Ah, magari fossimo un paese di merda solo perchè abbiamo condannato Corona a 3 anni e 8 mesi. Di che si lamenta? Un’estorsione è un’estorsione. Non si è fatto immortalare con l’uccello in mano e mentre conta le mazzette? L’hanno incastrato? Forse non doveva provarcisi a ricattare il premier con le foto di sua figlia, che ne dice?
Corona mi sta sul cazzo, che è la morte sua visto il nome, perchè è solo un egocentrico ipertrofico e magliaro che, sarà pure innocente come un neonato appena battezzato, ma va in giro vestito e tatuato da avanzo di galera. A Genova li chiamiamo “tipi da sbarco”.

Berlusconi invece dice che ha le palle. Certo. Lui le ha di certo perchè le nostre ce le ha ormai polverizzate a livello di nanoparticelle. Rischiamo seriamente la salute se ne respiriamo le scorie.
Ma si rende conto questo fenomenale scassaminchia, questo vecchiaccio a cui sta crollando la faccia addosso che, se continua così, non se lo vorrà nemmeno il Diavolo all’Inferno e così dovranno riaprire in fretta e furia il Limbo? Limbo2, con i laghetti e le paperette.
Ce l’hanno tutti con lui – poer nano – ma non è forse vero che lui odia chi non lo ama, che è capace di odiare appassionatamente i suoi nemici?
Mi sento di ricambiarlo con tutto il cuore. Gli odi unilaterali sono così tristi, che bello giurarsi odio eterno ed odiarsi anima e corpo. Silvio, ti odio.

“In carcere, ammalato, fu invitato a parlare di Berlusconi e di me in maniera non positiva, non ha detto nulla, solo che eravamo due persone per bene, anche se gli era stato promesso di uscire.”
(Marcello dell’Utri, novembre 2009)

Il governo che perora la causa di santità di un boss della mafia, lo stalliere Mangano, eroe perchè muto come un pesce, è quello che si vanta di aver fatto di più contro la mafia negli ultimi 150 anni. Per esempio arrestando vecchi boss bolliti spacciandoli per pezzi da novanta il giorno dopo la deposizione in aula del pentito Spatuzza, che apre gli armadi e fa prendere aria a vecchi scheletri di una gravità inaudita: connivenza con la mafia e terrorismo di coloro che sono i nostri attuali governanti.
Che dei boss vengano messi fuori dal gioco non ha mai significato nulla nella lotta alla criminalità organizzata. Da che mondo è mondo i nuovi scalzano i vecchi. Esistono le guerre di mafia. Le faide, le famiglie sconfitte e quelle emergenti.
Nel finale del Padrino chi sferra un colpo mortale alla Mafia, facendo fuori una mappata di capi, è proprio Michael Corleone, il boss emergente.
Sarà quindi come dice Maroni che il governo ha quasi sconfitto la Piovra – e quando lo dice, cosa grave, lo pensa veramente, il Bobo – ma così, a pelle, mi va di credere di più ad uno come Gioacchino Genchi che sostiene che l’arresto dei due boss Nicchi e Fidanzati sia servito soprattutto per gettare fumo negli occhi ai telespettatori incuriositi da cosa aveva testé rivelato uno che la mafia la conosce bene dall’interno. Un pentito non è automaticamente depositario della verità assoluta ma è imperativo che le sue rivelazioni vengano sottoposte a riscontri oggettivi e indagini, vista la gravità dei reati in gioco.

Questo è un governo che in altri tempi aveva avuto un atteggiamento più tollerante nei confronti della Piovra:

“Con mafia e camorra bisogna convivere e i problemi di criminalità ognuno li risolva come vuole.”
(Pietro Lunardi, ministro del governo Berlusconi, agosto 2001)

Accompagnato sempre da un certo fastidio per il problema in sé:

“Noi trasmettiamo sempre un messaggio negativo. Ad esempio, se qualcuno, in viaggio per Palermo in aereo, non ricorda che l’immagine della Sicilia è legata alla mafia, noi la evidenziamo subito già con il nome dell’aeroporto… “
(Gianfranco Miccichè, presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, ottobre 2007, riferendosi all’aeroporto “Falcone e Borsellino” di Palermo.)

Gli aeroporti intitolati a coloro che morirono per mano mafiosa proprio non vanno giù ai berlusconidi e quindi si vuole togliere l’intitolazione a Pio la Torre dell’aeroporto di Comiso. Se abbiamo fede, un giorno un aeroporto lo intitoleranno proprio a Vittorio Mangano. L’eroe “di quei che parlen no”.

Chi comunque, pur combattendo la Piovra tentacolo per tentacolo come nemmeno Benito e il prefetto Mori, non riesce proprio a mandar giù l’antimafia è il sodale di Dell’Utri. Iddu in persona.

“Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia facendoci fare brutta figura nel mondo giuro che lo strozzo.” (Silvio Berlusconi, 28 novembre 2009)

Lui non lo fa apposta ma sembrano proprio le parole di un mafioso.
Quella frase Freud l’avrebbe definita un atto mancato. Silvio dimentica che le serie della Piovra sono dieci e non nove e che l’ultima è particolarmente interessante perchè narra della fine di Tano Cariddi. Suicida all’interno del cratere di un vulcano dopo una serie infinita di malefatte, compreso l’uxoricidio, non coperto da alcun Lodo Alfano. Forse a Silvio piace solo il lieto fine – e vissero mafiosi e contenti – ed ha rimosso il Tano flambé.

Il governo più antimafioso di tutti che però è allergico all’antimafia è un’altra delle stranezze italiane. Il problema è che la mafia la combattono i giudici e il nemico del governo Berlusconi sono i giudici.
L’ultima trovata dei berlusconidi rettiliani sui magistrati è fresca come l’ovetto appena uscito dal culo della gallina. Angelino Alfano sostiene, rinvigorendo una nota leggenda metropolitana, che i magistrati non lavorino e passino il loro tempo, invece di indagare, a fare i tronisti in televisione.
Ricordiamo al guardasigilli che le procure chiudono alle 13,30 (lo so perchè ogni tanto mi capita di utilizzarle per lavoro) e così i tribunali, non per colpa dei magistrati ma di un sistema della Giustizia che non ha i soldi per pagare gli stipendi di uscieri ed altro personale di supporto per l’intera giornata. Diano più soldi alla Giustizia, alle forze dell’ordine, comprino i toner per le stampanti cosicchè un cittadino possa farsi stampare la denuncia e vedrà, caro Angiolino, che i magistrati saranno ben contenti di lavorare il pomeriggio in ufficio invece di doversi portare i faldoni a casa.

A proposito di magistrati fancazzisti. Ieri pomeriggio, giusto per far fare una cattiva figura al mio paese e fare un dispetto al Papi, che non guasta, ho visto un DVD pescato domenica in fiera tra i 3×10 euro: “Paolo Borsellino”. Una fiction, nulla di più, un buon prodotto con ottimi interpreti come era stata “La Piovra” ma con una lezione storica da ricordare: negli anni ‘80-’90, chi combatteva la mafia facendo sul serio, andando ad indagare anche il sottobosco delle connivenze e delle collusioni – quello che oggi Silvio vorrebbe rendere un non-reato, il concorso esterno in associazione mafiosa, chi insomma ha fatto sul serio lavorando giorno e notte (capito Angeli’?) per scoprire gli intrecci tra criminalità e affari, ci ha lasciato la pelle. Giuseppe Montana, Ninni Cassarà, Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Tutti dello stesso gruppo di lavoro. Segno che avevano toccato il nervo scoperto.
Fatti fuori perchè forse non rivelassero quali sarebbero stati i nuovi referenti della mafia dopo il crollo della Prima Repubblica. E’ così evidente come nemmeno uno scarafaggio su un tappeto bianco.

Eppure basta un Maroni che va in tv a millantare successi inesistenti – cosa sta facendo il governo, per esempio, contro i Casalesi, O Sistema, le ‘ndrine e la Sacra Corona Unita? – per far credere ai buoi leghisti che l’unico loro problema sono i nègher.

Qualcuno sostiene che dietro le rivelazioni di Spatuzza contro Dell’Utri e Berlusconi, i compagni di frequenze, non vi sia una questione d’onore o di principio ma solo un messaggio mafioso che riguarda dei volgarissimi “piccioli”. Un recupero crediti, insomma. Oppure è venuto il tempo di ricambiare qualche favore. In ogni caso è gente che non si accontenta di promesse elettorali. Quelli fanno offerte che non si possono rifiutare e che rispondono al principio: morto un papi se ne fa un altro.
Mi ha colpito una frase pronunciata da Gioacchino Genchi nel filmato: “La mafia sta presentando il conto a qualcuno che sta andandosene ma la preoccupazione nasce dal pensiero di chi lo sostituirà, visto che in Italia al peggio non v’è fine.”
La mafia cerca nuovi referenti? Finiremo per rimpiangere Berlusconi? L’incubo continua.

Un mondo senza uomini. No, non è un delirio separatista iperfemminista o una sciagurata evenienza che ci priverebbe per sempre dei nostri amatissimi compagni di lavoro, amici, mariti ed amanti.
Qui ci riferiamo agli uomini come specie. All’Uomo, quindi.
Devono esserci rischi proprio gravi se si sono decisi a sedersi attorno ad un tavolo a discutere di ambiente, riscaldamento globale e cambiamenti climatici. Compresi coloro che hanno sempre svuotato i portacenere senza rispetto fuori dal finestrino, gli americani, e gli attuali maggiori inquinatori mondiali, sia per numero che per quantità di sostanze tossiche, i cinesi.
A proposito, mi piacerebbe sapere se c’è ancora e se non c’è più dove è finita quella famosa gigantesca nube tossica che aleggiava nel 2005 sul continente asiatico.

Se vi è sembrato scioccante – a me è parso solo una paraculata con uso furbetto di bambini - il corto presentato all’inaugurazione della conferenza di Copenhagen allora guardatevi questo bellissimo documentario di History Channel, “La terra dopo l’uomo”, i cui argomenti sono trattati anche dal libro “Il mondo senza di noi”, di Alan Weisman.
Cosa succederebbe al pianeta Terra nella malaugurata (per noi) evenienza che un cataclisma o un virus mortale – altro che suina, eradicasse la specie umana?

Il documentario illustra, su base scientifica e dati preesistenti su zone spopolate del pianeta, cosa accadrebbe 1 – 10 – 100 – 1000 e più anni dalla scomparsa dell’uomo.
Da un punto di vista antropocentrico sarebbe una catastrofe. Pressocché tutte le nostre opere architettoniche, tranne paradossalmente quelle in pietra dell’antichità come le piramidi egizie, verrebbero distrutte. La nostra cultura, affidata a supporti deperibili come la carta stampata, la pellicola cinematografica, i supporti magnetici, verrebbe perduta per sempre, anch’essa corrosa dagli agenti atmosferici. Anche in questo caso sopravviverebbero i geroglifici egizi e non i film di Kubrick. La nostra civiltà, dipendente quasi interamente dall’energia, non sopravviverebbe allo spegnimento delle centrali ed alla mancanza di manutenzione.

Per la natura sarebbe solo un riappropriarsi del suo spazio. La vegetazione coprirebbe le città, gli animali si riadatterebbero ad un ecosistema basato sul binomio preda-predatore e ripopolerebbero l’ambiente.
Gli animali domestici, dipendenti dall’uomo per il procacciamento del cibo, a parte il caso dei cani di taglia piccola che non sopravviverebbero, avrebbero modo di adattarsi ad un mondo human-free. I gatti, ad esempio, potrebbero tornare al loro antico status di predatori, cibandosi di topolini e uccelli. I cani di razza più simile al lupo non solo sopravviverebbero ma, incrociandosi con i lupi, riprenderebbero possesso dei territori di caccia di un tempo.
Il mare trarrebbe solo beneficio dalla scomparsa di navi, pescherecci e rifiuti umani. In pochi anni pullulerebbe di vita come non mai.

La conclusione angosciante che si trae dalla visione del documentario è che la scomparsa dell’uomo sarebbe una tragedia solo per noi. Il pianeta andrebbe avanti ed anzi, ne avrebbe vantaggio.

Forse aveva ragione l’agente Smith, il personaggio di Matrix, nel definire l’essere umano come virus. Una forma di vita dannosa che, se non troverà il modo di convivere con l’ambiente rispettandolo, verrà da esso distrutta e della quale, una volta sparita, non resterà nemmeno un brutto ricordo.
L’altra sera, zappando tra una partita, una fiction e un Dr. House interamente dormito, mi sono ritrovata su Raitre di fronte ad uno spettacolo inconsueto. Un’orchestra, un pianista e musica di Ludovico Van.
Musica classica a quest’ora in tv? Oddìo è morto Berlusconi, ho pensato. Avete presente, come quando schiattavano i segretari del PCUS.
Invece era semplicemente Cultura, pasturata senza tanti complimenti ai telespettatori di un programma di solito di tono più svagato. Una bella sorpresa. Bella musica e splendidi musicisti.
Il pretesto era l’inaugurazione della stagione della Scala, con la “Carmen” affidata al maestro Baremboim, uno degli intervenuti al programma di Fazio.

Appunto. Sto leggendo e soprattutto guardando le foto della serata inaugurale della Scala di Milano, il consueto appuntamento del 7 dicembre con il Vip Pride, la festa dell’orgoglio milionario dove però, purtroppo, dopo aver sbattuto la gabbana fatta di cento scalpi di visone e la gioielleria al cristallo di carbonio in faccia al cassintegrato, il V(ery) I(mportant) P(irla) deve pagare pegno e sorbirsi due-tre ore – quando va grassa e bastano – di opera lirica.

Per fortuna quest’anno, con la “Carmen” di Bizet, la musica è meno impegnativa di quella interminabile del Wagner, la trama è movimentata e il finale è in stile CSI, con il Don Giosé che scanna la fedifraga che si fa sbattere da quel torero lì, come si chiama, Camomillo, Escamillo. Quest’atmosfera da pagina di cronaca nera di “Libero”, con la zingara cattiva che alla fine muore sono sicura terrà svegli i cumenda e le sciurette con i culi imprigionati nelle poltroncine di velluto. Certo è sempre musica classica e non Apicella e alla fine sono due palle così ma non esserci sarebbe impensabile. C’è uno zoccolo duro di borghesia milanese che non mancherebbe la prima della Scala neppure se fosse stesa in un lazzaretto alla Don Rodrigo in una riedizione rimasterizzata della peste manzoniana.

Dicevo della sfilata di dame e damazze, sciure e sciurette capitanate dalla First Sciura in Armani verde con l’orecchino smeraldato a fare pendant ed il solito capello cotonato fissaggio extraforte effetto “mi piego ma non mi spettino”.
Mi fa piacere che quest’anno, dopo un paio d’anni di ipocrisia del “tutti sottotonoo!!!” si sia tornati, in tempi di crisi e licenziamenti, al sano sfarzo del blagueur in libera uscita.
Macchè bigiotteria cinese, fuori i collier e le parure dalle cassette di sicurezza. In culo ai manifestanti, tenuti ben lontani dal vippume in passerella dai celerini in tenuta antisommossa. In quella piazza di Milano il tempo si è fermato. E’ sempre 1968.

Ecco Marina dall’ambrogina d’oro, occhio bistrato stile espressionismo tedesco Doktor Caligari, sorriso vagamente asinino e abituccio nero sobrio sobrio ravvivato dal collierone che le aggiudica senz’altro il titolo di vippetta megasupersborona della serata.
“Me lo ha regalato Papi”. Tié! Una vera pizza in faccia alla matrigna, che l’anno scorso, anno di magra, si presentò con una misera collanona di cristallo di rocca.
La Madonna di Mondadorije invece sfoggia, eccome se sfoggia. Anche lei con moroso ballerino al guinzaglio, come Dolce del duo Dolce&Gabbana che vince il premio “viva la faccia d’ ‘o cazzo” quando afferma di non condividere gli inviti alla sobrietà in una giornata come questa. Ma certo, a lui, se gli operai perdono il posto, che cazzo gliene può fregare? Mica sono suoi clienti.

A rappresentanza del governo non c’era Silviuccio nostro, che ha altro da fare tra un pentito e l’altro e che ama ben altra musica di quella lagna, ma la ministra Brambilla, scelta unicamente per il cognome tipicamente meneghino e per la raffinatezza di modi. Bondi, ministro per caso della cultura, non pervenuto. Nessuno ne ha patito l’assenza.
In compenso poteva mancare il presidente Napolitano che ormai starà cominciando ad apparire in bilocazione, ovverosia in due posti contemporaneamente, come San Pio da Pietrelcina?
Tra gli aficionados del foyer si sono viste le solite carampane Marzotto e Cortese che, come ogni anno da 4.500 anni, vengono tolte con cautela da sue vasi di formalina custoditi nel retropalco e mandate a fare una rapida passerella prima che l’aria le decomponga.

Ospiti stranieri senza infamia e senza lode. Segnalato Dan Brown, che scommetto si sarà trovato a suo agio tra tanti Illuminati ed il presidente del Gabon che si chiama, lo giuro, Ali Bongo (!).
Insomma il solito ripetitivo rituale che ha avuto l’unico momento di genialità nella scelta dell’abito di Valeria Marini.
Vederla così sfasciata di rosso è stato illuminante (in omaggio a Dan Brown). Ho cercato di scacciare l’immagine di un gruppo di stronzi tutti riuniti in un teatro ma non ho potuto farci nulla. Mi ha ricordato la vendetta della Faccia Gigante.

Quando voglio farmi veramente male e delle belle guanciotte rosse di vergogna, vado a leggere ciò che scrivono sul nostro premier i giornali stranieri, comodamente e spietatamente tradotti in italiano sul sito Italia dall’Estero.

Il Berlusconi in trasferta, di solito, specie se visita un paese civile, avanzato ed imperiale, va automaticamente in modalità SPUTTAN-TOUR. Lo sputtanamento, s’intende, è riferito a noi, suoi concittadini nostro malgrado.
Battutacce, corna, barzellette sconce, toccatine, occhiatacce sconvenienti perfino verso le parti intime delle signore, intimità non gradite con gli altri capi di stato, grida ad alta voce in presenza di sovrane.
Questo è uno che se va in Cina fa battute sui bambini bolliti, in Russia mette le mani addosso alle operaie della fabbrica che sta visitando, se ne sta al telefono mentre la Merkel aspetta e dà dell’abbronzato ad Obama perchè fa tanto ridere.

Lo so che Berlusconi è dopo tutto una parodia crudele dei nostri peggiori difetti. E’ l’italiano che all’estero riconosciamo subito per la caciara che riesce a fare perfino ad un funerale. E’ l’italiano che riesce a rendere un ristorante a lume di candela più rumoroso di una linea della Breda. E’ il milanese blagueur spetasciato e cafone uscito da un cinepanettone trash.

Però, quando costui parla di chi “SPUTTANA” l’Italia dovrebbe ricordarsi di come viene percepito lui quando va a far danno in Europa e nel resto del mondo. Un becerume totale che ne fa una specie di S(ilvio)Borat strappato da un ottuso e primitivo provincialismo e sparato dentro un cannone verso un Mondo dove sarà sempre inevitabimente fuori ruolo. Un uomo non all’altezza in tutti i sensi.

Questo accade nelle trasferte in paesi di livello 1, democratici e avanzati. Parliamo però dell’attrazione fatale di S(ilvio)Borat per i dittatori, da quelli in disarmo come l’ex terrorista rintronato Gheddafi, al criptodittatore fintodemocratico figlio de la putana Putin, fino al baffuto simil-Adolfo Lukashenko che ringrazia perchè, se non ci andasse Berlusconi, la Bielorussia non se la cagherebbe nessuno.

E poi l’Arabia Saudita (da dove pur sempre partirono gli attentatori dell’11 settembre, per chi si attiene alla versione ufficiale di quei fatti). Un vero e proprio DittaTour.
Peccato che la storia non abbia fatto incontrare a Berlusconi, oltre a questi dittatorelli, dei veri fetusi di serie A come Videla e Pinochet. Peccato. La battuta sui desaparecidos dal balcone della Moneda sarebbe stata l’apoteosi.

Il nostro S(ilvio)Borat è un comico che non fa ridere e purtroppo ha un potere che nessuno spirito di patata dovrebbe mai avere. Un motivo in più per sperare che un giorno siano davvero solo i panamensi a doverlo sopportare.

Mi scuso con Sacha Baron Cohen per avere accostato il suo personaggio Borat al nostro presidente del consiglio. Da intelligente e divertentissimo satirico qual è, capirà e perdonerà.
I panamensi invece mi odieranno, lo so.


E’ viola dalla rabbia.

“E la Mussolini è colta in posizioni compromettenti? Ha ragione di vergognarsi o può correre il rischio? La notizia ci potrebbe essere se fosse amante di Sansonetti o di Pecoraro Scanio. Quale danno lamenta la Mussolini? In cosa la Mussolini è stata offesa o sputtanata? Se il fatto non è vero, pur essendo vero il ricatto, in breve tempo passerà da colpevole di scopata privata, reato non gravissimo e non penale e praticato di molte donne a destra e sinistra, da destra a sinistra, a vittima di un ricatto a cui nessuno ha ceduto.
In un caso o nell’altro, la sua onorabilità – anche per la coerenza politica erotica – non apparirà scalfita. Il filmato assumerebbe un altro significato, visti i principi programmati dalla Mussolini, se si fosse trattato della documentazione di un rapporto saffico con Rosy Bindi o con Rosa Russo Iervolino”. (Il Giornale, novembre 2009)

Grazie a chi scrive pornazzi del genere in corpo 11, infilandoci tutte le proprie stagionate inibizioni, chi è psicologo potrebbe ricavare un trattato di psychopathia sexualis da fare una pippa cosmica a Krafft-Ebing, divertendosi un mondo, per altro.
Lo strizzacervelli potrebbe evidenziare con un implacabile stabilo boss freudiano la lunga serie di perversioni che si nascondono dietro il perbenismo borghese in giacca di tweed, la più sorprendente delle quali, secondo chi scrive, è quella che nell’articolessa viene chiamata la coerenza erotica. Cioè, io prima di trombare qualcuno che mi attizza dovrei informarmi sul suo orientamento politico perchè se non la pensa come me non funziona.
Feltri ha talmente paura che un/a comunista possa fargli partire i missili e scoppiare i fuochi artificiali e fargli così mollare finalmente quei freni inibitori così spasmodicamente tirati, che non ha idea di quale sommo piacere possa essere invece sodomizzare in ogni modo possibile un esponente dello schieramento opposto.

Coerenza erotica è anche coerenza di orientamento, ça va sans dire. Vestendo la solita omofobia d’ordinanza, il pervertito ci regala questa immaginaria scenetta saffica, non tra Alessandra e, che ne so, Monica Bellucci (fantasia che gli bagnerebbe sicuramente le mutandine “lana fuori e cilicio di dentro”) ma un qualcosa di totalmente antierotico come immaginare Rosetta che dice “ti amo” a Rosy. Con quella voce.
Capite che sono delle perfette fantasie antierotiche, nate da una mente che ha il terrore di lasciarsi andare? Mi sto eccitando quindi penso a qualcosa che me lo ammosci definitivamente o me la faccia diventare secca come un secchio di sabbia.

Lo psicologo si divertirebbe così, mentre il sociologo si interrogherebbe sul livello di meschinità del maschio berlusconide rettiliano, per il quale la donna è una specie di bambola gonfiabile che non deve chiedere mai. Se si ribella o non OBBEDISCE, deve solo tacere.
Non un normale rapporto uomo-donna ma piuttosto tra pupa e gangster. “Adesso levatevi dalle palle, puttane, che dobbiamo parlare d’affari”.

Giustamente Alessandra chiama in causa la Carfagna, che dovrebbe difendere la dignità delle donne offesa da questi killeraggi misogini, da queste paccianate mediatiche, ma la Mara pari opportunista vi manda tutte in culo, care ragazze.
Lei fa la boccuccia tonda e se ne sta lì tutta sgonfia, perchè se parlasse o si prendesse ad esempio una cotta per Gianfranco e passasse il Rubicone, allora il Giornale avrebbe sicuramente qualcosina anche per lei.
Dopo aver sbattuto addirittura la Di-Lui-Moglie in prima pagina, con le poppe di fuori ed il rinfaccio delle origini di attricetta, ad un primo cenno di richiesta di divorzio, figuriamoci cosa ci sarebbe per una papigirl ribelle. All’Aldo Raine del giornalismo interessano solo i suoi cento scalpi quotidiani di oppositori dell’Unto.

Detto di quanto schifo fanno queste campagne scandalistiche di depistaggio per sviare l’attenzione dalla discesa agli inferi del nano, tutta la mia sincera ammirazione per Alessandra Mussolini che – buon sangue non mente – ha compiuto l’unico vero gesto rivoluzionario di questi sciagurati tempi. Un gesto che è come certe carte di credito, non ha prezzo. Stracciare “il Giornale”.

Il 5 dicembre prossimo ci sarà a Roma una manifestazione contro Berlusconi denominata “No Berlusconi Day”. Per me ciò è sufficiente. Non mi interessa altro.
Voglio dire, ci sono talmente tanti motivi per essere contro Berlusconi in questo paese, per ciò che sta combinando sulla Giustizia e per lo stato di impasse in cui il paese si trova a causa del tempo che perde a studiare come pararsi il culo dalle proprie malefatte, disinteressandosi dei problemi di coloro che non fanno Berlusconi di cognome, che di manifestazioni così dovrebbero essercene due al giorno dopo i pasti ed una prima di coricarsi. E soprattutto dovrebbero vedere partecipare, senza esitazioni, tutti coloro che ancora hanno a cuore questo paese.

Eppure, nonostante la gravità del momento e la necessità di far capire a Sua Sintonia che nati non fummo per esser papiminkia in eterno, ci sono gli immancabili distinguo e bruciori di culo che provengono, attenzione, non dalla Casa della Libertà – contromanifestazione buffonata a parte – ma dalla cosiddetta Opposizione.
Andiamo per ordine però, che di carne al fuoco ce ne sarà tanta, praticamente un grigliata mista all’argentina.

Come succede oramai tutte le volte che si scende in piazza democraticamente – che sia contro la globalizzazione o contro la strage delle foche cucciole – il Partito Bestemmia si dissocia. Lasciano, bontà loro, libertà agli iscritti di partecipare o meno ma, come entità partitica ormai collusa in maniera conclamata con il regime, non volendo dare dispiaceri a Colui che fingono di contrastare, si astengono. Anzi, si dissociano dalla manifestazione e, ahi che lai, non parteciperanno. Loro no, loro.

Badate che non stiamo parlando di un gran varietà con ghigliottina stile Place de la Concorde fine XVIII secolo, dove si sferruzza il maglione per l’amato tra una testa rotolante e l’altra. Figuriamoci, saranno i soliti tamburi, palloncini e slogan che non fanno paura a nessuno ma, se assieme al folklore ci sarà una grande partecipazione, sarà comunque un bel segnale al monarca wannabe assoluto. Eppure i piddini grigi si cagano addosso dalla paura.
Forse hanno paura di buscarle dagli inglorious basterds in divisa che già si distinsero a Genova per aver bastonato il bastonabile, comprese le vecchiette con i bimbi in braccio? Penso proprio di si.

Ricordo a chi critica Di Pietro perchè non volle la Commissione d’Inchiesta sui fatti del G8 di Genova, beccandosi ad imperitura memoria dello sbirro, che le violenze furono fatte materialmente dai Robocop con faccetta nera come suoneria nel telefonino ma che la colpa morale per aver lasciato la piazza in balia della repressione fu del Partito Democratico di allora, ovvero i Democratici di Sinistra.
Ricordo perfettamente, perchè sono giornate che sono scolpite al laser nella memoria, che i piddini di allora, i DS, negarono l’appoggio del loro servizio d’ordine ai cortei del Genoa Social Forum. Sempre con la stessa solfa: “Preferiamo dissociarci, non fa per noi, noi siamo persone serie, non abbiamo bisogno di scendere in piazza (me cojoni!), eccetera”.

Chi ha qualche anno sulla gobba come me, ricorderà che una volta se ad una manifestazione c’era il servizio d’ordine del PCI non volava una mosca e di norma non succedeva nulla di grave. Nel senso che il servizio d’ordine proteggeva i manifestanti, sapeva riconoscere gli eventuali infiltrati agents provocateurs ed era organizzato per neutralizzarli.
A Genova nel 2001 il servizio d’ordine dell’ex PCI non c’era e difatti abbiamo avuto infiltrazioni a tutto spiano e di ogni tipo, provocazioni, manovre suicide dei cortei e anarchia totale nella gestione della piazza. Risultato, un morto e non si sa quanti feriti.
La cosa più grave e politicamente ignobile fu negare il servizio d’ordine al corteo del sabato, quello successivo alla morte di Carlo Giuliani, dove se ne bastonarono centinaia per educarne milioni con le immagini trasmesse al TG1 e nulla vieta di sospettare che, forse, la mancata protezione del maggiore partito d’opposizione ai manifestanti sia stata anche un involontario semaforo verde per la macelleria messicana di quella stessa notte alla scuola Diaz.
Malignità? A me paiono fatti. Il sospetto che nacque a quel tempo di avere a che fare con un’opposizione senza palle e tanticchia infame è andato negli anni consolidandosi in una certezza.

Per non farla tanto lunga. I Mastella e i Di Pietro possono vergognarsi per aver ostacolato la Commissione d’Inchiesta sui fatti di Genova ma io considero ben più colpevoli i Fassino e i D’Alema che, dopo essersi sciacquati la bocca con lo sdegno per la “notte cilena” hanno poi preso per il culo i loro elettori inserendo l’istituzione della commissione d’inchiesta nel programma del governo Prodi solo per boicottarla e di fatto annientarla. Tanto la colpa se la sarebbe presa Di Pietro lo sbirro, n’est pas?

Caro Tafanus, lo sai che ti voglio bene ma, sinceramente, non capisco quale sia il problema quanto scrivi:

“Ecco, poi qualcuno si meraviglia se Bersani, pur lasciando piena libertà ai militanti PD di andare dove vogliono, come partito non ci sarà. Ma, di grazia, non è una manifestazione “apartitica, nata dal basso, proprietà della ggente del webb”? cosa dovrebbe andara a fare? A prendere calci da destra da parte di Tonino, di Beppe, di Pancho, e da sinistra da parte di Flores, della De Zardo, e di altri compagni di viaggio di questi tipo? Cioè di gente il cui obiettivo principale, in questi ultimi due anni, è stato quello di lottare più contro il PD che contro la destra?” (tafanus, 27 novembre 2009)

Quello che vedo è il solito vizio della sinistra dura e pura d’antan di perdere tempo a litigare e a farsi le scarpe tra concorrenti, mentre l’astronave sta per esplodere.
Allora, ti chiedo, è più grave un Berlusconi che, come Sansone, vuol tirare giù il tempio con tutti i Filistei, che saremmo noi, o una manifestazione che, orrore!, non è controllata da quei cazzoni del PD?
Quegli stessi piddini grigi e tristi che continuano a fottere ogni giorno i loro elettori con i loro maledetti inciuci, con gli intrallazzi e le furbate, con le loro promesse di non toccare le televisioni a Berlusconi e con tutto ciò che, Dio li stramaledica, non hanno fatto quando sono stati al governo per ben due volte.
Quei dirigenti incapaci e indegni che rischiano di far diventare anticomunista anche chi non si sarebbe mai sognato di diventarlo. Gente che non avrà mai più il mio voto, lo giuro, perchè mai potrò perdonare loro l’interessata vigliaccheria e il concorso esterno in associazione berlusconiana.

Credimi, non è il momento di controllare l’integrità degli imeni e dei prepuzi per stabilire chi è davvero di sinistra. Stiamo lottando contro un cancro in metastasi e ci preoccupiamo che il nostro vicino possa passarci le verruche nello spogliatoio della piscina.
A me di Beppe Grillo non frega più di tanto. Di Pietro mi piace quando dice ciò che l’Opposizione dovrebbe dire di Berlusconi. Travaglio sarà troppo dipietrista ma, guarda caso, quando ho voluto informarmi sull’infamia del Processo Breve, l’ultima pensata degli avvocati di Berlusconi, la spiegazione più chiara ed esauriente l’ho avuta da lui. Riassumo in breve per chi non ha il tempo di vedere qui il filmato per intero.

Se dovesse passare la “legge sul processo breve”, che si applicherebbe a tutti i gradi di giudizio, dal momento in cui il GIP rinvia a giudizio un imputato fino al momento della sentenza non potranno trascorrere più di due anni. A quel punto il processo si chiude e, qui arriva il bello, tutto ciò che è stato fatto fino a quel momento viene dichiarato nullo. Se il colpevole è reo confesso, ci sono le prove e tutto quanto, passati due anni, se ne torna a casa impunito. I coglioni che fino a quel momento hanno speso migliaia di euro in spese legali potranno dire addio alla possibilità di rientrare con eventuali risarcimenti. Come è facile immaginare, agli avvocati una legge del genere provoca una vigorosa erezione perchè, qualunque sia il destino del processo, le loro parcelle saranno comunque garantite.

La disinformacija berlusconiana che dice invece, per bocca dell’Angelino? Che con il processo breve la giustizia si sveltirà. Balle. La giustizia si sveltisce solo aumentando le risorse economiche a sua disposizione, tenendo i tribunali aperti anche di pomeriggio e fornendoli di personale a tempo pieno.
Tra l’altro il processo breve non si applicherà ai pregiudicati ma solo agli incensurati o precedentemente prescritti. Travaglio fa l’esempio dell’avvocato Mills, che essendo già stato condannato in primo e secondo grado per corruzione si trova attualmente in cassazione. Per lui il processo potrà durare anche vent’anni. Chi se ne frega. Lo stesso accadrà a chi avrà sulle spalle una condanna in primo grado per aver scaricato il cd di Gigi d’Alessio con il mulo.
La legge non è fatta per gli italiani. Serve solo ad impedire che si svolgano i processi a Berlusconi che, tu guarda la combinazione, risulta precedentemente assolto o prescritto. Una legge tagliata e cucita su misura come un doppiopetto di Caraceni.

Il danno che verrebbe a noi italiani da una legge ad personam come questa è presto detto.
Nel caso di processi complessi, dove è necessario audire decine di testimoni, verificare perizie e controperizie ed analizzare quintali di documenti ci sarebbe il rischio concreto di non riuscire ad arrivare materialmente a completare l’iter processuale. Nemmeno se i giudici riuscissero a fissare un’udienza ogni settimana.
E’ il caso del processo per le lesioni colpose ai pazienti della clinica Santa Rita di Milano, operati senza necessità per gonfiare i rimborsi della sanità pubblica, citato nel filmato da Travaglio. Uno dei processi che rischia seriamente di saltare sotto i cavilli esplosivi dello studio Ghedini.
Il GIP ha rinviato a giudizio l’anno scorso gli imputati, incastrati da eloquenti intercettazioni telefoniche. Il difficile ora è riuscire a dimostrare, in sede processuale, che i pazienti non necessitavano degli interventi. Capirete, si parla di organi finiti nell’inceneritore.
Per far ciò occorre esaminare decine di perizie mediche, stabilire i danni a lungo termine subiti dai pazienti e ci vuole tempo. Se l’anno prossimo a luglio non si sarà concluso il dibattimento, i colpevoli andranno tutti impuniti e i pazienti non avranno alcun risarcimento.

Non solo questo processo, che verte su fatti particolarmente odiosi, ma anche quelli sui crack Cirio e Parmalat, sul disastro della Thyssen Krupp e sui morti per l’amianto rischiano di essere cancellati. Un danno incommensurabile, morale ed economico, che ricadrà pesantemente sulle spalle degli italiani.
Non so te, Taf, o gli altri ma a me conoscere queste porcate dà motivo sufficiente per aderire a qualsiasi manifestazione contro chi le pensa.
Francamente, se chi le organizza è un movimento spontaneo o la CIA o gli Illuminati o Di Pietro non me ne può fregare di meno.

Che ci piaccia o no, è come ci definiscono all’estero. Basta andare a Como Brogeda o a Ventimiglia. E’ la biscia razzista che si rivolta al ciarlatano.
Non gliene frega niente all’americano o al tedesco se siamo nati in terra Padana e facciamo gli schifiltosi con i “terùn”, trattandoli da parenti poveri.
Bresciani, bergamaschi di sopra e di sotto, lumbard assortiti, piemuntès, veneti, furlàn, emiliani, valdostani, trentingrana e sudtirolervolkspartei, finiscono tutti nel calderone.

Mafiosi e terroni, nell’immaginario collettivo internazionale, lo siamo tutti, basta che la nostra auto sia targata “I”. A volte possiamo diventare più affettuosamente mangiaspaghetti, impastapizza, pizza&manduline o broccolino ma la sostanza non cambia. Alla fine saltano sempre fuori i cannoli. Italiani mafiosi.

L’immagine della pupa con boss si riferisce alla famosa serie televisiva “I Soprano” che narra le gesta di una famigghia tipo dell’universo mafioso italoamericano. Grande successo, soprattutto tra i WASP imperiali, ovvero i white americans, coloro per i quali siamo gentaglia appena superiore agli ispanici e un gradino sopra ai neri. Forse ce la giochiamo con polacchi e irlandesi ma non ne sono certa.
Come tutte le fiction sulla Mafia, anche “I Soprano” è un bel concentrato di stereotipi sugli impastapizza, ben peggiore de “Il Padrino”. Eppure, se qualcuno andasse in tv negli Stati Uniti a dire che la realtà dei Soprano non esiste, cioè che la Mafia non esiste e che la serie tv è lesiva della reputazione degli italiani e quindi andrebbe cancellata, penso che sarebbe preso per matto. How do you say “T.S.O.”, man?

Capisco che a qualcuno dia fastidio un’altra celeberrima fiction particolarmente informata sui fatti come “La Piovra”. Avendola rivista tutta di recente – in DVD, per carità, che in televisione non passa più, nonostante sia stata una delle serie di maggior successo della RAI, mi sono resa conto che è uno spettacolo terribilmente angosciante e deprimente.
Nel post che scrissi un anno fa raccontavo pure di Silvio Berlusconi che aveva fatto di tutto per sabotarne le ultime serie, a suo tempo, spalleggiato dal regista italoforzuto Zeffirelli e utilizzando i medesimi argomenti di oggi: fiction lesiva della reputazione dell’Italia.

Vedete, si dà il fatto che soprattutto le serie dalla terza alla sesta raccontino come in una mappata di rognosissime centurie di Nostradamus, tutto ciò che siamo diventati ora, con una dovizia di particolari ed una puntualità di fatti impressionante. Manca solo la discesa in campo di Tano Cariddi e le leggi ad personam per farla franca ma la P2 c’è tutta. Del resto non potevamo pretendere che i pur quasi veggenti sceneggiatori della Piovra potessero immaginare un Tano che, dopo aver strangolato la moglie, non è punibile perchè coperto dal Lodo Alfano.

Tornando all’infamante accusa di essere mafiosi che si attacca come la pece a noi italiani. Visto chi ci rappresenta ultimamente – che non sarà mafioso ma si comporta come tale e dei mafiosi utilizza tutti gli argomenti tipici, compreso il “ma quando mai!” e il “non esiste”, personalmente non me la sento più da un pezzo di offendermi se uno straniero mi dà della mafiosa in quanto italiana. Posso cercare di distinguermi, dire che io non ho nulla a che fare con quella gente ma io sono io, la maggioranza degli italiani è innegabile sia follemente innamorata del modo di fare mafioso e si sia scelta un capo pericolosamente simile al boss dei Soprano. Tranne il sigaro, ovviamente, visto che non fuma.

I papiminkia che si affollano inebetiti dal dolore attorno al luogo del martirio del loro Unto di riferimento forse possono smettere di soffrire perchè qualcuno ha finalmente ascoltato le loro preci ed è pronta a scendere benedicente tra il suo popolo, coprendolo di letizia e consolazione.

Sono già un paio, e documentate, le apparizioni della Madonna Pellegrina della Fininvest, Nostra Signora degli Schei e patrona dei criptogay – che fa pure rima.
Nel primo messaggio del 10 ottobre la Signora di Mondadorije si mostrava piangente con dei goccioloni così a causa della sentenza che la obbligherebbe a mollare i 750 milioni di euro di risarcimento a De Benedetti:
”Non voglio nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi scellerata di dover tirare fuori una cifra del genere. Stiamo parlando di una holding cui fanno capo societa’ quotate del calibro di Mediaset e Mondadori, societa’ solide e ben gestite, ma una mazzata da 750 milioni di euro farebbe tremare chiunque. L’improvvisa mancanza di risorse finanziarie cosi’ importanti metterebbe a rischio le nostre possibilita’ di sviluppo”.

Come dire che De Benedetti, che la mazzata l’ha già subìta (e sappiamo che l’ammontare dei risarcimenti decisi dai tribunali è sempre inferiore alle cifra reale del danno), si può fottere allegramente.

Perchè sia chiaro e affinchè sorellastra intenda, la Mondadori è sua e guai a chi gliela tocca.
Il vero uomo di casa, nonostante sia alta un metro e un lingotto, quando l’accarezzano contropelo fa invidia al papi quando sbraita contro gli sceneggiatori della “Piovra”.
Che Barbara, la figlia beella e aaalta di Veronica abbia la passione dei libri, soprattutto quelli targati Mondadori, non è un mistero. Ora che dovranno dividersi il malloppo a papi vivo causa divorzio dalla Lario, per la Signora di Mondadorije saranno altri goccioloni. Del resto le Madonne hanno la lacrima facile, non è un mistero.

Nel secondo messaggio lasciato ai papiminkia, la Signora si è lamentata delle ultime accuse lanciate al Padre, che è giustamente, il suo idolo. Se non fosse stato per lui, infatti, quando mai le sarebbe toccato un Ambrogino d’Oro?
Le accuse lanciate a quel sant’uomo del padre sono tutte calunnie e, naturalmente, frutto della malapianta dell’invidia dei detrattori di un imprenditore che ha fatto tanto. Soprattutto per se stesso.

C’è qualcuno che si chiede preoccupato se la Madonna Pellegrina di Arcore stia per caso studiando da papi, sì da esser pronta a prendere il comando della Casamatta della Libertà nella malaugurata evenienza.
Lo escludo. Se si distrae un attimo le sorellastre le portano via la polpetta dal piatto come ad una Cenerentola qualsiasi e lei non reggerebbe l’onta.
Meglio che continui a dedicarsi ai miracoli che le vengono così bene, come la guarigione del gay con la semplice imposizione del portafogli. Altro che Lourdes. Pare che non perdoni. Dolce e Gabbana sono avvertiti.

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