You are currently browsing the category archive for the ‘x-files’ category.

E noi che pensavamo di poter scoprire finalmente se siamo veramente sbarcati sulla Luna, se esistono gli alieni, quanti erano a sparare a Dallas e per ordine di chi, chi ha messo le bombe in Italia durante la strategia della tensione, se a volere Moro morto erano proprio solo le Brigate Rosse, chi ha abbattuto l’aereo ad Ustica, chi ha messo la bomba alla stazione di Bologna, chi ha firmato il patto con la Mafia negli anni ’90, come ha fatto i soldi Berlusconi, insomma noi che volevamo delle vere rivelazioni con il botto, dobbiamo accontentarci di queste cacatine di mosca?  Di ancor meno di ciò che ha rivelato in articulo mortis la buonanima con la kappa, cioè nulla?
Di sapere insomma che siamo governati da un vecchio porco che si circonda di donnine ridanciane a gettone ma che in realtà è schiavo del fascino slavo di un alpha dog russo e pure comunista dal quale ha ricevuto in dono un letto, presumibilmente pieno di cimici? “Che lettone grande mi dai!” “E’ per controllarti meglio”.
Che delusione. Con tutta quest’acqua calda ci faremo un bel bagno. Poi magari rimettiamo su i DVD degli “X-Files” che sono molto più sexy ed emozionanti. No, davvero, non sto scherzando. Se davvero è tutta qui la storia almeno fateci una bella porno parodia: “Vicky licks”.

Esempi di dissonanze clericali. Il Papa porta vezzose scarpette rosse con il tacco e sfarzosi completini ricamati in oro e ornati d’ermellino ma i suoi portavoce ribadiscono che egli è “uomo semplice e sobrio” e non veste Prada. Ci mancherebbe, oltretevere vogliamo distinguerci da Lucifero.


Il luciferino Cardinal Marcinkus si rivolterà nella tomba sentendo il Papa dire che il denaro non è la cosa più importante del mondo anzi, citando un noto cattivone della fiction, “l’Uomo che Fuma” di X-Files, dire che “il denaro passa, Dio resta”. Come diceva qualcuno, il denaro non fa la felicità, però aiuta.
A proposito di dissonanze, il Vaticano ce l’ha ancora lo IOR, l’istituto per le opere religiose (muhahaha!), il gioiello del compianto Marcinkus che tanto danno fece negli anni ottanta? Se ce l’ha, le parole di Benedictus non fanno ridere.

Prosegue la fissazione papale contro i metodi anticoncezionali. Se pure lui ammette che i cattolici non lo ascoltano a riguardo la cosa dovrebbe farlo riflettere, invece se ne meraviglia, non se ne sa dare una spiegazione.
La sera, nel suo lettino, penserà: “Voglio imporre alle donne un figlio ad ogni scopata, io che ufficialmente non scopo, e loro si ribellano. Ma perchè come mai ma perchè?”
Perchè è un’insopportabile, assurda e ottusa violenza al corpo delle donne, ecco perchè. Oltre che una pretesa scellerata in un terzo mondo dove nascere non significa necessariamente sopravvivere. Per certi uomini vale il detto “pur che respirino”, per i preti diventa “pur che nascano”.

Per chi fosse interessato al perchè delle scarpette vermiglie e per chi mordicchia un tantino di tedesco, c’è questo interessante sito.
Non perdetevi il filmato perchè è troppo bellino e spiega il perchè del titolo (citazione da K.C. & The Sunshine Band).

http://www.youtube.com/v/k7sXDuKsexM&hl=it&fs=1

OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Esempi di dissonanze clericali. Il Papa porta vezzose scarpette rosse con il tacco e sfarzosi completini ricamati in oro e ornati d’ermellino ma i suoi portavoce ribadiscono che egli è “uomo semplice e sobrio” e non veste Prada. Ci mancherebbe, oltretevere vogliamo distinguerci da Lucifero.


Il luciferino Cardinal Marcinkus si rivolterà nella tomba sentendo il Papa dire che il denaro non è la cosa più importante del mondo anzi, citando un noto cattivone della fiction, “l’Uomo che Fuma” di X-Files, dire che “il denaro passa, Dio resta”. Come diceva qualcuno, il denaro non fa la felicità, però aiuta.
A proposito di dissonanze, il Vaticano ce l’ha ancora lo IOR, l’istituto per le opere religiose (muhahaha!), il gioiello del compianto Marcinkus che tanto danno fece negli anni ottanta? Se ce l’ha, le parole di Benedictus non fanno ridere.

Prosegue la fissazione papale contro i metodi anticoncezionali. Se pure lui ammette che i cattolici non lo ascoltano a riguardo la cosa dovrebbe farlo riflettere, invece se ne meraviglia, non se ne sa dare una spiegazione.
La sera, nel suo lettino, penserà: “Voglio imporre alle donne un figlio ad ogni scopata, io che ufficialmente non scopo, e loro si ribellano. Ma perchè come mai ma perchè?”
Perchè è un’insopportabile, assurda e ottusa violenza al corpo delle donne, ecco perchè. Oltre che una pretesa scellerata in un terzo mondo dove nascere non significa necessariamente sopravvivere. Per certi uomini vale il detto “pur che respirino”, per i preti diventa “pur che nascano”.

Per chi fosse interessato al perchè delle scarpette vermiglie e per chi mordicchia un tantino di tedesco, c’è questo interessante sito.
Non perdetevi il filmato perchè è troppo bellino e spiega il perchè del titolo (citazione da K.C. & The Sunshine Band).



OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Esempi di dissonanze clericali. Il Papa porta vezzose scarpette rosse con il tacco e sfarzosi completini ricamati in oro e ornati d’ermellino ma i suoi portavoce ribadiscono che egli è “uomo semplice e sobrio” e non veste Prada. Ci mancherebbe, oltretevere vogliamo distinguerci da Lucifero.


Il luciferino Cardinal Marcinkus si rivolterà nella tomba sentendo il Papa dire che il denaro non è la cosa più importante del mondo anzi, citando un noto cattivone della fiction, “l’Uomo che Fuma” di X-Files, dire che “il denaro passa, Dio resta”. Come diceva qualcuno, il denaro non fa la felicità, però aiuta.
A proposito di dissonanze, il Vaticano ce l’ha ancora lo IOR, l’istituto per le opere religiose (muhahaha!), il gioiello del compianto Marcinkus che tanto danno fece negli anni ottanta? Se ce l’ha, le parole di Benedictus non fanno ridere.

Prosegue la fissazione papale contro i metodi anticoncezionali. Se pure lui ammette che i cattolici non lo ascoltano a riguardo la cosa dovrebbe farlo riflettere, invece se ne meraviglia, non se ne sa dare una spiegazione.
La sera, nel suo lettino, penserà: “Voglio imporre alle donne un figlio ad ogni scopata, io che ufficialmente non scopo, e loro si ribellano. Ma perchè come mai ma perchè?”
Perchè è un’insopportabile, assurda e ottusa violenza al corpo delle donne, ecco perchè. Oltre che una pretesa scellerata in un terzo mondo dove nascere non significa necessariamente sopravvivere. Per certi uomini vale il detto “pur che respirino”, per i preti diventa “pur che nascano”.

Per chi fosse interessato al perchè delle scarpette vermiglie e per chi mordicchia un tantino di tedesco, c’è questo interessante sito.
Non perdetevi il filmato perchè è troppo bellino e spiega il perchè del titolo (citazione da K.C. & The Sunshine Band).


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Non c’è cosa peggiore che tornare a casa il 3 di agosto, provenienti dalle chiare e fresche acque di un torrente di montagna ed essere accolti da una città dalla temperatura da forno crematorio en plein air, con un sole che ti fa pesare fino in fondo la propria natura di reattore nucleare.
In un attimo ti si annulla completamente il beneficio della vacanza, come quei giochi malefici dove vai su di qualche stadio e poi, a causa di uno che non riesci a completare, devi ricominciare daccapo tutto il livello.

Sono stata in vacanza? Davvero? Perchè hai voglia di ripensare a quelle acque, alla frescura che ne proveniva e che hai goduto appena ieri sera; qui fa un caldo schifoso, da vomito e da domani questa sarà la tua realtà, con il lavoro che ti assalirà di nuovo ben bene con il tono del sergente Hartmann “Tirati su, tirati su, Palladilardo!!”
Il riferimento non è casuale. In questi giorni i carboidrati l’hanno fatta da padroni. Colpa di un forno montanaro dove ho ritrovato per miracolo la focaccia genovese, quella bella unta.

http://www.youtube.com/v/_Dy0ano5A-U&hl=it&fs=1

Nel post prima della partenza avevo fatto un riferimento profetico al pericolo di pioggia ed alla conseguente rottura di marron glacés che ne sarebbe derivata. Ebbene si, ha piovuto, praticamente ogni giorno ma in maniera, per così dire, compassionevole. La mattina tempo bello, tale da permetterti la passeggiata, poi verso le due si rannuvolava e prima di sera faceva un bell’acquazzone. Dicono sia la norma in montagna. Quindi se ne evince che negli anni passati, a parte gli ultimi due, avevo avuto un culo esagerato avendo trovato tempo sempre bello e senz’acqua quotidiana.

A parte la pioggia, però, e che non suoni blasfemo per chi non ha potuto godere di una fortunata vacanza come la mia, la montagna mi è parsa lo stesso quest’anno una discreta rottura di palle. Sarà che ogni anno è sempre più difficile arrampicarmi per sentieri, con la guida che scrive con scherno “percorso facile, adatto a tutti, anche ai bambini” ed tu che ti sentt da rottamare e nemmeno come auto storica; sarà il fatto che nei rifugi ti toccano sempre la polenta, i finferli, lo speck, gli orrendi crauti e quei dadi di cervo stufato che ti auguri siano davvero cervo stufato e non escursionista dell’anno scorso, disperso a quota 3800, naturalmente surgelato.
E’ difficile anche trovare percorsi nuovi che non siano già stati battuti in passato. Per quest’anno, non cambiare, stessa seggiovia, stessa montagna.
Meno male che di nuovo ho potuto vedere il Pordoi e la Val Gardena, bellissimi (e con il sole, tiè!)

Prima di rimettermi al lavoro nel corpo dei marines e di tornare a pieno ritmo alla manutenzione di un blog che è rimasto indietro di una settimana (a proposito, grazie a tutti coloro che hanno lasciato gli auguri di buone vacanze e che hanno cliccato lo stesso la paperaccia), la sottoscritta vi lascia con una mini recensione del film visto in ferie nel cinemino-treatrino locale, senza l’amato impianto Dolby Surround al quale purtroppo si è abituata nelle patrie multisale ma con l’audio sparato a spaccatimpani come ai vecchi tempi.

L’ultimo Indiana Jones si intonava molto bene con gli scarponi da trekking e con il clima da sala parrocchiale. Che dire, sono quei film che ti danno la sensazione che siano stati girati inserendo il regista automatico e che alla fine ti strappano un agghiacciante “bellino, va’!”
Buona l’introduzione del personaggio, con l’inconfondibile cappello e l’ombra proiettata sull’auto ma purtroppo l’effetto originalità dura poco perchè ti cadono i marrons glacés quando capisci che la mitica e ultramegasegreta Area 51 può essere presa, in pieni anni cinquanta, da quattro russi da fumetto più Cate Blanchett, con quattro pistolettate e un paio di barbe finte.

Dev’essere il nuovo corso dell’amministrazione americana, quello per intenderci che l’11 settembre la CIA, il NORAD, l’FBI, il servizio della Marina e tutto il cucuzzaro non c’erano e se c’erano dormivano. In pratica è meglio custodito un qualunque LIDL, dove ci sono certi buttafuori che, appena entri con qualche sporta, ti squadrano subito etichettandoti come ladra in pectore.

Tornando al film, cosa ci poteva essere da rapinare nell’Area 51? Il reperto di Roswell, ovviamente, il solito alieno grigio del cavolo. Anche l’Arca dell’alleanza, mi suggerisce qualcuno abile nell’aguzzare la vista. Nel prosieguo dell’avventura, come in un puntatone di Voyager, c’era tutta la mitologia dell’archeologia spaziale, dalle piste di Nazca ai teschi di cristallo. Mancava solo l’uomo spaziale di Palenque e l’esplosione di Tunguska.
Kolosimo Jones, insomma. Una pacchia per noi quasi cinquantenni venuti su a pane ed UFO ma cosa ci avranno capito i ragazzini che dieci anni fa erano troppo piccoli per Mulder e Scully?
Harrison, poveretto, fa fin troppo, data l’età. Però non perdono assolutamente a Spielberg il disco volante che alla fine se ne riparte venendo su da sottoterra (visto già in almeno quarantasette film compreso il primo lungometraggio di X-Files) e il matrimonio riparatore finale dell’eroe con la ex-bella del primo episodio. Capisco voler uccidere definitivamente il personaggio ma così è troppo, roba da tribunale dell’Aja. Vuoi mettere uno che inforca il cappellaccio e se ne riparte con un Rhettbutleriano “francamente me ne infischio” di mogli e figli “de Elvis” spaccamaroni, andando magari a riprendersi la Cate nella jungla per una sveltina stile “dove eravamo rimasti?”
Ma si, avete ragione, non ha più l’età, meglio l’altare. Che tristezza, però. Viene in mente quella vecchia barzelletta: “A Marì, il prossimo anno annamo ar mare!”


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Non c’è cosa peggiore che tornare a casa il 3 di agosto, provenienti dalle chiare e fresche acque di un torrente di montagna ed essere accolti da una città dalla temperatura da forno crematorio en plein air, con un sole che ti fa pesare fino in fondo la propria natura di reattore nucleare.
In un attimo ti si annulla completamente il beneficio della vacanza, come quei giochi malefici dove vai su di qualche stadio e poi, a causa di uno che non riesci a completare, devi ricominciare daccapo tutto il livello.

Sono stata in vacanza? Davvero? Perchè hai voglia di ripensare a quelle acque, alla frescura che ne proveniva e che hai goduto appena ieri sera; qui fa un caldo schifoso, da vomito e da domani questa sarà la tua realtà, con il lavoro che ti assalirà di nuovo ben bene con il tono del sergente Hartmann “Tirati su, tirati su, Palladilardo!!”
Il riferimento non è casuale. In questi giorni i carboidrati l’hanno fatta da padroni. Colpa di un forno montanaro dove ho ritrovato per miracolo la focaccia genovese, quella bella unta.

Nel post prima della partenza avevo fatto un riferimento profetico al pericolo di pioggia ed alla conseguente rottura di marron glacés che ne sarebbe derivata. Ebbene si, ha piovuto, praticamente ogni giorno ma in maniera, per così dire, compassionevole. La mattina tempo bello, tale da permetterti la passeggiata, poi verso le due si rannuvolava e prima di sera faceva un bell’acquazzone. Dicono sia la norma in montagna. Quindi se ne evince che negli anni passati, a parte gli ultimi due, avevo avuto un culo esagerato avendo trovato tempo sempre bello e senz’acqua quotidiana.

A parte la pioggia, però, e che non suoni blasfemo per chi non ha potuto godere di una fortunata vacanza come la mia, la montagna mi è parsa lo stesso quest’anno una discreta rottura di palle. Sarà che ogni anno è sempre più difficile arrampicarmi per sentieri, con la guida che scrive con scherno “percorso facile, adatto a tutti, anche ai bambini” ed tu che ti sentt da rottamare e nemmeno come auto storica; sarà il fatto che nei rifugi ti toccano sempre la polenta, i finferli, lo speck, gli orrendi crauti e quei dadi di cervo stufato che ti auguri siano davvero cervo stufato e non escursionista dell’anno scorso, disperso a quota 3800, naturalmente surgelato.
E’ difficile anche trovare percorsi nuovi che non siano già stati battuti in passato. Per quest’anno, non cambiare, stessa seggiovia, stessa montagna.
Meno male che di nuovo ho potuto vedere il Pordoi e la Val Gardena, bellissimi (e con il sole, tiè!)

Prima di rimettermi al lavoro nel corpo dei marines e di tornare a pieno ritmo alla manutenzione di un blog che è rimasto indietro di una settimana (a proposito, grazie a tutti coloro che hanno lasciato gli auguri di buone vacanze e che hanno cliccato lo stesso la paperaccia), la sottoscritta vi lascia con una mini recensione del film visto in ferie nel cinemino-treatrino locale, senza l’amato impianto Dolby Surround al quale purtroppo si è abituata nelle patrie multisale ma con l’audio sparato a spaccatimpani come ai vecchi tempi.

L’ultimo Indiana Jones si intonava molto bene con gli scarponi da trekking e con il clima da sala parrocchiale. Che dire, sono quei film che ti danno la sensazione che siano stati girati inserendo il regista automatico e che alla fine ti strappano un agghiacciante “bellino, va’!”
Buona l’introduzione del personaggio, con l’inconfondibile cappello e l’ombra proiettata sull’auto ma purtroppo l’effetto originalità dura poco perchè ti cadono i marrons glacés quando capisci che la mitica e ultramegasegreta Area 51 può essere presa, in pieni anni cinquanta, da quattro russi da fumetto più Cate Blanchett, con quattro pistolettate e un paio di barbe finte.

Dev’essere il nuovo corso dell’amministrazione americana, quello per intenderci che l’11 settembre la CIA, il NORAD, l’FBI, il servizio della Marina e tutto il cucuzzaro non c’erano e se c’erano dormivano. In pratica è meglio custodito un qualunque LIDL, dove ci sono certi buttafuori che, appena entri con qualche sporta, ti squadrano subito etichettandoti come ladra in pectore.

Tornando al film, cosa ci poteva essere da rapinare nell’Area 51? Il reperto di Roswell, ovviamente, il solito alieno grigio del cavolo. Anche l’Arca dell’alleanza, mi suggerisce qualcuno abile nell’aguzzare la vista. Nel prosieguo dell’avventura, come in un puntatone di Voyager, c’era tutta la mitologia dell’archeologia spaziale, dalle piste di Nazca ai teschi di cristallo. Mancava solo l’uomo spaziale di Palenque e l’esplosione di Tunguska.
Kolosimo Jones, insomma. Una pacchia per noi quasi cinquantenni venuti su a pane ed UFO ma cosa ci avranno capito i ragazzini che dieci anni fa erano troppo piccoli per Mulder e Scully?
Harrison, poveretto, fa fin troppo, data l’età. Però non perdono assolutamente a Spielberg il disco volante che alla fine se ne riparte venendo su da sottoterra (visto già in almeno quarantasette film compreso il primo lungometraggio di X-Files) e il matrimonio riparatore finale dell’eroe con la ex-bella del primo episodio. Capisco voler uccidere definitivamente il personaggio ma così è troppo, roba da tribunale dell’Aja. Vuoi mettere uno che inforca il cappellaccio e se ne riparte con un Rhettbutleriano “francamente me ne infischio” di mogli e figli “de Elvis” spaccamaroni, andando magari a riprendersi la Cate nella jungla per una sveltina stile “dove eravamo rimasti?”
Ma si, avete ragione, non ha più l’età, meglio l’altare. Che tristezza, però. Viene in mente quella vecchia barzelletta: “A Marì, il prossimo anno annamo ar mare!”


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Non c’è cosa peggiore che tornare a casa il 3 di agosto, provenienti dalle chiare e fresche acque di un torrente di montagna ed essere accolti da una città dalla temperatura da forno crematorio en plein air, con un sole che ti fa pesare fino in fondo la propria natura di reattore nucleare.
In un attimo ti si annulla completamente il beneficio della vacanza, come quei giochi malefici dove vai su di qualche stadio e poi, a causa di uno che non riesci a completare, devi ricominciare daccapo tutto il livello.

Sono stata in vacanza? Davvero? Perchè hai voglia di ripensare a quelle acque, alla frescura che ne proveniva e che hai goduto appena ieri sera; qui fa un caldo schifoso, da vomito e da domani questa sarà la tua realtà, con il lavoro che ti assalirà di nuovo ben bene con il tono del sergente Hartmann “Tirati su, tirati su, Palladilardo!!”
Il riferimento non è casuale. In questi giorni i carboidrati l’hanno fatta da padroni. Colpa di un forno montanaro dove ho ritrovato per miracolo la focaccia genovese, quella bella unta.

Nel post prima della partenza avevo fatto un riferimento profetico al pericolo di pioggia ed alla conseguente rottura di marron glacés che ne sarebbe derivata. Ebbene si, ha piovuto, praticamente ogni giorno ma in maniera, per così dire, compassionevole. La mattina tempo bello, tale da permetterti la passeggiata, poi verso le due si rannuvolava e prima di sera faceva un bell’acquazzone. Dicono sia la norma in montagna. Quindi se ne evince che negli anni passati, a parte gli ultimi due, avevo avuto un culo esagerato avendo trovato tempo sempre bello e senz’acqua quotidiana.

A parte la pioggia, però, e che non suoni blasfemo per chi non ha potuto godere di una fortunata vacanza come la mia, la montagna mi è parsa lo stesso quest’anno una discreta rottura di palle. Sarà che ogni anno è sempre più difficile arrampicarmi per sentieri, con la guida che scrive con scherno “percorso facile, adatto a tutti, anche ai bambini” ed tu che ti sentt da rottamare e nemmeno come auto storica; sarà il fatto che nei rifugi ti toccano sempre la polenta, i finferli, lo speck, gli orrendi crauti e quei dadi di cervo stufato che ti auguri siano davvero cervo stufato e non escursionista dell’anno scorso, disperso a quota 3800, naturalmente surgelato.
E’ difficile anche trovare percorsi nuovi che non siano già stati battuti in passato. Per quest’anno, non cambiare, stessa seggiovia, stessa montagna.
Meno male che di nuovo ho potuto vedere il Pordoi e la Val Gardena, bellissimi (e con il sole, tiè!)

Prima di rimettermi al lavoro nel corpo dei marines e di tornare a pieno ritmo alla manutenzione di un blog che è rimasto indietro di una settimana (a proposito, grazie a tutti coloro che hanno lasciato gli auguri di buone vacanze e che hanno cliccato lo stesso la paperaccia), la sottoscritta vi lascia con una mini recensione del film visto in ferie nel cinemino-treatrino locale, senza l’amato impianto Dolby Surround al quale purtroppo si è abituata nelle patrie multisale ma con l’audio sparato a spaccatimpani come ai vecchi tempi.

L’ultimo Indiana Jones si intonava molto bene con gli scarponi da trekking e con il clima da sala parrocchiale. Che dire, sono quei film che ti danno la sensazione che siano stati girati inserendo il regista automatico e che alla fine ti strappano un agghiacciante “bellino, va’!”
Buona l’introduzione del personaggio, con l’inconfondibile cappello e l’ombra proiettata sull’auto ma purtroppo l’effetto originalità dura poco perchè ti cadono i marrons glacés quando capisci che la mitica e ultramegasegreta Area 51 può essere presa, in pieni anni cinquanta, da quattro russi da fumetto più Cate Blanchett, con quattro pistolettate e un paio di barbe finte.

Dev’essere il nuovo corso dell’amministrazione americana, quello per intenderci che l’11 settembre la CIA, il NORAD, l’FBI, il servizio della Marina e tutto il cucuzzaro non c’erano e se c’erano dormivano. In pratica è meglio custodito un qualunque LIDL, dove ci sono certi buttafuori che, appena entri con qualche sporta, ti squadrano subito etichettandoti come ladra in pectore.

Tornando al film, cosa ci poteva essere da rapinare nell’Area 51? Il reperto di Roswell, ovviamente, il solito alieno grigio del cavolo. Anche l’Arca dell’alleanza, mi suggerisce qualcuno abile nell’aguzzare la vista. Nel prosieguo dell’avventura, come in un puntatone di Voyager, c’era tutta la mitologia dell’archeologia spaziale, dalle piste di Nazca ai teschi di cristallo. Mancava solo l’uomo spaziale di Palenque e l’esplosione di Tunguska.
Kolosimo Jones, insomma. Una pacchia per noi quasi cinquantenni venuti su a pane ed UFO ma cosa ci avranno capito i ragazzini che dieci anni fa erano troppo piccoli per Mulder e Scully?
Harrison, poveretto, fa fin troppo, data l’età. Però non perdono assolutamente a Spielberg il disco volante che alla fine se ne riparte venendo su da sottoterra (visto già in almeno quarantasette film compreso il primo lungometraggio di X-Files) e il matrimonio riparatore finale dell’eroe con la ex-bella del primo episodio. Capisco voler uccidere definitivamente il personaggio ma così è troppo, roba da tribunale dell’Aja. Vuoi mettere uno che inforca il cappellaccio e se ne riparte con un Rhettbutleriano “francamente me ne infischio” di mogli e figli “de Elvis” spaccamaroni, andando magari a riprendersi la Cate nella jungla per una sveltina stile “dove eravamo rimasti?”
Ma si, avete ragione, non ha più l’età, meglio l’altare. Che tristezza, però. Viene in mente quella vecchia barzelletta: “A Marì, il prossimo anno annamo ar mare!”


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Acquistate anche voi abbigliamento di produzione cinese? Beh, state attenti perchè potrebbe capitarvi ciò che è successo a me oggi: ritrovarvi di un bel color blu puffetta. Ora vi racconto.
Stamattina mi ero messa un normalissimo paio di pantaloni neri nuovi di pacca. Dopo un pò che sono in ufficio noto che ho le unghie blu. Boh, mi sarò sporcata con qualche toner. Mi lavo le mani ma il blu non viene via. Quando sono tornata a casa e mi sono tolta i pantaloni, mi sono ritrovata la metà inferiore del corpo blu. La maglietta che indossavo era macchiata di blu. Ho provato a lavare i pantaloni ma dopo aver sporcato la vasca da doverla smacchiare con il Cillit Bang, ho desistito visto che le braghe maledette continuavano a buttare colore. Per lavarmi ho dovuto usare una striglia da cavalli e una pasta speciale abrasiva tedesca che di solito uso per pulire il lavandino d’acciaio. Nonostante ciò sono riuscita a macchiare l’accappatoio di blu.

Ma che minchia di coloranti usano, ‘sti cornutazzi di cinesi? Io spero e mi auguro che non si tratti di roba tossica. Veleni inenarrabili che ti entrano nella pelle e dopo un pò cominci a mordere tutti. Oppure fai la fine della tipa di Goldfinger, avvelenata con una tintura. Là era oro, qui blu puffetta.
I pantaloni li ho buttati via ma mi sorge un dubbio: dovevo forse trattarli come rifiuto speciale?

E’ tutto vero, non vi sto coglionando con un trip di fantasia. Non mi sono drogata, non ho fumato niente e non ho preso acidi. Piuttosto, riascoltandola, l’unica cosa che può sembrare psichedelica in questo post è la canzone di Mina. Oppure questa incredibile lettura simbolica dei puffi. Vado a darmi la seconda strigliata.



OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Acquistate anche voi abbigliamento di produzione cinese? Beh, state attenti perchè potrebbe capitarvi ciò che è successo a me oggi: ritrovarvi di un bel color blu puffetta. Ora vi racconto.
Stamattina mi ero messa un normalissimo paio di pantaloni neri nuovi di pacca. Dopo un pò che sono in ufficio noto che ho le unghie blu. Boh, mi sarò sporcata con qualche toner. Mi lavo le mani ma il blu non viene via. Quando sono tornata a casa e mi sono tolta i pantaloni, mi sono ritrovata la metà inferiore del corpo blu. La maglietta che indossavo era macchiata di blu. Ho provato a lavare i pantaloni ma dopo aver sporcato la vasca da doverla smacchiare con il Cillit Bang, ho desistito visto che le braghe maledette continuavano a buttare colore. Per lavarmi ho dovuto usare una striglia da cavalli e una pasta speciale abrasiva tedesca che di solito uso per pulire il lavandino d’acciaio. Nonostante ciò sono riuscita a macchiare l’accappatoio di blu.

Ma che minchia di coloranti usano, ‘sti cornutazzi di cinesi? Io spero e mi auguro che non si tratti di roba tossica. Veleni inenarrabili che ti entrano nella pelle e dopo un pò cominci a mordere tutti. Oppure fai la fine della tipa di Goldfinger, avvelenata con una tintura. Là era oro, qui blu puffetta.
I pantaloni li ho buttati via ma mi sorge un dubbio: dovevo forse trattarli come rifiuto speciale?

E’ tutto vero, non vi sto coglionando con un trip di fantasia. Non mi sono drogata, non ho fumato niente e non ho preso acidi. Piuttosto, riascoltandola, l’unica cosa che può sembrare psichedelica in questo post è la canzone di Mina. Oppure questa incredibile lettura simbolica dei puffi. Vado a darmi la seconda strigliata.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Acquistate anche voi abbigliamento di produzione cinese? Beh, state attenti perchè potrebbe capitarvi ciò che è successo a me oggi: ritrovarvi di un bel color blu puffetta. Ora vi racconto.
Stamattina mi ero messa un normalissimo paio di pantaloni neri nuovi di pacca. Dopo un pò che sono in ufficio noto che ho le unghie blu. Boh, mi sarò sporcata con qualche toner. Mi lavo le mani ma il blu non viene via. Quando sono tornata a casa e mi sono tolta i pantaloni, mi sono ritrovata la metà inferiore del corpo blu. La maglietta che indossavo era macchiata di blu. Ho provato a lavare i pantaloni ma dopo aver sporcato la vasca da doverla smacchiare con il Cillit Bang, ho desistito visto che le braghe maledette continuavano a buttare colore. Per lavarmi ho dovuto usare una striglia da cavalli e una pasta speciale abrasiva tedesca che di solito uso per pulire il lavandino d’acciaio. Nonostante ciò sono riuscita a macchiare l’accappatoio di blu.

Ma che minchia di coloranti usano, ‘sti cornutazzi di cinesi? Io spero e mi auguro che non si tratti di roba tossica. Veleni inenarrabili che ti entrano nella pelle e dopo un pò cominci a mordere tutti. Oppure fai la fine della tipa di Goldfinger, avvelenata con una tintura. Là era oro, qui blu puffetta.
I pantaloni li ho buttati via ma mi sorge un dubbio: dovevo forse trattarli come rifiuto speciale?

E’ tutto vero, non vi sto coglionando con un trip di fantasia. Non mi sono drogata, non ho fumato niente e non ho preso acidi. Piuttosto, riascoltandola, l’unica cosa che può sembrare psichedelica in questo post è la canzone di Mina. Oppure questa incredibile lettura simbolica dei puffi. Vado a darmi la seconda strigliata.

http://www.youtube.com/v/kvVRaGZsG3A&hl=it

OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Flickr Photos

Blog Stats

  • 83,349 hits

Categorie