You are currently browsing the category archive for the ‘welfare’ category.

A me Michael Moore piace, come il Crodino. E’ un paraculone ma gli argomenti che tratta sono troppo importanti per farseli sfuggire. A volte i suoi discorsi mireranno un po’ troppo alla nostra pancia, è vero ma sul fatto che gli americani siano ostaggio delle lobby delle armi, che la famiglia Bush sia sempre stata in affari con loschi individui sauditi e che un americano disoccupato rischi di doversi vendere la casa e forse anche le terga per potersi permettere un intervento chirurgico, non ci piove.
Moore è la versione super-size del bambino che grida “il Re è nudo”, per questo mi è simpatico e poi ce ne fossero di americani così, che hanno l’umiltà di ammettere che non sono semidei perfetti e che altri paesi in certe cose sono più avanti del loro.

Mi piacque molto “Bowling for Columbine” e non dimenticherò mai la figura di merda che fece fare a Charlton Heston, che nessuno avrebbe mai detto essere un tale fascistone.
Mi deluse un po’ con “Fahrenheit 911”, solo perché non ebbe il coraggio di andare fino in fondo nel ragionamento sull’11 settembre (e per questo dico che è paraculone) ma anche lì la scena disgustosa di Wolfowitz che ciuccia il pettinino e l’espressione da encefalogramma piatto ma da gatto con il sorcio in bocca di Bush nella scuola della Florida valevano da sole i soldi del biglietto.
Non ho ancora visto “Sicko”, il suo ultimo film, ma sento di poter dire la mia sull’argomento sanità pubblica e sanità privata.

Una decina di anni fa quando a causa di un virus ebbi la neurite ottica e tutta una serie di gravi problemi neurologici, per fortuna poi risolti, nell’incertezza della diagnosi e nell’angoscia di sapere se la mia malattia era guaribile o no frequentai parecchi forum americani su Internet, offerti da Istituti Medici Universitari. I pazienti esponevano i loro casi e i medici rispondevano.
Capitava anche di chattare tra di noi. Rimasi letteralmente di merda quando, in un forum di oculistica, una ragazza mi disse che avrebbe potuto curare la sua cecità progressiva grazie ad un intervento, che però costava 200.000 dollari, che lei non aveva. Ancora oggi questo pensiero, di qualcuno che forse non potrà più vedere perché non ha 200.000 fottutissimi dollari, mi fa impazzire. La trovo una cosa abnorme, di una ingiustizia siderale.

Altri malati, affetti da sclerosi multipla, mi raccontavano che spesso la loro diagnosi veniva nascosta alle loro compagnie assicurative perché altrimenti esse avrebbero ritirato la copertura. Si può capire perché: la sclerosi multipla è una malattia a tutt’oggi inguaribile, altamente invalidante e i farmaci utilizzati per il suo contenimento, come l’interferon-beta, sono carissimi. Aumenta il rischio e le assicurazioni si tirano indietro, lo sappiamo anche noi. Io stessa, quando fui ricoverata in neurologia per gli esami e la risonanza magnetica (tutto gratis), mi sentii dire in seguito dalla banca che l’assicurazione sui ricoveri offerta ai clienti non prevedeva un rimborso per le degenze nel reparto neurologia. Un’appendicite passi, ma una lesione neurologica magari permanente no.

Tornando ai forum americani, ricordo che ogniqualvolta dicevo che da noi le cure erano pressocchè gratuite si scatenava l’incredulità e anche quel senso di invidia che ben trasmette Moore nel suo film, per quel poco che ho visto dai frammenti presenti su YouTube. Tutti a dire quanto ero fortunata e quanto loro trovassero ingiusta la loro condizione di dover dipendere dalle paturnie delle compagnie assicurative e da una sanità per principio a pagamento.

Ho letto in questi giorni le patetiche, a mio parere, difese dei tanti volontari della libertà autolaureatisi in quattro e quattr’otto avvocati difensori per partito preso del sistema sanitario americano. Quello che non ho letto da nessuna parte è l’ammissione che quel sistema è sbagliato perché semplicemente esula da un principio fondamentale di giustizia sociale: che la salute è un diritto, non un bene di consumo. E’ un problema di mentalità. Loro ti dicono che ci sono polizze che ti offrono servizi ben migliori dei nostri. Grazie al cazzo, se pago è ovvio, ma se perdo il lavoro per qualsiasi motivo, e può non essere colpa mia, negli USA perdo anche la copertura assicurativa. Dicono che c’è comunque un’ assistenza gratuita per i “bisognosi” (Dio che nervi quando li definiscono così!) e che Moore è un cacciaballe.

Cercando l’immagine di Sicko da postare sono capitata per caso nel blog di questo ragazzo americano . Sentite cosa dice:

“Sono stato fortunato nella mia vita per aver sempre avuto qualche tipo di copertura assicurativa. Per un paio di interventi, l’assicurazione di mia madre coprì quasi per intero i costi.
La sola volta che rimasi scoperto fu quando mi trasferii a Dallas ed ero disoccupato in cerca di lavoro. Una volta trovatolo e ritornato in possesso di un’assicurazione sanitaria andai dal medico per un check-up e lui mi disse che non dovevo pagare nulla per gli esami, tranne 20 dollari per una specie di ticket. Un paio di mesi dopo ricevetti un conto di circa 400 dollari. Ero scioccato perché un mio amico aveva fatto gli stessi identici esami del sangue, nello stesso ospedale e presso lo stesso dottore e aveva pagato solo i 20 dollari.
Ho sempre pensato che se mi fossi ammalato seriamente nella vita avrei avuto una buona copertura assicurativa. Ora non ne sono più tanto certo. Sto pensando di trasferirmi in un paese dove c’è un servizio sanitario nazionale, così dovrei preoccuparmi di meno.”

Sono pensieri difficili da capire per noi, che se ci sentiamo male godiamo sempre e comunque di un servizio di intervento gratuito e che se dobbiamo subire un’operazione nessuno ci chiede se possiamo pagarlo. Nessuno nega che esistano la mala sanità, l’incompetenza e la sporcizia in alcune realtà di sanità pubblica ma il principio è salvo. La salute è un diritto. Le tasse che paghiamo permettono ai malati, tra i quali ogni tanto ci siamo anche noi, di essere curati
Il farmaco che Michael paga 120 dollari in USA, a Cuba costa 5 centesimi perché così dev’essere ma gli avvocati della sanità del libero mercato si farebbero tagliare le palle, pur di ammetterlo.

http://www.youtube.com/v/gz9BFbxWiVc

OKNotizie
Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

A me Michael Moore piace, come il Crodino. E’ un paraculone ma gli argomenti che tratta sono troppo importanti per farseli sfuggire. A volte i suoi discorsi mireranno un po’ troppo alla nostra pancia, è vero ma sul fatto che gli americani siano ostaggio delle lobby delle armi, che la famiglia Bush sia sempre stata in affari con loschi individui sauditi e che un americano disoccupato rischi di doversi vendere la casa e forse anche le terga per potersi permettere un intervento chirurgico, non ci piove.
Moore è la versione super-size del bambino che grida “il Re è nudo”, per questo mi è simpatico e poi ce ne fossero di americani così, che hanno l’umiltà di ammettere che non sono semidei perfetti e che altri paesi in certe cose sono più avanti del loro.

Mi piacque molto “Bowling for Columbine” e non dimenticherò mai la figura di merda che fece fare a Charlton Heston, che nessuno avrebbe mai detto essere un tale fascistone.
Mi deluse un po’ con “Fahrenheit 911”, solo perché non ebbe il coraggio di andare fino in fondo nel ragionamento sull’11 settembre (e per questo dico che è paraculone) ma anche lì la scena disgustosa di Wolfowitz che ciuccia il pettinino e l’espressione da encefalogramma piatto ma da gatto con il sorcio in bocca di Bush nella scuola della Florida valevano da sole i soldi del biglietto.
Non ho ancora visto “Sicko”, il suo ultimo film, ma sento di poter dire la mia sull’argomento sanità pubblica e sanità privata.

Una decina di anni fa quando a causa di un virus ebbi la neurite ottica e tutta una serie di gravi problemi neurologici, per fortuna poi risolti, nell’incertezza della diagnosi e nell’angoscia di sapere se la mia malattia era guaribile o no frequentai parecchi forum americani su Internet, offerti da Istituti Medici Universitari. I pazienti esponevano i loro casi e i medici rispondevano.
Capitava anche di chattare tra di noi. Rimasi letteralmente di merda quando, in un forum di oculistica, una ragazza mi disse che avrebbe potuto curare la sua cecità progressiva grazie ad un intervento, che però costava 200.000 dollari, che lei non aveva. Ancora oggi questo pensiero, di qualcuno che forse non potrà più vedere perché non ha 200.000 fottutissimi dollari, mi fa impazzire. La trovo una cosa abnorme, di una ingiustizia siderale.

Altri malati, affetti da sclerosi multipla, mi raccontavano che spesso la loro diagnosi veniva nascosta alle loro compagnie assicurative perché altrimenti esse avrebbero ritirato la copertura. Si può capire perché: la sclerosi multipla è una malattia a tutt’oggi inguaribile, altamente invalidante e i farmaci utilizzati per il suo contenimento, come l’interferon-beta, sono carissimi. Aumenta il rischio e le assicurazioni si tirano indietro, lo sappiamo anche noi. Io stessa, quando fui ricoverata in neurologia per gli esami e la risonanza magnetica (tutto gratis), mi sentii dire in seguito dalla banca che l’assicurazione sui ricoveri offerta ai clienti non prevedeva un rimborso per le degenze nel reparto neurologia. Un’appendicite passi, ma una lesione neurologica magari permanente no.

Tornando ai forum americani, ricordo che ogniqualvolta dicevo che da noi le cure erano pressocchè gratuite si scatenava l’incredulità e anche quel senso di invidia che ben trasmette Moore nel suo film, per quel poco che ho visto dai frammenti presenti su YouTube. Tutti a dire quanto ero fortunata e quanto loro trovassero ingiusta la loro condizione di dover dipendere dalle paturnie delle compagnie assicurative e da una sanità per principio a pagamento.

Ho letto in questi giorni le patetiche, a mio parere, difese dei tanti volontari della libertà autolaureatisi in quattro e quattr’otto avvocati difensori per partito preso del sistema sanitario americano. Quello che non ho letto da nessuna parte è l’ammissione che quel sistema è sbagliato perché semplicemente esula da un principio fondamentale di giustizia sociale: che la salute è un diritto, non un bene di consumo. E’ un problema di mentalità. Loro ti dicono che ci sono polizze che ti offrono servizi ben migliori dei nostri. Grazie al cazzo, se pago è ovvio, ma se perdo il lavoro per qualsiasi motivo, e può non essere colpa mia, negli USA perdo anche la copertura assicurativa. Dicono che c’è comunque un’ assistenza gratuita per i “bisognosi” (Dio che nervi quando li definiscono così!) e che Moore è un cacciaballe.

Cercando l’immagine di Sicko da postare sono capitata per caso nel blog di questo ragazzo americano . Sentite cosa dice:

“Sono stato fortunato nella mia vita per aver sempre avuto qualche tipo di copertura assicurativa. Per un paio di interventi, l’assicurazione di mia madre coprì quasi per intero i costi.
La sola volta che rimasi scoperto fu quando mi trasferii a Dallas ed ero disoccupato in cerca di lavoro. Una volta trovatolo e ritornato in possesso di un’assicurazione sanitaria andai dal medico per un check-up e lui mi disse che non dovevo pagare nulla per gli esami, tranne 20 dollari per una specie di ticket. Un paio di mesi dopo ricevetti un conto di circa 400 dollari. Ero scioccato perché un mio amico aveva fatto gli stessi identici esami del sangue, nello stesso ospedale e presso lo stesso dottore e aveva pagato solo i 20 dollari.
Ho sempre pensato che se mi fossi ammalato seriamente nella vita avrei avuto una buona copertura assicurativa. Ora non ne sono più tanto certo. Sto pensando di trasferirmi in un paese dove c’è un servizio sanitario nazionale, così dovrei preoccuparmi di meno.”

Sono pensieri difficili da capire per noi, che se ci sentiamo male godiamo sempre e comunque di un servizio di intervento gratuito e che se dobbiamo subire un’operazione nessuno ci chiede se possiamo pagarlo. Nessuno nega che esistano la mala sanità, l’incompetenza e la sporcizia in alcune realtà di sanità pubblica ma il principio è salvo. La salute è un diritto. Le tasse che paghiamo permettono ai malati, tra i quali ogni tanto ci siamo anche noi, di essere curati
Il farmaco che Michael paga 120 dollari in USA, a Cuba costa 5 centesimi perché così dev’essere ma gli avvocati della sanità del libero mercato si farebbero tagliare le palle, pur di ammetterlo.



OKNotizie
Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

Flickr Photos

onlookers

Renzistein Junior

Von Trierweiler's Nymphomaniac

Eurodeliri

Altre foto

Blog Stats

  • 83,035 hits

Categorie