’azienda piuttosto che un posto da manicure in un salone da parrucchiere. Noi figamunite naturali facciamo ancora fatica a farci accettare nel mondo del lavoro. Per le persone transgender è addirittura impossibile.

I premi poi lasciano il tempo che trovano. Ad esempio i milanesi non vogliono dare l’Ambrogino d’Oro alla memoria di Enzo Biagi perchè sarebbe “troppo”? Se lo tengano. Anzi, penso sappiano anche dove possono metterselo.


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Un paio di anni fa, proprio d’autunno, vi fu il famoso episodio della cacciata di Vladimir Luxuria dal bagno delle donne parlamentari da parte di un paio di donne cazzute di destra, la compianta (nel senso che non sappiamo che fine abbia fatto la sua sfolgorante carriera politica) Elisabetta Gardini e la ministra ombra di sé stessa (dato che non ne sentiamo mai parlare), la ggiovane Giorgia Meloni.
Nel post di allora scrissi che in quel frangente si era capito chi fosse la vera signora della situazione e che Vladi signora lo nacque, modestamente.

Commentando la sua vittoria nel reality show dell’Isola dei Famosi, penso si sia ancora una volta intuita la sottile differenza che passa tra una figa e una Donna.
Quella che sbandierava con orgoglio il fatto di essere nata per puro caso con una fessura placcata in oro 18 carati rinfacciando all’altra di non essere altrettando naturalmente figadotata, gne gne gne, se ne torna dal fidanzato calciatore con le pive nel sacco. Siamo certi che sopravviverà.
Chissà perchè noi donne dobbiamo sempre farci riconoscere.

Intendiamoci, era scontato che Vladi Luxuria vincesse l’Isola e la cosa non ha il significato totalmente positivo che gli si attribuisce.

Faccio una dotta premessa. I reality show sono la filiazione spettacolare ed edulcorata degli atroci esperimenti praticati dagli psicologi sperimentali, tipo lo Stanford Prison Experiment di Zimbardo. Si mettono delle persone in condizioni estreme di coabitazione coatta e deprivazione per vedere di nascosto l’effetto che fa. Gli si offre l’opportunità di dare delle scariche elettriche (per finta ma loro non lo sanno) a delle comparse, come nell’Esperimento Milgram e ci si meraviglia se girano la manopola dei volt al massimo.
La cosa è studiata nei minimi dettagli anche se poi, durante l’esperimento, la reazione delle cavie è abbastanza spontanea. La fame, la rabbia, la tristezza o la gioia, l’aggressività sono sempre emozioni sinceramente vissute.

L’Isola, la Talpa, la Fattoria, il Grande Fratello, sono tutte varianti dell’esperimento, che è poi lo stesso che si fa con i topi da laboratorio, solo che i topi hanno il permesso di scannarsi a vicenda a morsi.
E’ un gioco di ruolo, assolutamente studiato a tavolino dove ogni anno viene premiato un archetipo di personaggio nel quale il pubblico tende ad identificarsi. Generalmente scelto tra i tradizionali perdenti, l’archetipo viene fatto trionfare, così da dare ai suoi simili dall’altra parte dello schermo l’illusione di un riscatto: l’orfana, la mamma nubile, il disoccupato, la coatta, l’ex soubrette che ha avuto tante disgrazie, l’omosessuale, la puttana redenta, il guarito miracoloso. Quest’anno hanno pensato che “il trans” potesse essere una scelta vincente.

E’ per questo motivo che mi pare esagerato pensare che la vittoria nel reality show da parte di Vladi Luxuria sia anche una vittoria del movimento GLBTQ. Per non parlare, come ho letto oggi non senza un certo imbarazzo per l’ eccesso di ingenuità, di una rivincita della sinistra radicale.
Per considerare questo l’inzio della fine di un secolare pregiudizio nei confronti delle persone GLBTQ dovremmo presupporre che il gioco non è taroccato, il televoto è autentico e gli italiani sono meno stronzamente omofobi di quanto si creda.
Purtroppo non è così. Vladi si è prestato ad un gioco e anche se sicuramente molte persone, guardandolo arrabattarsi sull’Isola, si sono rese conto che le persone GLBTQ non mordono, soffrono e respirano come gli altri e ci si può sinceramente affezionare a loro dimenticando il pregiudizio, la strada da percorrere è ancora lunga.

Non so se siete d’accordo con me ma in Italia non è importante se una persona transgender vince un reality show ma se riesce a vincere un concorso alle Poste per lavorare allo sportello e ad ottenere un impiego al front desk di un’azienda piuttosto che un posto da manicure in un salone da parrucchiere. Noi figamunite naturali facciamo ancora fatica a farci accettare nel mondo del lavoro. Per le persone transgender è addirittura impossibile.

I premi poi lasciano il tempo che trovano. Ad esempio i milanesi non vogliono dare l’Ambrogino d’Oro alla memoria di Enzo Biagi perchè sarebbe “troppo”? Se lo tengano. Anzi, penso sappiano anche dove possono metterselo.


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Per noi che abbiamo vissuto l’era A.B. (avanti Berlusconi) e ricordiamo un mondo dove la politica non era solo avanspettacolo e peep-show di quart’ordine ma qualche volta ci donava una bella commedia, un dramma o addirittura un’eschiliana tragedia, è inevitabile fare confronti tra gli attori di allora e quelli attuali.

Non sto dicendo, come è tipico dei vecchi, che allora fossero tutte rose e garofani: anzi, con quello che ci sono costati i garofani, sentiamo ancora male dalle parti del portafoglio.

Oggi Lui dice che Mani Pulite ha interrotto il flusso del progresso e c’è da capirlo.
Non si può dire che non sia riconoscente verso i suoi antichi mentori. Fu grazie all’intenso profumo del garofano rosso che Silvio consolidò il suo monopolio mediatico. Chissà senza Mani Pulite e Tonino dove sarebbe arrivato. Grande Impresario Unico dell’Universo e pure di quelli paralleli e tangenti?

Non è pura nostalgia del passato. Ho l’impressione che gli attori politici di allora, anche quando erano piuttosto improbabili come candidati mantenessero una freschezza e dignità che oggi appare scomparsa. Mi riferisco soprattutto alle attrici.

Una delle cose che più mi fa rabbia dei berlusconidi che ci hanno colonizzato moltiplicando i loro baccelloni, è l’idea che hanno della donna in politica. Se avete modo di discutere con loro dell’argomento, appena sentirete il suono della monetina che cade nel distributore automatico di banalità, partiranno con il dire che le donne di sinistra sono racchie mentre quelle di destra, le loro, sono “belle e intelligenti”.

La destra, soprattutto quella berlusconide, ha un’idea puramente decorativa della donna. O meglio, apprezza le qualità intellettuali ma solo ed esclusivamente se si accompagnano alla gnoccaggine e se si mantengono entro i limiti di una laureetta in lettere o giurisprudenza e a qualche diplomino di belle arti o conservatorio. Una laurea in astronomia o un Nobel per la medicina cominciano ad essere difetti parecchio fastidiosi e infatti, se gratti, è capace che le astronome e le scienziate siano pure di sinistra.
Insomma, una donna ha voglia a dirsi di destra e dormire con la biografia della Thatcher (che pure era racchia come solo un’inglese racchia sa essere) sotto il cuscino ma, se non ha la sesta naturale, all’uomo di destra sorge il dubbio che possa essere di sinistra o astronoma e gli si ammoscia.

Semplicemente le politiche che non considerano il tacco stiletto e l’autoreggente come strumenti essenziali di dialettica, non riescono a rassicurare abbastanza gli uomini di destra della loro eterosessualità.
Gli ultimi spiacevoli accadimenti in terra austriaca hanno dimostrato che il binomio destra-omosessualità è una spina nel fianco di tanti nerboruti ubermenschen frocionazisti tendenti ad eccitarsi più con l’afrore degli spogliatoi di rugby che con lo Chanel N°5 .
Ecco quindi spiegato il dileggio nei confronti della sinistra che candida Luxuria e l’elogio della giarrettiera e delle camicette nere della rivoluzione, addirittura elette ministre senza portafoglio e forse senza mutande.

Il concetto di ministra più decorativa che adatta all’incarico, tipico degli ultimi governi berlusconiani, assomiglia molto a quello della Bond girl cinematografica. Anzi, in questo caso la chiameremo , in omaggio al vate di Fivizzano, Bondi girl.
La Bond Girl, nei film di 007 ha una sola funzione. Rassicurare Bond della sua eterosessualità, scoparci senza preservativo e senza il ricatto dell’anello di fidanzamento e scosciare a comando in un paio di scene.

Le nostre Bondi girl, quando parlano, tendono a perdere molto del loro fascino. Il guaio è che, per paura che non vengano abbastanza belle, a volte si risparmia sull’intelligenza.
Tentano perfino di rubare la scena a 007, sparandole più grosse di lui e riuscendo a venire giù dal pero senza farsi un graffio.
Come quando la camicetta nera Carfagna, tutta eccitata, annuncia dalla Bignardi in TV che i trafficanti di prostitute stanno già lasciando l’Italia, come i topi in fuga dal Titanic, spaventati dal suo decreto antimignotte.
Eppure basta leggere una qualunque rubrica di annunci A.A.A. su serissimi quotidiani e si resta travolti dalle “novità assolute, appena arrivate, dolcissime brasiliane settima naturale, dotatissime, senza fretta e amanti del secondo canale, ambiente riservato”. Forse la chiave è proprio l’ambiente riservato.
La prostituta è ormai un rifiuto speciale che inquina e ci vogliono discariche e siti di stockaggio appositi, lontano da occhi indiscreti.
Si manda poi a combatterle una che ha con la prostituzione lo stesso atteggiamento aggressivo-ossessivo-censorio che ha Ratzinger nei confronti dell’omosessualità.

Non lo so. A me queste Bondi girl finto-serie, con il look da “segretaria di giorno, maiala di notte” e l’espressione da “io non faccio certe cose” con l’occhietto sgranato, fanno rimpiangere tanto i tempi di Moana candidata sindaco di Roma per il Partito dell’Amore, 1992. Una strafiga cosmica con un’intelligenza da astronoma. E soprattutto sincera.


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Non sto dicendo, come è tipico dei vecchi, che allora fossero tutte rose e garofani: anzi, con quello che ci sono costati i garofani, sentiamo ancora male dalle parti del portafoglio.

Oggi Lui dice che Mani Pulite ha interrotto il flusso del progresso e c’è da capirlo.
Non si può dire che non sia riconoscente verso i suoi antichi mentori. Fu grazie all’intenso profumo del garofano rosso che Silvio consolidò il suo monopolio mediatico. Chissà senza Mani Pulite e Tonino dove sarebbe arrivato. Grande Impresario Unico dell’Universo e pure di quelli paralleli e tangenti?

Non è pura nostalgia del passato. Ho l’impressione che gli attori politici di allora, anche quando erano piuttosto improbabili come candidati mantenessero una freschezza e dignità che oggi appare scomparsa. Mi riferisco soprattutto alle attrici.

Una delle cose che più mi fa rabbia dei berlusconidi che ci hanno colonizzato moltiplicando i loro baccelloni, è l’idea che hanno della donna in politica. Se avete modo di discutere con loro dell’argomento, appena sentirete il suono della monetina che cade nel distributore automatico di banalità, partiranno con il dire che le donne di sinistra sono racchie mentre quelle di destra, le loro, sono “belle e intelligenti”.

La destra, soprattutto quella berlusconide, ha un’idea puramente decorativa della donna. O meglio, apprezza le qualità intellettuali ma solo ed esclusivamente se si accompagnano alla gnoccaggine e se si mantengono entro i limiti di una laureetta in lettere o giurisprudenza e a qualche diplomino di belle arti o conservatorio. Una laurea in astronomia o un Nobel per la medicina cominciano ad essere difetti parecchio fastidiosi e infatti, se gratti, è capace che le astronome e le scienziate siano pure di sinistra.
Insomma, una donna ha voglia a dirsi di destra e dormire con la biografia della Thatcher (che pure era racchia come solo un’inglese racchia sa essere) sotto il cuscino ma, se non ha la sesta naturale, all’uomo di destra sorge il dubbio che possa essere di sinistra o astronoma e gli si ammoscia.

Semplicemente le politiche che non considerano il tacco stiletto e l’autoreggente come strumenti essenziali di dialettica, non riescono a rassicurare abbastanza gli uomini di destra della loro eterosessualità.
Gli ultimi spiacevoli accadimenti in terra austriaca hanno dimostrato che il binomio destra-omosessualità è una spina nel fianco di tanti nerboruti ubermenschen frocionazisti tendenti ad eccitarsi più con l’afrore degli spogliatoi di rugby che con lo Chanel N°5 .
Ecco quindi spiegato il dileggio nei confronti della sinistra che candida Luxuria e l’elogio della giarrettiera e delle camicette nere della rivoluzione, addirittura elette ministre senza portafoglio e forse senza mutande.

Il concetto di ministra più decorativa che adatta all’incarico, tipico degli ultimi governi berlusconiani, assomiglia molto a quello della Bond girl cinematografica. Anzi, in questo caso la chiameremo , in omaggio al vate di Fivizzano, Bondi girl.
La Bond Girl, nei film di 007 ha una sola funzione. Rassicurare Bond della sua eterosessualità, scoparci senza preservativo e senza il ricatto dell’anello di fidanzamento e scosciare a comando in un paio di scene.

Le nostre Bondi girl, quando parlano, tendono a perdere molto del loro fascino. Il guaio è che, per paura che non vengano abbastanza belle, a volte si risparmia sull’intelligenza.
Tentano perfino di rubare la scena a 007, sparandole più grosse di lui e riuscendo a venire giù dal pero senza farsi un graffio.
Come quando la camicetta nera Carfagna, tutta eccitata, annuncia dalla Bignardi in TV che i trafficanti di prostitute stanno già lasciando l’Italia, come i topi in fuga dal Titanic, spaventati dal suo decreto antimignotte.
Eppure basta leggere una qualunque rubrica di annunci A.A.A. su serissimi quotidiani e si resta travolti dalle “novità assolute, appena arrivate, dolcissime brasiliane settima naturale, dotatissime, senza fretta e amanti del secondo canale, ambiente riservato”. Forse la chiave è proprio l’ambiente riservato.
La prostituta è ormai un rifiuto speciale che inquina e ci vogliono discariche e siti di stockaggio appositi, lontano da occhi indiscreti.
Si manda poi a combatterle una che ha con la prostituzione lo stesso atteggiamento aggressivo-ossessivo-censorio che ha Ratzinger nei confronti dell’omosessualità.

Non lo so. A me queste Bondi girl finto-serie, con il look da “segretaria di giorno, maiala di notte” e l’espressione da “io non faccio certe cose” con l’occhietto sgranato, fanno rimpiangere tanto i tempi di Moana candidata sindaco di Roma per il Partito dell’Amore, 1992. Una strafiga cosmica con un’intelligenza da astronoma. E soprattutto sincera.



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Torno a casa dopo una dura giornata di lavoro e trovo la seguente notizia in prima pagina sui giornali online:
La Gardini: «Luxuria esca dal bagno”.

Breve cronaca dei fatti. La portavoce di Forza Italia, entrando nel bagno delle signore di Montecitorio – immagino nel settore dove noi ragazze andiamo ad incipriarci il naso, non proprio nel cesso, incontra la collega Vladimir Luxuria e invece di salutarla se ne esce con uno stracafonissimo “Esci di qui perché sei un uomo”.
Comprensibile sconcerto di Vladimir e successiva autogiustificazione della Gardini la quale ha affermato, con sprezzo del ridicolo, che la vista di Luxuria nel bagno delle donne le avrebbe provocato addirittura un trauma, una sorta di violenza sessuale.

Invece di cogliere l’occasione per stare zitta anche la deputata Meloni di AN ha chiesto che l’on. Guadagno (ovvero la signora Luxuria) venga richiamato addirittura per iscritto.

E’ da una notizia come questa che nascono le grandi domande della vita: se esiste il bagno delle signore, come si riconosce una signora?
Dal fatto che è geneticamente una donna, con due belle X al posto giusto? No di certo, perché né una vera signora e tanto meno una vera donna avrebbero mai apostrofato una collega in quel modo.
Cara Elisabetta, è vero: signore si nasce e Vladimir lo nacque, modestamente.

P.S. Secondo me sia la Gardini che la Meloni usano il bagno delle donne ma fanno la pipì in piedi, come si addice a delle vere dure.

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